La Collezione2020-11-03T16:28:48+00:00

” L’arte contemporanea è la sincronia del secolo che viviamo, una forma di risposta ai fenomeni sociali e culturali. Ed è per questo che chi come me possiede un tesoro culturale così importante, ha l’obbligo morale di doverlo condividere con tutti e di farlo conoscere. E non necessariamente in una grande città. La sensibilità e la propensione al bello, all’arte, alla cultura, al sapere si possono trovare ovunque nel mondo, in ogni angolo, e io voglio che la gente possa vivere un’esperienza del genere anche in un piccolo paesino della Sardegna” D.F.

Amilcare Rambelli  (Scultore Ceramista e Pittore, Milano 1914- 1976)

Ceramista. Le grandi terracotte del ’63 di Rambelli ribadiscono scelte espressive forti, tese a disvelare nella materia orga­nica la presenza attiva e strutturale. Il volume non disvela in­fatti il caos ma espone di sé l’azione stabile di un’architettura forte. Nel 1959 si stabilisce definitivamente a Milano dove si dedica soprattutto alla scultura improntata al superamento della cultura figurativa, caratterizzata dalle ambiguità connaturate ai valori astratti. Amilcare Rambelli appare forse isolato in questa sperimentazione tanto estrema per cui lo possiamo porre come un autore di punta di fronte ad una concezione nuova della scul­tura cui funzioni primarie sono la salvaguardia di quel germe vitale, pulsante e pensante, che Rambelli ha esteriorizzato come grumo di materia inerme e continuamente minacciata. Centinaia di Mostre in Italia,  Europa e varie internazionali. Tra le principali quelle del 1962 e 1963 a Milano, nel 1966 ad Ascoli Piceno, l’anno prima a Bruxelles, nel 1969 a Innsbruk, nel 1970 a Teheran e  nel 1971 a Koln, Milano, Buenos Aires, Hannover. Tokio nel 1972. Da ultimo nel 1975 a Berlino, Lugano e Aarau. Mostre postume a Como nel 2004 e Teramo sempre nel 2004 e 2007.

 Enrico Cattaneo ( Fotografo, Milano 1933 – 2019)

Dagli anni cinquanta Cattaneo ha iniziato a dedicarsi alla fotografia e alla ricerca, per entrare in contatto con l’arte e farla divenire una professione.  A partire dal 1957 ha iniziato a fotografare le periferie di Milano, interessandosi in particolare alle zone Nord della città che allora erano in piena evoluzione. Ha lavorato come documentarista esterno di paesaggi e situazioni, come documentarista di opere d’arte e come creativo. Ha fotografato opere e artisti come Burri, Agnetti, Fontana, Vaglieri, Kounellis, Tinguely, Klein, Restany, Man Ray, Barruchello, De Dominicis e altri. Cattaneo afferma che “Se in un anno scatti una buona foto, è un anno fortunato. Se su mille foto, dieci non sono eccezionali ma buone, è già un bell’andare”. Famose le sue chimifoto, una sperimentazione di carattere strumentale.  Nei Paesaggi, in cui la carta fotografica è trattata in un certo modo, dà vita a particolari immagini che richiamano la natura. Cattaneo ha messo a frutto le sue conoscenze chimiche, i ricordi di laboratorio di quando studiava con Giulio Natta, l’inventore del Moplen, materiale antesignano della plastica. Ha allestito circa settanta mostre personali e ha partecipato a importanti collettive in Italia e all’estero.

Tino Vaglieri  (Pittore, Trieste 1929 – 2000)

Realismo esistenziale. Sottopone una realtà filtrata del soggetto, con riflessione critica e partecipazione al dramma umano. Ha una pittura coraggiosa e inquieta. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1960. Successivamente prosegue da solo la sua ricerca poetica fondata sull’antinomia: vero della natura e violenza della storia. Così luoghi e situazioni diventano emblematici di un intenso vissuto esistenziale. Presenta una chiara angolazione politica, proletaria e anarchica. I temi riferiti al mondo del lavoro e degrado sociale, sono la sua missione. E’ attratto da Sironi per consonanza di principi e con De Kooning. Personale a Milano nel 1956. Moltissime mostre in tutta Italia soprattutto a Milano e alla Biennale di Venezia nel 1960.

Dangelo (Sergio Reggiori)  (Scrittore Pittore e Hand Mades, Milano 1932)

Fondatore nel 1951 con Baj del Movimento Nucleare. Dal 1955 è pittore storico del Surrealismo assoluto. La sua metodologia artistica si oppone all’astrattismo e alla pittura figurativa preferendo piuttosto la disgregazione della materia. La sua impronta tecnica, inoltre, è costantemente dominata dal segno. Tra le sue opere segnaliamo gli “hand-mades“, assemblaggi di oggetti fissati a piani di fondo o liberi nello spazio, realizzati in contrasto coi “ready-mades” di Duchamp nei quali la manipolazione dell’oggetto assume più importanza rispetto al reperto in sé. Nel 1954 progetta con Jorn e Baj gli Incontri Internazionali della Ceramica, ad Albisola, a cui parteciparono diversi membri del Gruppo CO.BR.A. Dangelo dice di sé: “Sono acrobatico, ogni giornata della mia vita è un mio periodo artistico”. Ultimo pittore surrealista italiano, esponente e fondatore nel 900, del Quarto Convoglio surrealista. Nel 1954 mostre in Italia, Francia e  Belgio e sala personale alla Biennale di Venezia del 1966. 500 mostre personali in tutto il mondo e oltre 1.500 collettive.

Zhuang Hong YiShi Chuan (Pittore, Cina – 1962)

Dopo gli studi al Sichuan College (Cina), si trasferì a Rotterdam negli anni novanta e si laureò alla Minerva Accademia di Groningen, mantenendo anche lo studio a Pechino. La sua arte può essere considerata tridimensionale, dove egli porta elementi cinesi assieme all’impressionismo di stampo francese. L’ispirazione di Zhuang ha creato nelle opere un triplo colore, utilizzando l’inchiostro, con combinazioni di tecniche cinesi (acrilico, carta di riso, olio) che cambia da un lato all’altro. Utilizzando materiale cinese, il suo lavoro rappresenta estetica, meditazione, natura e forma. L’artista ha anche abbracciato la sua ammirazione per l’arte kinetica e soggetto a profonda influenza della filosofia buddista. E’ presente nelle Gallerie di 15 paesi.  Mostre singole a Singapore, Londra, Basilea, Miami e Venezia. Opere nei Musei di New York, Londra, Hong Kong, Abu Dhabi, Geneva, Copenaghen, Singapore, Beirut e Marrakech.

Renzo Schirolli  (Pittore, Mantova 1935- 2000)

Affronta la dimensione astratta dello spazio per proporre un’estensione vitale. La deformazione della tela è intesa come elemento costruttivo dell’impianto architettonico del quadro. L’artista vuole superare la prospettiva e arriva comunque alla scultura e all’architettura dipinta. Mostre: 1981 alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Suzzara, Galleria San Sebastiano a Mantova nel 1996 e  grande antologica nel Palazzo della Ragione di Mantova nel 1999.

Francesco Del Casino (Pittore e Muralista, Siena 1944) 

Diplomato a Siena, continua la formazione artistica a Firenze. Nel 1962 si dedica alla pittura legata allo stile di Renato Gattuso e successivamente di Pablo Picasso. Nel 1964 opera a Orgosolo come muralista con l’intento “di rompere il muro che divide la scuola dalla società“. La sua pittura pubblica, non celebrativa né allegorica, è influenzata dal persistente clima neorealistico e antiaccademico. Nel 2008 realizza un grande murale a Siena, per la battaglia di Montaperti. Numerose le iniziative personali e collettive alle quali partecipa in Italia, tra le quali ricordiamo quelle ospitate a  Nuoro, Reggio Emilia, San Remo, Grenoble e Mosca.

Chistian d’Orgeix  (Pittore, Foix Pirenei – 1927)

Maestro francese della fantasmagoria e storico surrealista. Inizia la sua attività a Parigi nel 1953. E’ influenzato da Marcel Duchamp e Andrè Breton come esploratore della psiche e vita spirituale. La sua arte è l’unicità della scala cromatica e la crudeltà del segno grafico. Influssi presenti della drammaticità della sua tematica. Le sue immagini propongono un mondo tra l’’organico e il meccanico. In 1951 d’Orgeix ritorna a Parigi con le sue sculture, influenzate dal surrealismo, con influenze dei oggetti  dadaisti. Costruisce piccole sculture che trova nel mondo degli Objet trouvé. Presente in mostre in tutto il modo, da Parigi, Düsseldorf, Milano, Londra, Venezia, e Vienna, Livorno.

Giovanni Campus ( Pittore, Olbia – 1929)

Tempo in processo, progressivo e aggregativo; così si potrebbero definire le sue opere, che sono “processi segnici” e “figurali spezzati” scanditi da ritmi e pause, armonie e dissonanze. Ciò è dovuto dal fatto che Campus dispone i segni tenendo conto delle permutazioni, oltre che del loro effetto perturbante. Impatto su scala ambientale Land Art Italiana gli interventi e le istallazioni: Antologiche a Piazzetta di Palazzo Reale, Milano 1977; Galleria Comunale d’Arte Moderna, Bologna 1978; Museo Civico in Progress, Livorno 1979; Su logu de s’iscultura, Tortolì, 2000; Interventi-percorso sulle coste della Gallura nel 1983 e sui monti Limbara Sud nel 2004.
Tra le collezioni museali: Yamanashi Museum of Art, Kufù; Neue Galerie museum, Graz; MAN Museo della Provincia, Nuoro; Galleria Comunale d’Arte, Cagliari; Museo della Xilografia, Carpi; Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Marsala; Civiche Raccolte d’Arte, Milano; Museo Civico d’Arte Sperimentale, Torino; Museo della Permanente, Milano; Su logu de s’iscultura, Tortolì; Civica Galleria d’Arte Moderna, Gallarate; Museo Civico Progressivo, Livorno; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Forti-Verona.

Gaetano Pinna (Pittore, Sassari 1939 )

Nel 1958 si diploma in architettura all’Istituto d’Arte di Sassari. Pittore e scultore, dal 1994 fa parte del Movimento Internazionale MADI Italia. Vive a Verona dal 1974. Costruisce opere esplorando il vuoto dello spazio con elementi essenziali, come la linea retta, il punto, la superficie piana delimitata da margini come il quadrato, il cerchio, il triangolo e spesso figure geometriche irregolari. La sua ricerca formale si svolge con queste figure sovrapposte, quasi sempre uguali, leggermente traslate, metalliche o plastiche che, inclinate di 45° circa, spaziano nella terza dimensione e dalla stessa fuoriescono vettori direzionati in punti focali prestabiliti. Nel 1995 partecipa alla Biennale di Venezia. Espone dal 1958 in Italia, Francia, Giappone Portogallo, Polonia, Libia, Inghilterra, Argentina, Stati Uniti, Irlanda, Danimarca, Svizzera, Ungheria, Germania, Polonia, Portogallo, Brasile, Venezuela. Opere si trovano in molte collezioni pubbliche e private, tra le quali ricordiamo: Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Gallarate (Va), Museo d’Arte Contemporanea F.L.M. Banari, Sassari, Museo MAGI, Pieve di cento (Bo), Fondazione G. Toniolo, Verona, Mobile Madi Museum, Budapest, Madi Museum, Dallas,  Museu Madi, Sobral – Brasile; Museo d’arte Latinoamericano, La Plata, Satoru Sato Art Museum Giappone.

Antonio Secci (Pittore, Dorgali – 1944)

Secci  lascia  la Sardegna nel 1966 per trasferirsi a Milano. Conosce Gianni Dova e Guy Harlotf, i quali insistono affinché si iscriva all’Accademia di Brera. In realtà, a partire da quel momento, Secci praticherà una sorta di ingenuo surrealismo riscontrabile  nel modo di affrontare la superficie scenica del dipinto, nella capacità di dare respiro alla forma ; egli mostra uno spiccato senso di spazio, attraverso i famosi squarci che contraddistinguono molte delle sue opere. Sottoscrive il Primo Manifesto Spaziale e collabora con Crippa. Dopo aver preso parte, negli anni cinquanta, al Movimento Nucleare di Baj e Dangelo, si è volto verso un’astrazione surrealista, che fonde la materia pittorica con la rappresentazione di personaggi metamorfici e geometrizzanti. Per Secci il motivo della spazialità metafisica è una possibile apertura per uno spazio possibile, una visuale più serena della vita. Produce i lavori nel 1972 a Milano. Partecipa alla Biennale di Menton  ed espone insieme a Crippa presso la Jolas Gallery di New York. Mostre personali a Firenze nel 1975, Saint Paul de Vance, Nuoro nel 1999, Livorno, Torino, Brema, Berlino, Legnano, Basilea, Bologna, Milano. Mostre collettive a Roma, Sassari, Como, Livorno, Cagliari, Parigi e Nizza. Nel 2020 al XXXI Festival Forfest di Arte Contemporanea nella  Repubblica Ceca.

Michele Festa (Scultore, Milano – 1931 )

Lavora con lastre d’acciaio inox, tagliate, sagomate e con perspexl fuoriuscente per inserire il colore nelle strutture. Negli anni settanta realizza forme e strutture astratto-geometriche, con l’uso del cerchio che delimita lo spazio e il recupero progressivo del volume nella scultura. Comincia ad indagare il rapporto intercorrente tra scultura, architettura e natura.
Il lavoro degli ultimi anni è incentrato sull’instabilità delle forme nello spazio e sull’accentuazione del disequilibrio nelle strutture architettoniche. Sculture alla Francoforte (1985, 1988, 1989, Milano (1987, 1992 e 2003), Milano (1995 – 1997 -1998 –  1999 – 2000 – 2002), Colonia, (1995 e 1998); a Regensburg (1995), (Beguine 1993), (Sezana 1994), (Lubiana, 1997);  Linz (1998); Innsbruck (1996);  (Bonn 1998) e infine a Erfurt (2002). Poi Norimberga e Parigi.

Francesco Alpigiano (Pittore e Scultore, Nuoro – 1966 )

Scolpisce forme essenziali e dinamiche e porta avanti una ricerca sulla serialità delle lettere e dei numeri. Vincitore del Premio Nivola, soggiorni a New York e mostre a Cagliari, Nuoro. Elabora sculture e pannelli in legno e in rame. Presente sul web Saatchi ArtLondon. Mostre a Cagliari 2017 e a Calasetta 2018.

Mario Adolfi  ( Pittore e Scultore,  Bosa – 1952 )

Elabora tradizionali tematiche di carattere naturalista. Attratto da soggetti che raccontano di cavalli, miti ed eroine, impiega forme, colori, atmosfere – allusivi a memorie di affreschi staccati – per dar vita a uno scavo “archeologico” in cui riaffiorano figure di un classicismo perduto. Ultimamente ha affrontato problematiche pittoriche, legate al blu di IBK. Mostre a Nuoro ( 7 Mostre), Bosa , Milano (1993), Melbourne (2006) , Ravello (1998) , Urbino (1997), Losanna (1993), Viterbo (1992), Sassari (1994) e Germania.

Marco Nereo Rotelli  (Pittore e Scultore, Venezia – 1955 )

Da anni persegue una ricerca sulla luce e sulla dimensione poetica. Ha creato un’interrelazione tra l’arte e le diverse discipline del sapere. Da qui il coinvolgimento nella ricerca di filosofi, musicisti, fotografi, registi, ma principalmente il suo rapporto è con la poesia. Ha esposto alla Biennale di Venezia nel 1986-2001-2005-2009-2011.

Cesare Peverelli  (Pittore, Milano – Parigi 1922- 2000)

Allievo a Milano di Carrà e Funi, nel 1946 si avvicina allo spazialismo e al surrealismo. Nel 1957 si trasferì definitivamente a Parigi. Seguendo i suggerimenti di Ernst e Brauner, approfondì l’esercizio dell’immaginazione, trasformando gli insetti in veri e propri personaggi. Seguirono gli imbuti prospettici dei Campi di canne, ispirati alla natura di Cuba, ed inaugura il ciclo delle “città” che non vogliono essere un richiamo a una particolare realtà metropolitana, bensì indicano una metropoli in senso assoluto. Nel 1963 un’opera venne esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, in Nel 1953 e nel 1960 la Biennale di Venezia gli dedicò una sala personale. ll Comune di Milano gli dedicò 12 mostre. Nel 1957, 1961, 1976 e nel 1979 Il Musée d’Art Moderne di Parigi organizzò importanti mostre. Nel 1962 a Londra, nel 1968 a Roma, nel 1970 a Bruxelles. Nel 1965 a San Paolo, 1966 Cuba.

Angelo Bozzola (Scultore e Pittore, Galliate-Sesana 1921-2010)

La figura di Bozzola ha enorme personalità all’interno del Concretismo e dell’arte Astratto geometrica italiana. Elabora una forma originale che chiama “monoforma”, trapezio-ovoidale, con sviluppi materici che costruisce forme di tensione verso il nuovo e la modernità. “Sono giunto alla sofferta e gioiosa conquista della “forma” personale: la superficie trapezio- ovoidale. Perfetta in se stessa per la sua geometrica essenzialità», afferma Bozzola. Gli artisti del MAC come Dorfles, Monnet, Munari e Soldati, si distinguono per aver trasformato i linguaggi visivi, attraverso l’utilizzo di forme e colori concreti, dinamici, cromaticamente accesi. Nel 1954 Bozzola aderisce al MAC e partecipa alla Triennale di Milano. Espone a Tokio, Kioto e Osaka. Negli anni 1960 mostre a Milano, Firenze, Torino e Genova, poi in Francia a Parigi e Grenoble. Negli anni ’80 ad Abbiategrasso, Novara, Gallarate, Parma, Sondrio-Milano, Firenze e Lugano. Sue opere artistiche monumentali in molti comuni (Modena-Galliate-Genova-Novara etc.). Presenta una bibliografia mondiale sulla sua scultura, dal 1952, sino ad oggi. Il museo si trova proprio nella sua Fondazione a Galliate (NO). Le ultime mostre 2020, a Palazzo Parasi a Cannobio e Palazzo Verbania a Luino.

Giancarlo Sangregorio  (Scultore,  Milano – Sesto Calende 1925 –2013)

Dal 1950 al 1958 lavora il marmo delle Apuane e modella figure e ceramiche nelle fornaci di Viareggio e Albisola. L’interesse per le arti primitive lo avvicina ai Dogon e proprio in Mali viene a contatto con la realtà primordiale delle maschere. Dopo l’Africa, inizia un viaggio in Oceania che lo porta lungo il corso del fiume Sepik ad avvicinarsi ai lavori degli scultori della Nuova Guinea. Le opere di Sangregorio sono custodite in raccolte private e pubbliche italiane ed estere; numerosi anche i monumenti in diverse città europee.  Tutti i lavori sfuggono alla definizione di scultura tradizionale; cercava nelle pietre la luce. I criteri abituali di orientamento sono divelti; ogni scelta di Sangregorio è un evento che apre altre prospettive, dagli elementi plastici in gommapiuma, alle pitture rupestri materializzate tra le rocce, dall’esperimento della pietra levitante, ai carboni e ai legni bruciati, sino al vetro e all’uso del feltro. Sculture pubbliche dal 1952 a  Milano, Udine, Venezia, Basilea, Serbia, Palau, Gottinga, Friburgo, Lorrach, Como, Somma Lombardo, USA, Messico, Argentina, Israele e Giappone.

Giacomo Benevelli  (Scultore, Reggio Emilia -Pavia 1925- 2011)

Scultore della scuola dell’astrattismo milanese, Benevelli apparteneva al gruppo di scultori dopo Marini che si era venuta a creare nella Milano del dopoguerra.  Nel 1957 esordisce sulla scena artistica vincendo il premio Sabena a Bruxelles. La sua prima mostra personale è del 1959 a Milano. Benevelli ha creato opere di design industriale e ha esplorato le possibilità della forma plastica nelle sue molteplici funzioni, accostandosi sin dagli anni Sessanta all’applicazione di soluzioni creative all’interno del design. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private tra cui British Museum di Londra; Museo Reale, Anversa; Palazzo Strozzi, Firenze; Coll. Burton-Taylor, New York; Collezione della Banca d’Italia; Coll. Kent Moore, Parigi; Collezione d’arte della città di Milano. Mostre a Milano, Mantova, New York, Torino, Anversa e Londra.

Carlo Zauli (Ceramista e Scultore, Faenza 1926-2002 )

Grande protagonista della scultura italiana del dopoguerra, a partire dagli anni Sessanta si distacca da Martini e Fontana nell’arte della ceramica, evolvendo la sua tecnica verso una ricerca espressiva plastica complessa e di grande ricchezza espressiva. Il passaggio da climi informali e cubisti a un ragionamento sulla forma come ordine retorico, lo porta a entrare nel dibattito plastico del tempo. Successivamente la sua scultura affronta problematiche conferendo un ruolo di primo piano alla vocazione formativa della materia, al rapporto tra sostanza e pelle del corpo plastico, alla dialettica tra il vivente e la geometria. Le grandi mostre personali, in Europa e Giappone, e le opere di integrazione architettonica sono arricchite nel tempo da esposizioni in gallerie e spazi pubblici, conferendo alla sua opera un respiro internazionale.   Mostre a Bagdad, Tokio, Kioto, Milano, Faenza, Bologna e Roma.

Giancarlo Ossola (Pittore, Milano 1935 – 2015)

Ha frequentato l’Accademia di Brera, avvicinandosi al realismo esistenziale (attraverso Banchieri, Vaglieri e Cazzaniga) nonché alla pittura dell’informale internazionale, indirizzando il suo lavoro verso opere pittoriche di segno forte e concitato. Famosi gli Interni-Esterni datati 1963 mentre dal 1980 si dedica a un’indagine del territorio urbano con fabbriche, depositi dismessi, officine, laboratori e ville abbandonate. Luoghi di solitudine della pittura, con atmosfere atemporali e sospese, in cui la presenza umana è lontanissima. Nel procedere del lavoro, Ossola è consapevole delle affinità elettive con alcuni maestri del ‘600 (soprattutto Magnasco) e moderni, soprattutto per quelli noti per il disfacimento molecolare delle figure e situazioni (Giacometti e Bacon). Moltissime personali in Italia e Europa. Tra le principali: nel 1973 alla Villa Reale di Monza e alla Biennale di Milano dal 1963 al 1984; nel 1978 XI Quadriennale di Roma mentre nel 1996 a Sondrio, Volterra e Camaiore. Ancora, nel 1998 al Museo Epper di Ascona (CH), 1993 a Livorno e al Castello Aragonese di Ischia. Nel 1995 al Miart a Milano e Galleria Arte 32. Nel 1990 a Taranto- ILVA e nel 1992 alla Università Bocconi. Nel 1996 a Salò, Lubiana, Stoccarda e San Pietroburgo. 1988-1989 a Mosca, Kiev e Tblisi. Nel 2000 al Mattatoio a Roma, Nel 2001 a Vigevano e Lissone. Nel 2004 a Mantova Casa del Mantegna, nel 2004 a Varese. Nel 2005 a Milano e Gubbio. Nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia.

Paolo Schiavocampo (Pittore e  Scultore, Palermo 1924)

Nel 1948 a Milano e nel 1964 a New York ha partecipato alle lotte ideali e battaglie culturali e sociali. Il suo linguaggio artistico è un’appassionata partecipazione alla realtà sociale, che coinvolge l’immaginazione attraverso i mutamenti e processi mentali.  I dipinti degli anni cinquanta, paesaggi figure forme aspre delle periferie milanesi (dopo il soggiorno a New York) e figure siciliane. Opere presenti in molti musei pubblici: Milano, Varsavia, Palermo, Brescia, Messina, Savona, Israele, Zurigo, Castello di Pavia, Pinacoteca di Macerata, Museo di Gibellina, California State University, Museo di Bochum. Opere anche a  Hattingen e Sesto San Giovanni.

Giancarlo Cazzaniga  (Pittore, Monza – Milano 1930 – 2013)

Ha studiato all’Istituto d’Arte di Monza e a Milano. Emigrato in Germania, fuggì nel 1943 in Italia e si trasferì a Milano avvicinandosi ai pittori del realismo esistenziale. Era uno dei classici “artisti di Brera”, una figura di spicco con  personaggi come Chighine, Morlotti, Crippa, Peverelli, Vaglieri, Ossola. Definiti degli engagès, che amavano proporre la realtà nuda e cruda, la quotidianità di un dopoguerra fatto di difficoltà e ristrettezze economiche. Pittore protagonista dell’arte italiana, i suoi quadri sono caratterizzati da scatti di una torbida luce, di un bianco abbagliante, di accenti nervosi, dal tono diffuso.  Conclusa  l’esperienza del realismo esistenziale, la sua attenzione si concentrerà soprattutto sulla natura. Una natura colta nel dettaglio d’ogni forma e colore. Alberi, gusci, conchiglie e fiori che Cazzaniga ritrarrà, per tutta la vita, con la verve e il ritmo con cui aveva ritratto negli anni settanta i suoi celebri suonatori di jazz. Un ritmo febbrile, inesauribile. Cazzaniga è un figurativo o un neoinformale,  perché le sue opere sono sempre da situare fra due poli, di violento scavo del reale e di distaccata contemplazione. La prima esposizione a Brescia nel 1957, mentre nel 1958 era presente a Milano e a Forlì. Nel 1959 a Lugano. Nel 1961 in Belgio ad Anversa, poi Torino nel 1962 e Parma nel 1963. Per due volte partecipa alla Biennale di Venezia, nel 1962 e nel 1966, l’anno prima alla Quadriennale di Roma. 1965. Seguono centinaia di esposizioni in tutta Italia, con  l’ultima nel 2013 a Monza .

 Gino Frogheri (Pittore, Nuoro 1937 )

Si avvicina all’arte negli anni Cinquanta. La sua ricerca artistica si muove inizialmente nell’ambito del realismo tradizionale, per poi assimilare la lezione dell’informale e dell’astrattismo. Dal 1970 conduce una ricerca formale e materica che sfocia in una sorta di “simbolismo minimale“, ossia la riduzione stilistica della forma, che giunge alla sintesi geometrica e alla forma simbolo. Questa soluzione di richiamo talismanica è la protagonista dei lavori degli ultimi anni. Personale a Nuoro nel 1958, presente a Cagliari, Seregno, Napoli, Deauville, Milano, Como, Nuoro e Genova. Collettive in tutta Italia e presente alla Biennale di Venezia nel 2011. Personali 2019 a Nuoro al Polifunzionale e 2019 a Cagliari Fondazione Bartoli/Felter.

Michael Rogler  (Pittore, Mainz – Germania -1940 )

Dal 1960 al 1963 studia pittura presso l’Accademia Arti Figurative di Stoccarda e Storia dell’Arte a Francoforte. Rogler rinuncia alla policromia eccessiva prediligendo l’essenzialità del grigio e del bianco. Nelle sue tele, Rogler trasfigura la natura in colore puro in pura luce. La sua pittura, infatti, non abolisce l’immagine ma la rende indeterminata, fino a diventare un vibrante campo cromatico. Segue una  policromia derivante dall’applicazione della teoria dei colori di Goethe ispirandosi anche alla tecnica artistica di Monet. Elabora un proprio concetto cromatico basato sul nero, bianco, verde e rosso, accostando simultaneamente diverse varianti di colore, di crescente complessità e tendenti sempre al perfetto equilibrio. In seguito volgerà il suo interesse all’attività del cosiddetto espressionismo astratto americano (Rotko, Newman). Espone nel 2000 all’Ernst Osthaus Museum di Hagen. La Mostra arriva a New York e a Budapest. Mostre in Germania a Oldenburg, Schwabusch, Kassel, nella Galleria d’arte a Mannheim e a Clemens Sels Museum di Neuss. Mostre a Lissone Museo nel 2014 e a Milano nel 2017.

Zaza Calzia (Pittrice e Designer, Cagliari 1932 )

Maturò la formazione artistica a Sassari, prima mostra personale nel 1996. Il suo percorso artistico è iniziato con una ricerca sull’informale e l’astratto, utilizzando tecniche miste sperimentali. Le sue opere, ricche di riferimenti aggiornati al panorama internazionale, volsero alla Pop Art, prendendo come base per le composizioni le lettere, elaborate in un mondo però avulso da quello della comunicazione e sublimate in quanto linee e colori. I segni alfanumerici divennero per la Calzia gli elementi compositivi da dosare ed equilibrare nello spazio compositivo. Mostre principali: 2004 – Lamezia Terme, 2000 – Cagliari;1997-1973-1962-1959 – Roma, 1994 – Alghero, Villanova Monteleone, Ulassai, -1964-2009-2010 Cagliari; 2008 Locarno;1971-1977-1966-1994-2006 Sassari; 2003 Berchidda.

Nino Dore  (Pittore, Sassari – Roma 1932 – 2013)

Diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Sassari, ha una prima attività espositiva nel 1953. Nel 1960 vince di una borsa studio del Governo Francese a Parigi, dove frequenta Corsi di incisione. Successivamente vince una borsa della Fondation de la Maison de l’Italie a Parigi e consolida  la sua esperienza. La sua pittura è strutturata su  paesaggi interiori romanticamente connotati che riversa sulle sue carte intelate. Paesaggi astratti senza referenze oggettive, ma rigorosamente inseriti all’interno di una ricerca votata all’informale e all’aniconico. Un gioco di linee diagonali e spezzate, un vortice di contrasti tra colori primari, mai squillanti. Un’opera artistica frutto di un’inesausta ansia interiore, che proietta Dore in una dimensione atemporale, perennemente romantica e attuale. Dal 1970 si trasferisce a Roma e fa parte del Gruppo “Spazio Alternativo”. Mostre più importanti: Cagliari e Roma nel 1959 alla VIII Quadriennale di Arte-1972-1977-1982-1983-1989-; a Sassari al Palazzo Sciuti nel 1988; in Egitto al Cairo 1998; Nuoro alla Galleria Chironi nel 1974 e nel 1983; Olbia 1982; Kornwesteim nel 1979. Nel 1987 alla Galerie de Couvaloup a Morges e a Bellinzona nel 1994. Successivamente Mostre a Sassari nel 1999 e una Personale nel 2000 a Casa Olla di Quartu.

Rino Carrara (Pittore, Bergamo 1921-2010)

Negli anni sessanta, Carrara identifica nel recupero della manualità artigianale un nuovo linguaggio, come possibile salvezza per l’artista e l’uomo. Inizia così la storia dei fili, intessuti e trapunti su tele dalle grandi campiture monocrome. Gli interessa un fatto di recupero della natura, come difesa dell’uomo dalla società odierna. L’informale divenuto sterile in tutta Europa e il diffondersi di arte tecnicamente riproducibile (mec-art e fotografia) lo convinsero a ricercare nuove strade. Mostre Bergamo (1998), Bruxelles (2005), Milano, Roma, Parigi, Bologna, Basilea, Genova.

Vincenzo Satta (Pittore, Nuoro – 1937)

Frequenta l’istituto d’Arte di Sassari e I’Accademia di Belle Arti a Bologna. La prima mostra personale è a Bologna nel 1966. Satta arresta e conserva la luce sulla soglia del suo trapasso, prima del suo spegnersi, sceglie il momento estremo in cui la luce è ¨ancora tale, significa puntare sull’attimo più difficile, ma estremamente pregnante di tutto il processo della pittura”.  Da sempre Satta insegue questa grande, indistinta luce colorata e, soltanto quando questa meta sia stata raggiunta, l’operazione creativa potrà dirsi conclusa per aver toccato l’astratta limpidezza.  Satta ha interpretato le ragioni di una pittura astratta di tendenza analitica, pur senza legarsi ai numerosi gruppi che si ispiravano ai canoni della così detta “pittura-pittura”. Ha esposto alla XXVIII Biennale di Milano nel 1974, alla Quadriennale di Roma e a Parigi, Francoforte, Budapest, Toulouse, Bordeaux, Alessandria d’Egitto, Rassegna Internazionale d’Arte di Bosa del 1964. Sue principali retrospettive si sono tenute a Palazzo Massari di Ferrara (1995), al Museo d’Arte di Nuoro (1999 e 2014), Mutabilis Arte a Torino (2016). Inoltre Mostra Collettiva a New York 1994 Spazio d’Arte e mostra Regione Emilia Romagna a Bologna nel 2018.

Joao Maria Ester (Pittrice e Artista visiva, Buenos Aires -1944)

Laureata in archiettura, ha fatto la prima mostra personale nel 1997 in arti plastiche. Afferma Joao che ”Il bianco è il luogo dove la vista comincia a differenziare la forma e la mente costruisce un mondo visivo; è come ritornare al momento in cui un suono rompe la pienezza del silenzio; è, allo stesso tempo, la negazione e la somma di tutti i colori. Con il bianco sfido il concetto tradizionale del visibile proponendo altre estensioni della visibilità: forzando l’occhio, si forza la coscienza. Le immagini diventano immacolate attraverso innumerevoli strati di vernice, fino a raggiungere il grado giusto di luminosità,”  Famosa anche per le installazioni di pavimenti di sale, fili, aloni e specchi in acciaio inossidabile. Elabora anche dei labirinti, dove l’essenza è il percorso, lo spazio generato dalle separazioni di pietra bianca. Mostre personali in sud America nel 2017 allo Spazio Cervantes di Milano, 2014 a Spazio Rocco Scotellaro a Vigevano e alla Associazione Zero Gravità a Biella, nel 2007 al Salotto di Como, dal 2006, Azcue, Buenos Aires; Galleria Holz, Buenos Aires; 2005, Galleria  von Hartz Miami FL., U.S.A; 2003, Museo Nazionale delle Belle Arti, Buenos Aires; 2002, Museo Storico A. Jauretche, Buenos Aires; Centro Culturale Recoleta, Buenos Aires; 2000, Centro Culturale Borges, Buenos Aires; Centro Culturale Santa Cruz, Río Gallegos; 1989, Galleria Van Riel, Buenos Aires.

Vittorio Tavernari ( Scultore, Milano – Varese 1919 – 1987)

Sedicenne iniziò a frequentare la Scuola d’arte del Marmo del Castello Sforzesco di Milano diretta da Wildt. Ma la sua crescita artistica è tra il gruppo degli “Astrattisti” a Como. Mostre a Milano nella Galleria del Camino 1948 e alla Galleria del Milione nel 1951. Dalle prime mostre personali a Milano arriva a Parigi, con un percorso singolare: dal periodo astratto al ciclo delle sculture filiformi. E poi i torsi, quelli femminili e quelli di Cristo, che lo portano alla Biennale di Venezia nel 1964. Nel 1961 espone all’ “Italian Artists of Today“, intraprendendo un percorso che da Göteborg lo porterà a Helsinki, poi Oslo e Copenaghen. Partecipa a diverse Quadriennali: Torino nel 1951 e 1959, poi Roma nel 1955 e 1959. Nel 1961 partecipa alle rassegne di Göteborg, Oslo, Tokyo, Pittsburgh mentre a Parigi, la Galleria Paul Facchetti, riserva una mostra ai suoi legni piatti e ai suoi famosissimi torsi. Altre personali a Milano nel 1962 e nel 1969 poi nel 1974 ai Musei Civici di Varese. A Rimini, invece, esporrà nei Giardini del Palazzo dell’Arengo, una Pietà del ’48 nonché legni e bronzi del 1973. Dello stesso anno una Mostra antologica al Museo Rodin di Parigi e un’ultima a Varese nel 2011. Le sue sculture sono presenti in importanti musei in Italia a Milano, Bologna, Roma, Palermo, Matera, Città del Vaticano nonché all’estero, da San Paolo a New York.

Lino Tiné – Floridia 1932 – Scultore

Riesce ad allineare all’infinito i suoi segni e la massa diventa espressione di energia. Modelli immaginari di città viste dall’alto, i pieni e vuoti rimandano a figurazioni architettoniche. E’ uno spazio cosmico che nasce dal travaglio dell’uomo contemporaneo, teso alla conquista di altri mondi. Mostre a Galleria Fondaco (Messina,’60), alla IX Quadriennale (Roma,’65), Biennale del bronzetto (Padova,’67,’75), Salon de Mai (Paris, ’70, ’71, ’72), Biennale di Scultura (Campione d’Italia, ’75, ’78), XV Triennale (Milano,’73), XXVIII Biennale (Milano,’74), Biennale di scultura (Comiso,’77), Antologia di scultura (Giussano).

Jerzy Kujawski  (Pittore, Ostrów Wielkopolski – Parigi 1921- 1998 )

Si è laureato in Polonia. Dopo la caduta della rivolta di Varsavia, partì e si stabilì a Parigi e frequentò André Breton. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Parigi. Nel 1947 e fino al 1949  espone le sue opere all’esposizione internazionale surrealista nella Galleria Maeght a Parigi.   All’inizio degli anni sessanta l’arte di Kujawski si focalizza sulla pittura della materia. Nella seconda metà degli anni sessanta, abbandonò l’astrazione e si riferì di nuovo all’immaginazione figurativa, filtrata attraverso l’iconosfera del mondo dei media.  È stato ispirato dall’ambiente contemporaneo e dai cliché tratti dalla cultura di massa. Sempre più spesso, ha raggiunto il monotipo, la decalcomania e la serigrafia, e quindi la tecnica di costruzione di immagini utilizzate dagli artisti della cultura pop. Partecipante a numerose mostre surrealiste in Francia e nel mondo: Praga , Lussemburgo , Berlino , Francoforte , Bruxelles , Milano , Cracovia. Nel 1957 partecipò a una mostra retrospettiva della sua pittura a Varsavia . Nel 2006 , una mostra retrospettiva di Jerzy Kujawski Maranath ha avuto luogo al Museo Nazionale di Poznań e a Varsavia. La maggior parte delle opere sono nel Centro Pompidou di Parigi, nei musei d’arte moderna a Parigi, a Lodz  e Darmstadt, e in collezioni private.

Rocco Borella (Pittore, Genova 1920-1994 )

Luce e spazio in una pittura di analisi del cromatismo. Bande ritmate orizzontali o verticali, con modulazioni ora leggere ad aloni, ora intense e omogenee, a strutturare l’immagine delle opere. Nel 1941 lavora all’Ansaldo di Genova.  Numerose esposizioni: Buenos Aires 1949, Biennale San Paolo 1951, Biennale di Venezia 1956, Quadriennale Roma 1951-1965-1973, Parigi 1960-1972-1973-1974, Francoforte 1962, New York 1964, Bruxelles 1970-1977, Dusseldorf 1972, Koln 1976, Berlino 1977, Varsavia 1977 Odessa 1979.

Mazzoleni Martino – Milano 1935-1995 – Pittore.

Astrattismo e concretismo geometrico. Opere nelle quali l’ordine estetico si manifesta in una pittura sistematicamente strutturata e di linea asimmetrica. L’immagine stessa non è altro che introspezione di quanto si può prevedere. Nelle spazio di assenza, c’è un rispecchiamento della società contemporanea. Mostre a Milano dal 1968 al 1992, Bolzano (1970), Bergamo, Seregno, Meda (1971) Parigi (1972-1974), Aosta, New York (1974), Lugano (1976) Como.

Urano Palma (Scultore, Varese 1936 – 2010)

Palma è un creativo completo, uno scultore del Rinascimento che plasma materiali scultorei: legno, bronzo e alluminio. Famoso nel mondo, entra nelle case con i quadri e i mobili riconoscibili anche senza la sua firma d’autore. Dicono di lui: “L’Arte per Palma non può essere eterna, poiché condivide come ogni essere vivente la condizione mortale e la sorte di dover passare ad altra dimensione”. Palma, che ha fatto dell’originalità delle sue opere “tarlate” una grande espressione artistica, si è reso famosissimo per divani, poltrone, sedie di legno grezzo. E’ presente in 7 Musei internazionali ed è un esempio di scultura geniale e funzionale che riflette la sua vitalità, la sua cultura e il suo delizioso gusto blasé. Dal 1966 al 1968  svolge ricerche optical nel tentativo, sottilmente ironico, di demitizzare gli idoli tecnologici; come materiali usa il vetro, il panifor e il frassino. Si focalizza inoltre su due tematiche specifiche: i “ritmi musicali” e le “città” da cui in seguito trarrà spunti per attuazioni nel campo del design, realizzando mobili e sculture di vari materiali: legno, pietra, bronzo, cristallo e alluminio.  Nel 1968 le sue ricerche sboccano nelle “visuali tecnologiche“, assi che manipola dapprima intervenendo con il colore e poi, intorno al 1970, lavorandole direttamente con fresature ad intaglio. Mostre in Italia e Germania (Ulm, Monaco, Düsseldorf,) in Francia, Spagna, Stati Uniti e recentemente in Corea, con un’opera in ghisa. Sempre in Corea e precisamente a Pusan, con un’opera di bronzo alta otto metri, realizzata in occasione della Mostra Interazionale d’Arte organizzata dal Governo coreano. Urano Palma dal 1960, si occupa anche di design.

Alessandro (Alex) Caminiti (Pittore e Scultore, Messina 1977)

La sua coraggiosa esplorazione e ricerca di nuovi modelli, lo porta ad essere uno dei nomi più rappresentativi dell’ Arte siciliana nel mondo.
L’artista trasferisce la sua particolare sensibilità nell’ opera che realizza, lavorando con  frenesia, sino a perfezionarne l’idea e ricreandone ogni volta una nuova.  Ha partecipato a molti eventi di rilievo; memorabili le sfide con altri artisti americani. Le sue mostre di alto profilo artistico, la sua diffusione capillare e spontanea, il ricercato sviluppo di nuovi percorsi artistici e la coraggiosa esplorazione di nuovi modelli.
Molte esposizioni e Mostre in tutto il mondo, in  USA, Cina, Russia, GB, Francia, Serbia, Giappone, Canada, Ungheria, Venezia, Vienna, Palermo, Messina, Grecia, Dubai, Ginevra, Parigi,  Montecarlo e Napoli.

Paola Romano (Pittrice  e Scultrice, Monterotondo 1951)

Inizia nel 2000 un percorso nella produzione di opere fortemente materiche. Spiccano la serie delle Lune, utilizzate anche in scenografie di opere teatrali. L’arte della Romano è legata a un concettualismo, che recupera in fondo il piacere del concettualismo storico. Esposizioni a Roma, Venezia (54 Biennale d’Arte) , Hong Kong, Vaticano, Cassino e Monterotondo.

Emilio Pian (Scultore, Roma  1956 )

Scultore che utilizza materiali di derivazione industriale, attribuendo grande valenza alla materia contemporanea.  Orienta la propria ricerca verso  lo spazio e la forma, usando l’acciaio, piombo e ferro. Materiali non tradizionali ma particolarmente attinenti alla sua sensibilità di artista. Costruisce  moderne cattedrali, in cui è presente uno sviluppo verticale evoca la maestosità degli edifici di culto medievali. Mostre e personali a Treviso, Verona, Vicenza, Praga, Viterbo, Roma, Lugano e Ferrara.

Fernando Picenni (Pittore, Bergamo 1929 )

Negli anni Cinquanta, Picenni ha identificato un suo inconfondibile stile, nel quale una rapida pennellata sfugge all’oscuramento della superficie (“Sì, impostando immagini ferme, corpose, quasi monocrome, emergenti e solitarie”). La sua è una pittura che indaga la dissoluzione della forma. L’artista elabora una pittura personale dalle classiche proporzioni e dalle luci caravaggesche, un’arte essenzialmente lirica, che si sforza, assai giustamente, di contenere il proprio lirismo. Prima Personale nel 1968 a Milano, poi Strà, Cesena. Chiasso, Roma.

Alberto Abbati (Pittore, Faenza – Bologna 1923- 2011)

Frequenta l’Istituto di Ceramica di Faenza, con l’amico Carlo Zauli, poi si trasferisce a Bologna all’Accademia delle Belle Arti. E’ stato allievo di Giorgio Morandi. Nelle sue opere adotta un metodo compositivo rigoroso, in cui i piani hanno rapporti dinamici. Da un realismo di poesia e espressività, si evolve verso un astrattismo nella direzione dell’armonia. Crea ampie superfici bianche o nere, a cui apporta una costante componente materica che sfrutta il fluire della luce. La natura è la sua principale fonte di ispirazione e nella produzione più matura essa viene tradotta in astrazione materica con interventi di assemblage. Mostre personali a  Roma 1958 e 1970, Riccione, Ferrara, Livorno, Macerata, Milano 1970, Vienna e Monaco 1976,Berlino 1998, Bologna 1994, Faenza.

Raffaele Lattuada (Pittore, Milano – 1936 )

Contro l’immagine di fotografia, Lattuada ha scelto l’antirealismo che muovendosi su un piano spaziale realizza l’idea della cosmogonica. La conquista spaziale e del cosmo ha il fascino del mistero, lo spazio si trasforma in tempo. Sono queste le premesse per un discorso verso il futuro, che porta avanti l’avventura del cosmo attivo e sensibile per l’artista. Mostre a Milano, Sondrio, Amsterdam; Cagliari, Nuoro; Ferrara; Parigi, New York.

Enrico De Tomi (Pittore, Venezia – Roma 1983 – 1912)

Studia all’ Accademia di Venezia e dopo la guerra si trasferisce a Roma. La sua pittura si è evoluta in silenzio; questo artista isolato, a riscoprirlo oggi, si rivela come una figura esemplare e significativa della sua generazione, della quale ha condiviso fedelmente tutte le vicissitudini umane, ideologiche e stilistiche. Di carattere individualista e anarchico, non ha mai fatto pubblicità dei propri lavori. Ricercatore solitario non segue le sue mostre in USA (Chicago 1966 e 1967), dove molte collezioni ospiteranno i suoi lavori (Chicago, Yalesburg,  San Francisco, Cleveland; Pittisburgh). Espone nelle principali Quadriennali e a Roma.

Luc Mondry (Pittore, Bruxelles 1938-1999 )

Si dedica alla via spiritualista dell’arte, appresa a Bruxelles. Dagli anni settanta le sue opere sono qualificate come “insieme cistercensi”, nell’ambito di una non figurazione minimalista. Preferisce l’acquerello all’olio, utilizzando colori raffinati e solitari. Profondamente mistico, trova nella pittura l’espressione del suo animo contemplativo. Ricerca sempre nell’acquerello delle tinte mescolate, con tonalità diluite e richiami che si rifanno ai riflessi d’acqua. Numerose esposizioni a Bruxelles, Namur, Tournai, Wavre.

Vasco Bendini (Pittore Bologna -Roma 1922- 2015 )

Formatosi alla scuola di Morandi a Bologna, Bendini esordisce nel 1949 con una mostra a Milano. Dopo un inizio vicino al formalismo padano, l’artista aveva centrato la sua riflessione sulla materia e sulla sua espressività. Dopo l’arte informale si avvicinò quindi  all’arte povera e concettuale, con produzione di grandi tele. Bendini ha sempre privilegiato il segno e la luce nei suoi dipinti sin dagli anni cinquanta. La sua luce si è fatta nel tempo più concitata e drammatica, in relazione ai tempi moderni. Mostre personali in tutta Italia (tra cui Roma, Milano, Venezia le Biennali 1956-1964-1972), Piacenza, Bologna, Lissone). Opere in 36 Musei mondiali (Roma, Rovereto, USA, Germania, Bologna, Milano, Ravenna, Mantova, Eliat, Pisa, Salerno, Grosseto, Erice).

Luigi Montanarini (Pittore, Firenze – Roma 1906 – 1998)

A Firenze si forma con Felice Carena, visita di studio in Francia, Olanda e Svizzera. Espone alla prima personale a Firenze nel 1937. Aderisce a Roma alla scuola romana del Novecento. Dal 1956 segna l’inizio del periodo informale e poi del cubismo, con l’emotività del disegno e i colori espressionisti che aveva appreso a Parigi. Subisce anche negli anni sessanta l’influenza di Hartung e Pollok con dripping. Prevale sempre l’abilità tecnica dell’artista che con padronanza cromatica, attraverso colori accesi ed esuberanti, cerca d’imprimere l’elemento primario della composizione. Esposizioni a Venezia, Firenze, Roma, Copenaghen, Fulda, Damasco, Philadelphia,Tokio Amburgo, Napoli, New York, Taranto e Bergamo.

Stefano Soddu ( Scultore, Cagliari  1946)

Opera a Milano e dagli anni ’60 e si ricordano le plastiche bruciate e sculture in rame. Soddu ha realizzato una essenzialità della scultura, con fenditure nella ricerca della tridimensionalità, come a segnalare un punto della figura nell’opera. Ha esposto in molte Personali in Italia, USA, Germania, Russia, Belgio, Egitto, Austria Croazia, Francia, con circa 400 Personali e Collettive. Nel 2006 è alla Biennale di Gubbio, nel 2007 alla 52° Biennale di Venezia, nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia.

Lorenzo Piemonti (Pittore, Carate Brianza  1935- 2015 )

Si è imposto alla critica internazionale per i suoi risultati plastici. La sua personalità è maturata in Svizzera con i maestri del concretismo e si è orientata verso i cromoplastici del MADI. Come pittore ha abbandonato il figurativo, per evolvere verso un’arte concreta, caratterizzata da elementi geometrici, linee ortogonali e colori primari. Ha fondato in Italia il gruppo Materialismo Dialettico, basato su una concezione pittorica incentrata sul rigore logico e matematico e dedita alla continua reinvenzione delle leggi matematico-geometriche. E’ presente in Mostre in Italia, Francia, Svizzera, Serbia, USA, Ungheria e Spagna. A Zurigo ha collaborato per molte Case di moda. Con le sue opere è presente al MADI di Dallas.

Edmondo  Bacci (Pittore, Venezia 1913 – 1978)

Nel 1948 è alla Biennale di Venezia. Aderisce al Movimento spaziale di Lucio Fontana ed espone anche a Buenos Aires. Si inserisce nella corrente informale dell’arte italiana del XX secolo. Incessante è la ricerca pittorica di Bacci che negli anni Settanta, concentrandosi soprattutto sull’aspetto materico, si apre a nuove soluzioni extrapittoriche. Si nota come le macchie di colore giallo, rosso e blu tendano verso una definizione geometrica differenziandosi per equilibrio, peso e ritmo all’interno della composizione. Diventano quasi punti fermi nello spazio, in netto contrasto con le forme nere, realizzate con carte bruciate a sottolineare la combustione e la fragilità della materia. Espone anche a New York su sollecitazione personale di Peggy Guggenheim. Mostre personali in UK, Germania, USA e Milano e ha una Sala personale alla Biennale di Venezia nel 1958.

Agapito Miniucchi ( Scultore, Rocca Sinibalda – 1923)

Inizia a dipingere negli anni cinquanta col naturalismo magico, con diverse esposizioni in Umbria. Nel 1968 si avvicina alla scultura abbracciando il materiale povero di scarto, come il legno dei treni. Le antiche traversine ferroviarie diventano simbolo di violenza e oltraggio e nel 1970 utilizza le traversine per sculture, con cuoio, vimini e ferro. I tagli precisi e elementi geometrici, sono la riproposta in termini umani e sereni della coscienza e del piacere contemplativo mondiale. Personali a Spoleto, Firenze, Roma e New York e molte città degli USA. Mostre anche a Pechino, Canton e Shangai. Diverse sculture monumentali presenti a Terni, Ferrara, Pesaro e Milano.

Roger Desserprit (Pittore, Francia 1923 – 1985)

Iniziò i lavori col cubismo in Francia, ma ben presto abbracciò il movimento sudamericano del MADI. Incontrò tutti gli esponenti del movimento e partecipò nel 1946 al Salone delle Nuove Realtà. Desserprit usa una pittura basata sull’astrazione estetica e sulla geometria.  Dipinse una tendenza di una nuova forma non figurativa nello Spazio Reale. Nel 1970 la linea divenne più libera dal formalismo in aspetti legati alla metafisica. Espose in personali a Parigi, Milano (Triennale), Monaco, Macon e Grenoble. Opere a Parigi nel Museo di Arte Moderna, a Macon e Grenoble.

Aldo Bergolli  (Pittore, Legnano – Milano 1916 – 1972)

Inizia a dipingere col postcubismo di Picasso e sottoscrive con molti artisti, nel febbraio del ’46, il Manifesto del Realismo. Tutta una serie di manifestazioni pittoriche, favoriscono in Bergolli l’applicazione abbondante delle paste e la stesura gestuale del segno e aderisce allo spazialismo di Fontana. Nel 1956 durante  il soggiorno londinese,  l’artista ha modo di apprezzare l’arte di Bacon e di Sutherland; la dimensione drammatica e surreale della megalopoli condiziona lo sviluppo futuro della sua arte. Verso la fine degli anni cinquanta i suoi quadri affrontano soggetti relativi alla realtà urbana e al mondo sotterraneo delle metropolitane con i loro corridoi angusti, le sale d’attesa, le scale mobili. Tanta razionalità è compromessa da una luce tetra e da presenze ambigue e di mistero. E’ sbagliato ricercare particolari umani, questi personaggi più che attendere l’arrivo di qualcuno, più che transitare o sostare sul cavalcavia, appaiono, come la città appare a loro: transitoria ed anonima. Mostre personali: Galleria del Leone 1952 (Legnano), Galleria San Fedele 1953 (Milano), Galleria del Cavallino ‘55 (Venezia), Galleria del Teatro 1959 (Parma), Galleria Nord Sud 1962 (Lugano), Piccadilly Gallery 1965 (Londra). Ha partecipato alla Biennale di Venezia (1954 e 1962), il Premio Città di Gallarate (1954), il Premio Lissone (1957), il Premio La Spezia (1959 e 1961), Nuove Prospettive della Pittura Italiana (Bologna 1962) e la VII Biennale Internazionale di San Paolo del Brasile (1963).

André Beaudin (Pittore, Francia 1895 – 1979)

Dopo gli studi all’Accademia Arti decorative di Parigi, divenne nel 1930 un esponente della Scuola di Parigi. Incontra Juan Gris e propone inizialmente una pittura decisamente cubista, però con aspetti decorativi. Continua con quadri di forme astratte ed eleganti. La sua pittura divenne libera dal cubismo, istintiva, con armonia di composizione, caratteristiche per le quali è molto conosciuto. La sua prima personale è del 1923 a Parigi e a Bruxelles. Presente al Museo di Arti Moderne di Parigi, Grenoble, Marsiglia, Milano (1970), Baltimore, Caracas, Dormund, Luxemburg, Santiago, San Paolo, Vienna, Stockholm, Londra e anche alla Biennale di Venezia nel 1964.

André Verlon  (anche Willy Verkauf)  (Pittore, Scrittore e Editore Zurigo-Vienna 1917- 1993)

Di nazionalità austriaca, israeliana e svizzera, si avvicina all’arte sul modello dei Dada e del Espressionismo tedesco. “Il nostro futuro è più incerto di quello passato. Viviamo tra promesse e un tremendo sviluppo da una parte e la minaccia di estinzione dall’altro.  Non c’è garanzia di sicurezza in queste nazioni”. In queste circostanze filosofiche, l’uomo è spesso il protagonista di cui si sente la mancanza. E’ un caos turbolento, non è un trionfo della distruzione quanto  piuttosto una nostalgia dell’ordine. Fu indotto a utilizzare la tecnica del montaggio, che richiama un foglio giapponese del X secolo. La sua arte è chiamata montage-painting. Mostre in tutto il mondo, New York 1962, Monaco 1961, Dusseldorf, Londra 1962,Basilea, Denver, Parigi 1963, Vienna 1964. Opere di Verlon presenti al MOMA di New York e alla Galleria Tate di Londra.

Paolo Pasotto (Pittore, Bologna 1930-2015)

Alla fine degli anni cinquanta, l’arte di Pasotto – in origine figurativa – evolve verso una pittura definita del Metanaturalismo che si distingue rispetto all’Informale del naturalismo bolognese. Il lavoro dell’Artista è un atteggiamento di realizzazione di morbide pieghe ed increspature. Una pittura, quella del Metanaturalismo, nella quale galleggiano fantasmi, immagini sospese tra figurazione ed astrazione. Pasotto si avvicina all’Antroposofia, basata sugli insegnamenti dell’austriaco Rudolf Steiner, sullo studio della realtà fisica e dimensione spirituale. Una filosofia di vita e pittorica, che ha coinvolto anche il critico d’arte e pittore Gillo Dorfles. La pittura seguita da Pasotto è caratterizzata da tinte dove predominano i colori della terra e i bruni del primo periodo, per poi evolversi verso una pittura dove sono presenti tinte chiare cerose. Inizia con una Mostra nel 1966 al Forum Stadtpark di Graz. Nel 1993 la Biennale d’Arte Contemporanea di Bologna, nel 1994 Mostra Collettiva Spazio Italia a New York, nel 1995 la Mostra di Grosseto,  e nel 2008 la mostra al Palazzo Venezia di Roma. Personale nel 2011 alla Biennale d’Arte di Venezia e a Bologna.

Wout Hoeboer (Pittore, Rotterdam – Bruxelles 1901-1983)

Di nazionalità olandese, è in Belgio che Wout Hoeboer risiedette per più di quarant’anni. Il suo principale intendimento è sempre stato quello di difendere l’eredità Dada. Wout fu sempre un “outsider” rimanendo volontariamente discosto; la sua pittura rispondeva principalmente ad un motto per cui il punto, linea e superficie rappresentavano in termini compositivi degli equivalenti, mentre forma e colore possedevano, un’ importanza metafisica e superiore. Creò intere serie sulla base di motivi simili, quali cerchi, quadranti, croci, stelle, macchie nere, il cui uso ripetitivo sottintende questa differenziazione periodica. Hoeboer ha svolto un ruolo determinante alla formazione del gruppo COBRA nel 1948. Nel 1957 a Milano con i due animatori dell’Arte Nucleare, Baj e Dangelo,  firmò con loro il manifesto “Contro lo Stile”. Nel 1935 Esposizione allo Steedelijck Museum di Amsterdam.  Nel 1947 Esposizione personale a Brema. Nel 1956 Esposizione personale Galleria “Le Verseau” Bruxelles ed Esposizione a Bogotà, al Pavillon Belge con Ensor, Magritte, Delvaux, Bury. Nel 1958 Galleria “Le Soleil dans la tête”, Parigi. Nel 1962 Esposizione “Cobra et Après”, Palais des Beaux Arts, Bruxelles. Nel 1975 Esposizione “Pamapadada” alla Galleria “Il Traghetto” a Venezia. Mostre e Retrospettive al Salotto di  Como nel 1975, 1986 e 2007, dal 1986 al 2013 Mostre a Anversa, Bruxelles. A Calice Ligure nel 1971, a Milano nel 1973.  Opere di Hoeboer sono presenti al Museo D’Arte Moderna di Ostenda e a quello di Bruxelles; Museo d’Ixelles; e Garitte Foundation di Anversa e in molte collezioni private.

 

Giovanni Canu (Pittore Scultore e Ceramista, Mamoiada 1942)

Inizia a dipingere nel 1960 a Nuoro con soggetti contadini, pastori. Poi espone a Cagliari, Grenoble e Hellerup, Torino e Milano. Si interessa dopo aver scelto la scultura, alla pietra, al granito al marmo della Valtellina. Nascono le prime opere che rimandano alle forme primarie di popolazioni neolitiche della Sardegna in età nuragica. Adopera anche la ceramica, ed è facile cogliere nelle opere di Canu, il riferimento al grembo ideale della madre terra, retaggio culturale della Sardegna nuragica. Esposizioni a Cagliari, Milano, Pavia, Grenoble, Nuoro, Biella, Villasanta, Teglio. Opere presenti in molte collezioni in Francia, Milano, Valtellina, Nuoro e in Sardegna.

 

Mario Raciti (Pittore – Milano – 1934)

Espone per la prima volta Nel 1964 alla Galleria Canale di Venezia e si  interessa ai simbolisti astratti.  Raciti sviluppa una pittura costituita da antinomie e contrasti, tra conscio e inconscio, tra interno ed esterno. Una pittura di eventi che portano alle angosce dell’inesplorato. Raciti è difficilmente inquadrabile in uno stile; ama definirsi “Pittore naturalista” intendendo per natura il profondo, l’interiorità, poiché per lui questo è il mondo che contiene ogni cosa. Raciti  ravvisa tutto quel mondo del sentire, il conscio e l’inconscio che costituisce l’uomo e la sua vita. Tutto ciò ha semplificato qualsiasi significato e la dimensione del sogno è una presenza costante. In alcuni momenti è stata un’evidenza fortissima, attraverso la pittura descrive eventi di dimensioni temporali immaginate. Ha esposto alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia con sala personale, al PAC di Milano, al MART di Rovereto, Casa del Mantegna a Mantova, a Dècouvertes ‘92 a Parigi, a Imola, Lugano, al Morat Institut di Freiburg, al MAG di Riva del Garda, alla Permanente di Milano. Poi altre Esposizioni personali a Francoforte, Graz, Huston, Parigi, Auvernier, Monaco di Baviera, Anversa e in altre città italiane.

Nino Cassani  (Scultore, Viggiù 1930 – 2017)

Ricerca nella pietra maggiori possibilità espressive, amplificandole poi nei “rotanti” e nelle “strutture circolari” dove prevale l’idea del movimento. Biennale di Venezia (1962), Biennale di Parigi (1963). Biennale Internazionale di scultura di Carrara (1962-1965-1967-1969-1973), Quadriennale di Roma (1965), Biennale di Anversa (1965); Mostra itinerante del bronzetto italiano contemporaneo nel 1971 a Budapest, Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro, Sao Paulo; nel 1972 a Città del Messico, Tokio, Osaka, Hahone; nel 1974 a Hong Kong.

Gottardo Ortelli (Pittore, Viggiù – Varese 1938 – 2003)

Diplomato e docente all’Accademia di Brera, per Ortelli tutto era colore. Nel 1963 inizia la sua attività espositiva attraverso la sperimentazione del rapporto tra il colore e la superficie, dilatando e densificando lo spazio pittorico. L’aspetto analitico della ricerca da lui condotta non rinuncia alle suggestioni emotive derivanti dal rapporto dialettico tra luce e ombra. La tela dipinta deriva da un’energia cromatica concentrata, da un colore-luce denso, forte, squillante, fluido, organico ed espressivo che genera un movimento espansivo dell’immagine. Ortelli riesce a condensare in una tecnica personale la tradizione astratta, il lirismo e la tragicità del colore espressionista, l’autonomia  dello spazio dell’ informale. Ha esposto in molte mostre e personali. Nel 1975 a Rimini, 1978 a Ferrara, nel 1982 alla Biennale di Venezia e Quadriennale di Roma, nel 1984 al PAC di Milano, nel 1993 Verona,  nel 1994 a Nagano (Giappone), Biennale Nazionale d’Arte (Milano ’87, ’89, ‘92). A Varese nel 1978.

Adolfo Lorenzetti – Lucca 1952 – Pittore

Nel 1983 ha inaugurato la sua personale a Lucca. Dipinge soggetti captati dal vero e usa uno stile realistico vagamente tendente all’iperrealismo nella grafica e colore. Lorenzetti sente la tristezza della scena e la malinconia; i casolari, le case, le auto rappresentano tutte una resa e disfatta del mondo civilizzato. Ha esposto in personali a Roma, Firenze, Torino, Bologna e Padova.

Croak James (Scultore, USA – 1951)

Si è laureato in scultura nel 1974 all’Università di Illinois a Chicago. Croak uno dei più originali artisti americani, è un creatore visuale, che lavora con materiali “sporchi” come terra e plastica, ed è conosciuto per i suoi lavori nella scultura dell’arte concettuale e figurativa. Utilizza spesso materiali come la polvere e la terra, scolpisce pezzi come animali umani. Le sue opere affrontano diverse tematiche: l’instabilità sociale, i bambini, la natura della vita umana. Affronta anche il tema dell’ansietà e le sue sculture buie danno un senso di terrore. Le opere sono disegnate con il fango sulla carta, la conclusione comune dei mille shock naturali cui la carne è l’erede. Mostre a Janus Gallery Los Angeles 1978, Riverside Museum Riverside 1981, 1982 Sam Diego University, Blum Helman, New York 1991, alla Stux Gallery in NYC nel 2014 e Brenda Taylor in Boston . Presenza in Musei di Mint Museum di Charlotte NC ; Contemporary Arte Center di Virginia; Osthaus Museum in Hagen nel 1992 Jane Kelly Londra;  nel 1992 Studio la Città 2 Verona.

Giulio Durini (Pittore, Milano – 1966)

Si è laureato all’Accademia di New York e ha studiato arte a Parigi. Durini attraverso le leggi fisiche di corpo e materia scopre un’energia creativa che si fa potenza. Sono quelle particelle lontane nel tempo e nello spazio. Unisce una tecnica impeccabile, ispirata ai maestri secenteschi e barocchi ad atmosfere inequivocabilmente contemporanee ritraendo giovani antieroi. Mostre nel 1996 all’Institut de France di Parigi e nel 1998 allo Spazio Consolo di Milano. Nel 1999 è presente a Palazzo Sarcinelli per la collettiva sulla pittura e partecipa a Pittura Ritrovata, allestita a Roma nel Museo del Risorgimento. Al PAC di Milano nel 2000. Mostra First Gallery di Roma 2008, Antonella Colaninno Arte. E’ presente alla 50ma Biennale di Venezia, a Strasburgo, presso il Palazzo del Parlamento Europeo. Nel 2005 al Palazzo della Ragione di Milano, nel 2007 a Shanghai Art Museum e alla collettiva The New Italian Art Scene presso il TFAM Taipei Fine Art Museum in Taiwan. Nel 2007 al Palazzo Reale a Milano. Nel 2009 al Museo di Cento (Ferrara). Nel 2013 partecipa alla Biennale di Venezia, nel Padiglione arabo siriano.

Francesca Cossellu (Ceramista, Bitti – 1947)

Si è diplomata all’istituto d’arte di Sassari nella sezione ceramica diretta dal prof. Tilocca. Cossellu plasma la terra, esaltando i colori degli smalti, per raccontare le proprie emozioni. È stata presente in diverse manifestazioni artistiche.  Ha insegnato e partecipato a numerose esposizioni in Italia. Mostre a Nuoro alla Galleria Comunale nel 2002, 2004 e 2014;  a Bitti nel 2014 e 2016 al Centro Polivalente di Arzachena nel 2017.

D’Arena Francesco (Pittore, Genova 1916-1988)

Partecipa attivamente al movimento di arte astrattista milanese, famosa negli anni 1950-1970. Nel 1958 D’Arena è invitato a partecipare alla XXIX Binenale di Venezia. Ha soggiornato a Parigi e ha contribuito al notevole rinnovamento artistico italiano negli ani 1960. Sue Mostre personali in numerose gallerie Italiane ed estere (Gallerie Borromini, Schettini, Pat5er, Sturegalerie (Stoccolma); Galleria 17 (Monaco di Baviera), Word House Galleries (New York). Galleria del Cavallino, Galleria Apollinare. Opere presenti nel Museo di Madrid ed alla Esther Bear Gallery di Los Angeles. Ha esposto alla Galleria Pagani e a santa Margherita Ligure nel 2014.

Giacomelli Mario (Fotografo, Senigallia 1925- 2000)

Giacomelli è tra i fotografi italiani più riconosciuti al mondo. Con la sua Bencini Comet S (CMF) modello del 1950 predilige il linguaggio del  bianco e nero, come traccia che si sprigiona non dall’esterno ma dall’interno dell’obiettivo. Giacomelli, infatti, non scatta istantanee di vita, non cattura attimi fuggenti, ma crea spazi visivi nei quali esprimere paure e incertezze. La sua visione fa sembrare lo spazio attorno contagiato come fosse parte di un sogno, al di fuori del momento storico. Ha uno stile poetico e malinconico, a volte astratto. Inizia a chiedere ai contadini, pagandoli, di creare con i loro trattori precisi segni sulla terra marchigiana, agendo direttamente sul paesaggio da fotografare per poi accentuare tali segni nella stampa,  un esempio di Land Art . Tra le serie più conosciute “Scanno”(1957/59), acquistata da Szarkowsky, del Moma di New York, che lo porta a un riconoscimento a livello internazionale. Poi le serie di “Puglia” (1958),“Zingari” (1958), “Un uomo, una donna, un amore” (1960/61) e Petrini (1961/1963). Nel 1955 vince il Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto. Nel 1963 è presente al MOMA di New York, nel 1979 partecipa alla Biennale di Venezia con fotografie di Paesaggi. Molte esposizioni personali in tutto il mondo e in Italia. L’ultima Forma e Meravigli a Milano nel 2018.

Paolo Masi (Pittore, Firenze, 1933)

Masi è una liberazione dai canoni del formalismo e da ogni tipo di accademismo perseguita con intensità e coerenza. Si avvicina alle esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all’esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Si avvicina alla terza dimensione, con una ritmicità dello “spazio colore” alla Galleria Schema e Christian Stein a Torino. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Firenze e Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Alla prima personale nel 1960 alla Strozzina a Firenze, poi Mostre a Numero (Firenze), Cenobio (Milano), L’Aquilone (Firenze), Schema (Firenze), Christian Stein (Torino), Lydia Megert (Berna), d+c Mueller Roth (Stoccarda), Thomas Keller (Monaco), Primo Piano (Roma), La Polena (Genova), Ariete (Milano), La Piramide (Firenze), Centro d’Arte Spaziotempo (Firenze), Galleria Studio G7 (Bologna), Fondazione Mudima (Milano 2016). Opere nei Museo Pecci di Prato, al Museo di Contemporary Art di Shanghai e al MAGA di Gallarate. Al Museo MART di Rovereto, Galleria Arte Moderna di Firenze, Galleria Arte Moderna di Torino e al Museo del Novecento a Firenze.

Gianluigi Martelli (Pittore e  Scultore, Ascoli Piceno, 1949)

Quindicenne inizia a partecipare a mostre regionali e studia grafica pubblicitaria e comunicazione visiva. Pittore e scultore lavora con le germinazioni metalliche, con un’indagine attorno all’uomo tecnologico, il suo splendore e contraddizioni in simbiosi con la natura. Una curiosa unione inclassificabile, tra legno grezzo e la freddezza dell’acciaio dentro il quale innesta corpi metallici. Quasi un trionfo della macchina sull’uomo. Per Martelli, la macchina  staccata dai computer, non è una potenza dominatrice ma una protesi naturalizzata del corpo e della mente umana. Mostre nel 2010 ”ART-IN-QUART” (Bologna), 2011 Premio alla VI Biennale di Soncino. Anni 70-90 Antologica alla Cantina Malvicini (Ziano Piacentino). Nel 2012 Affordable Art Fair (Milano) e Personale Galleria CA Gallery (Bologna). Mostra Personale al Park Hotel Gallery – Piacenza e Premio Novicelli (Brescia). Premio Rugabella a Castano Primo. Partecipa alla XI Biennale di Grafiche e Arte a Città di Castelleone e nel 2014 alla Collettiva Ajatus di Torino. Nel 2015 Mostra alla Next Gallery di Piacenza.

Giuseppe Chiari  (Pittore – Musicista – Firenze 1926-2007)

Studi in matematica e ingegneria, si è dedicato alla musica studiando pianoforte e composizione.  E’ attratto dalle esperienze americane di J. Cage ed è l’esponente italiano del movimento artistico internazionale Fluxus. Negli anni 60′ inizia le sue sperimentazioni, tra cui gli elaborati fondati sulla componente grafica della scrittura musicale. All’interno del gruppo Fluxus sperimenta il concetto di “musica visiva” combinando l’arte visiva e musicale in un continum di componente visiva. Chiari nel suo essere “altro” rispetto al contesto dell’arte ed al mondo degli artisti contemporanei è sostenitore dell’interazione tra musica, linguaggio, gesto e immagine. Ha elaborato azioni artistiche che si ricollegano alle esperienze neo dadaiste e concettuali. Molte Esposizioni, tra cui la Quadriennale di Roma 1973, la Biennale di Venezia 1972-1976-1978; la Documenta 5 a Kassel nel 1972, Biennale di Sidney nel 1990. Collezioni permanenti al Palazzo Fabroni di Pistoia, Museo del Novecento a Firenze, Museo d’arte Contemporanea dell’Aquila e al MAMBO di Bologna.

Luciano Rizzardi (Pittore, Venezia, 1932 – 2013)

Si diploma all’Istituto d’Arte di Venezia. Nel 1969 applica la sua sperimentazione con l’uso delle strutture modulari e della ricerca, che gravitano intorno all’esperienze optical. Rizzardi opera lontano dall’espressionismo astratto ma cerca un equilibrio silenzioso, dove la superficie si alterna in vuoti e pieni, in una costante vibrazione geometrica della composizione. Numerose Mostre personali, tra le recenti: nel 1963 Galleria Il Traghetto di Venezia; nel 1965 alla Galleria Michelangelo di Roma e Galleria Trambow di Drucksache (Germania); nel 1992 Matera San Biagio Struttura; 1993 Milano Galleria d’Arte Struktura; 1994 Museo Modern Art di Hunfeld (Germania);1995 Stra (VE) e Valencia Galleria Anagma; 1996 Amburgo, Mostra collettiva Itinerante; 2000 Correzzola (Pd) Corte Benedettina geometricamente. Opere in molte collezioni nel Comune di Venezia e nel Museo Cà Pesaro di Venezia.

  Arturo Carmassi(Pittore e Scultore, Lucca 1925 – Empoli 2015)

Un artista fra i più grandi, che si deve ancora collocare al suo vero posto in Europa. Su Carmassi sono state scritte oltre 30 monografie, incentrate sulla sua vastissima e variegata produzione artistica. Dal 1946 al 1951 le sue opere pittoriche sono esposte nell’ambito di mostre nazionali ed internazionali organizzate a Torino e presso la Galleria “La Bussola”. I risultati sono, come per la pittura, di altissimo livello; infatti nel 1962 le sue opere scultoree vengono esposte alla “XXXI Biennale Internazionale d’Arte” di Venezia. Dalla sua prima partitura astratta alla seconda neo-surrealista popolata di creature mitologiche, Carmassi passa alla terza “tutta interiore, scarna” ridotta all’essenziale. L’artista lavora per trasformare le tele bianche mediante l’uso di sabbia, cera, cartone ondulato, catrame, collage, mallo di noce, vecchie stoffe, legno di steccato, in un “universo vitalistico”. Nel 1952 è invitato alla “XXVI Biennale Internazionale d’Arte” di Venezia; nel 1953 vince il “Premio Nazionale di pittura Golfo della Spezia”; l’anno successivo viene invitato alla “Biennale di S. Paolo” (Brasile), all’ Institute di Pittsburg e, per la seconda volta, alla “XXVII Biennale” di Venezia. Le sue opere vengono esposte presso la Galleria milanese “Il Milione” e presso la Galleria romana “La Medusa”. Nel biennio 1957-58 le sue creazioni ottengono numerosi apprezzamenti anche  al “Brooklyn Museum” di New York, alla Darmstader Session- Italianischen Bildhauern” di Darmstadt e  “Junge Italianische Plastik” di Dusseldorf, alla “Biennale di scultura” di Anversa. Nel 1982 la sua opera grafica viene presentata presso gli Istituti di Storia dell’Arte delle Università di Innsbruck e di Koln. Nel 1983 alcune sculture vengono esposte nei musei degli Stati Uniti e dell’America Latina.

Fernando Garbellotto (Pittore, Portogruaro, 1955 )

Laureato in Giurisprudenza, opera dal 1980 con la studio della superficie a-pittorica per confluire in una forma di geometrismo araldico. Nel 1989 attratto dalle teorie di Benoît Mandelbrot sul Caos e sui Frattali, si confronta con la geometria post-euclidea . Garbellotto si dedica a sperimentazioni e traccia un importante campo di ricerca dei Frattali e, nel 2007, giunge all’elaborazione del punto di sintesi. Le tele sono trattate, dipinte, tagliate a strisce e annodate in modo da formare grandi reti per creare una fusione tra spazio reale e spazio ideale. Le reti rappresentano relazioni tra presente e passato, in un continuum infinito di possibilità, dell’essere e del non essere, “sono l’immagine della storia della vita sul nostro pianeta”. Nel 2009 apre uno studio a Chicago (USA). Nel 2010 presenta alla Guggenheim Collection a Venezia la sua performance: “Sliding Venice”. Nel 1997 fonda a Milano il movimento Caos Italiano. Esposizione a Pordenone nel 1992, a Cesanatico nel 1994, al Padiglione Italia 54° Biennale di Venezia nel 2011, Galleria Novecento a Conegliano 2018. Nel 1998 molte Esposizioni a Milano, nel 1999 all’Università Torvergata a Roma, nel 1999 Caos Italiano espone a Novosibirsk (Russia) presso lo State Museum. Nel 2002 a Bologna presso la Galleria Nanni, nel 2007 a Napoli alla Galleria d’Arte Moderna e nel Comune di Ameno (NO). Nel 2019 al The Art Gallery di  Lugano (Svizzera).

Carlo Cego (Pittore, Valdagno 1939 – Milano 2003)

Diplomato  a Roma, dove si era trasferito nel 1947, in seguito lavorerà a Genova al teatro stabile e a Milano a Brera. Connesso alla linea astratta della pittura italiana,  Cego è legato ad una linea pittorica luministica e poetica. Dal 1980 è a Otranto e sviluppa un linguaggio minimale fatto di linee colorate e ampi spazi bianchi. I quadri di Cego affermano una linea poetica e astrazione italiana, una pittura come materia assoluta. L’artista indaga sui rapporti tra spazio e luce avvicinandosi a Giacomo Balla. Per la critica, l’artista ha saputo conciliare astrazione geometrica e dimensione poetica, tutte giocate intorno alla vera protagonista dei suoi quadri: la luce, nelle sue infinite varianti. Moltissime mostre in Italia: a Roma nel 1966, 1968, 1970 e 1982. A Napoli nel 1971 e a Bolzano nel 1980. Partecipa a Roma nel 2000 alla Galleria Comunale di Arte Contemporanea; è presente a Milano nel 2001. Personali a Spoleto nel 2008, poi a Lecce e Otranto nel 2010-2011. Infine Mostra a Milano nel 2011.

Yasuo  Fuke (Scultore, Kagawa, 1929 )

Ha studiato scultura all’Università Arti di Tokio e fino al 1957 e ha frequentato un corso di specializzazione del legno. Nel 1962 si è trasferito a Milano, dove ha frequentato l’Accademia Belle Arti di Brera fino al 1963. Scolpisce in una forma astratta, dove sono presenti forti elementi della cultura zen-giapponese. L’artista rende concreto e non si sovrappone al materiale; l’uomo e l’oggetto sono due cose simili, alla pari. Fuke interviene con legni africani, bruni, rossastri, e l’artista con la sua operazione genera l’unione tra i segni intimi con quelli della natura. Un umanesimo di Fuke, diverso dal nostro, che nella sostanza, è un antinaturalismo e anticosmico (Barletta). Opere alla Galleria Grattacielo di Milano nel 1968, al MUSMA di Matera e nel Museo Pagani di Castellanza (VA), Galleria Open Art di Prato 2017.

 Rosetta Murru (Pittrice – Sassari  1949 – )

Ha studiato all’Istituto d’arte di Sassari con il maestro Mauro Manca, si educata all’arte di avanguardia. Poi si è specializzata a Cagliari, a Roma e Firenze con gli artisti Figari, Tilocca e Contini. Nel corso degli anni la sua ricerca si è sviluppata tra la superfice tridimensionalità sulla forma Optical, con la valenza di spazi e luce. Oggi sviluppa forma simboliche ed elementi della natura, verso plasma materiali. Numerose esposizioni in Italia e all’estero, con mostre nel 1967 alla Chironi 88 di Nuoro, al MAN di Nuoro 2015, a Cagliari nel 2012, Castelsardo 2016, a Chieri nelle Eccentriche Trame 2015, a Sassari nel 2002, in Francia, Slovenia Olanda e Canada. L’opera riprodotta del MACLula è in plexigas e resina, materiali che la Murru usa in forma originale.

Antonio  Ievolella (Scultore, Pittore – Benevento 1952 )

Frequenta l’Accademia Belle Arti di Napoli e nel 1976 insegna a Brera – Milano. Nel 1987 la prima personale alla galleria Studio la Città di Verona da cui prende avvio con Hélène de Franchis, che porterà le sue opere ad una visibilità internazionale. All’inizio lavorava il legno ed il piombo poi, dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1988. Usa dei resti di imbarcazioni, forme astratte in una sorta di museo “open air” che incuriosisce chi si trova a passarvi davanti. Ievolella ha concepito la scultura come una forma plastica simbolica, carica di evocazioni e di indizi narrativi capaci di riportare alla luce oggetti di una memoria soggettiva, ma arcaica e collettiva. La tecnica mista qui riprodotta, richiama stili simili al Movimento Nucleare. Mostre personali nel  1985 Padova, Galleria Stevens, 1987 Verona, Studio la Città,  Nel 1988  alla XLIII Biennale di Venezia. 1998 Roma, Galleria Oddi Baglioni, 1989 Amsterdam, Galerie Maghi Bettini, 1990 Milano, Spazio Metals, 1992 Lecco, Effe-Arte Contemporanea, 1994 Briosco, Fondazione Pietro Rossini, 1995 Verona, Studio La Città, 1997 Padova, Via VIII febbraio/Liston, Isola Museale agli Eremitani- Tortolì, Museo d’Arte Contemporanea, 1999 Lecco, Effe Arte Contemporanea, 1999-2000 progetto per il Cimitero di Rio di Ponte San Nicolò (Padova)- Lecco, Galleria Effevalente, 2002 Milano, Fondazione Mudima, 2004 Lecco, Galleria Malesi e Rio di Ponte San Nicolò (Padova), 2006 Napoli, Castel dell’Ovo, 2007 Seregno, Galleria Artesilva, 2009 Napoli, BOX ArteXArte, 2010 Briosco, Fondazione Pietro Rossini, 2011 Seregno, Galleria Civica “Ezio Maraini”, 2012 Merlara, Sala Polivalente “Mons. Celotto”, 2014 Sculture al Centro storico di Padova- ‘Ghirba’ Opera Monumentale Chiesa Santa Maria Incoronata, Napoli. E’ presente anche con una opera all’Ospedale di Monza.

Renzo Nucara (Pittore – Crema 1955 )

Nucara dipinge all’inizio della carriera quadri, in seguito, sperimenta nuove tecniche: utilizza colori acrilici e compone collage. Dopo aver lasciato l’Accademia di Brera inizia a lavorare nello studio di Renato Volpini, tramite il quale si accosta alla serigrafia. Nel 1977 inaugura la prima esposizione personale presso la Galleria Ticino di Milano. Nel 1993 conosce alcuni artisti, con i quali progetta la creazione di un movimento con obiettivi comuni, e nasce la Cracking Art. Cracking Art trova espressione la “dimensione sociale e collettiva” che costituisce elemento fondamentale di tutta la sua arte. Materia d’elezione è la plastica, che diventa anche veicolo di impegno ecologico e sociale. Partecipa con il gruppo, alla 49° Biennale di Venezia con l’istallazione Sos World: più di un migliaio di tartarughe di plastica riciclata e dorata che occupano i giardini intorno agli storici padiglioni. Torna alla Biennale di Venezia nel 2011 e 2013.

Geneviève   Claisse (Pittrice, Quievy 1935 – Dreux  2018)

Una pittrice importante dell’astratto-geometrico francese. Parente di Auguste Herbin, il fondatore della Abstraction-Création, la Claisse ha operato già nel 1958 verso un trasferimento di ideali puri  e perfetta esecuzione. Nel 1965  il suo vocabolario artistico la porta verso l’Arte Kinetica-Optical  “…si apre alla ricerca del movimento e degli spazi multipli. Il cerchio e il triangolo trattati anche separatamente sono miei temi privilegiati di composizione e di semplicità estrema”. Nel 1970 abbandona temporaneamente la forma e il colore,  ricerca lo spirito geometrico della linea nera sul fondo bianco. Ha affrontato come artista un linguaggio fatto di  forme elementari, cerchi, triangoli e quadrati. Mostre nel 1958 alla Galerie Caille di Cambrai e più volte alla Galerie Hybler di Parigi e Galleria René sempre a Parigi. Nel 1967 è alla Biennale di Parigi e nel 1968 all’Arte Optical del Museo di Oslo.  Nel 1971 alla Galleria d’Eendt ad Amsterdam. Nel 1972 Alencon e nel 1983 al Palazzo delle Belle Arti di Lille.Negli anni 1980-1990 ha esposto a Milano, Bruxelles, Roma  e Zurigo. Nel 2005 una sua importante Retrospettiva, al Museo Matisse du Cateau-Cambrésis.

Alex Corno (Scultore, Monza 1960)

Si diploma in scultura nel 1982 all’Accademia delle Belle Arti di Brera, è allievo di Alik Cavaliere. Corno usa il ferro, piuttosto che altri materiali come il bronzo e il marmo, tradizionalmente nobili, ma meno immediati nel passaggio dall’intuizione alla realizzazione. Il motivo del suo lavoro sta essenzialmente nella ricerca di utilizzo del ferro, come rapporto con lo spazio e la luce. Ha tenuto numerose mostre personali in Italia e nel Mondo. A Milano, nel 1989 è presente a Paradgimi Frattali a Milano, poi prima mostra nel 1993 alla Galleria Spazio, Premio Arco Voltaico, successivamente  alla  XXXII Biennale Nazionale d’Arte città di Milano. Nel 1995, nella stessa città, è al  Museo della Permanente e alla III Biennale Giovane Arte Contemporanea a Sartirana Lomellina. Nel 1996 a Francoforte è ospite alla IX Mostra di Scultura, Milani-Ghinzani e Corno: Tre Generazioni a Confronto. Alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma nel 2005. Nel 2007 mostre  a Montevideo, al Cairo e a Tunisi. Presenta le sue opere anche a Dallas nel 2018 in una Mostra Iron and Graphite. Opere monumentali di Corno sono presenti al Castello di Sartirana, alla Galleria CMCA di Suzzara, al Palazzo Comunale di Triggiano,  al Museo della Permanente a Milano, alla  Banca Intesa a Milano, alla BNL a Roma, alla Città di Alba e  a Colorado Spring  2010-2014 (USA). Presente nella Università del Sacro Cuore a Milano, alla Villa Recalcati a Varese e all’Idroscalo a Milano nel 2012.

Giuseppe Rosa (Pittore, Villimpenta 1948 )

Dopo gli studi a Milano, lavora a Mantova e frequenta lo studio di Gino  Luggi. Nascono nel 1968 i primi lavori materici e partecipa a mostre collettive in Italia e all’estero. Rosa approfondisce la ricerca della poligonalità e progetta il dipinto come propulsore di energie. I suoi lavori escono dalla limitazione del quadro, oltrepassano la forma geometrica, verso un’abolizione della cornice e della tradizione geometrica. Rosa ordina quindi un nuovo sistema di modello plastico, acciaio cromato e plexiglass. I vari elementi utilizzati fungono da struttura, i colori e le forme si bilanciano e creano sinergia nei rapporti di peso, collocazione e movimento. Nel 1988 entra a far parte di Arte Struktura e partecipala Movimento MADI. Mostre presso la Galleria Verifica 8 + 1 a Venezia; Galleria De Clemente a Brescia, Salon de Automne et de Grand et Jeunes d’Aujord’hui a Parigi. Mostre a Ettingen (Germania), Siracusa, Mantova e Genova. Ultimamente presso Galleria Marelia a Bergamo 2009, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 a Pieve di Cento 2010 e nel 2012 a  Lovere -Atelier Tadini (Opera riprodotta del MACLula).

Gianfranco Baruchello   (Pittore, letterato, film-videotapes, Livorno – 1924)

Si laurea in Giurisprudenza e dal 1959, dopo diversi incontri a Parigi, si dedica all’arte. Pittura, cinema e produzione di libri sono solo alcuni dei linguaggi che Baruchello sperimenta; “pittura calligrafica, produzione di oggetti, testi letterari, teatrali, film, videotapes, fotografia, operazioni agricole, in una continua tensione al rovesciamento delle convenzioni  riproposte dai mezzi di comunicazione di massa” (Crispolti). Tema centrale nella ricerca di Baruchello è il sogno, che costituisce uno dei leitmotiv delle mostre. Qui la relazione tra dimensione reale e dimensione onirica viene esplorata secondo una metodologia di un artista anticonvenzionale, nobilmente marginale, ma fondamentale nella storia creativa degli ultimi sessant’anni.Centinaia di Mostre nel mondo,. Nel 1963 tiene una prima personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Nel 1972 mostra a New York, nel 1989 è al Festival di Spoleto. Nel 2011 a  Livorno presso la galleria Peccolo, poi alla Galleria Milano. Nel 2012 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 2014, presso la Deichtorhallen Sammlung Falckenberg, ad Amburgo dove si apre la retrospettiva Gianfranco Baruchello, poi a Karlsruhe, dove la mostra si terrà nel 2014. Mostra personale al MART nel 2018.

Luigi Boni (Pittore, Scultore Empoli 1904 – Castelfiorentino 1977)

Studia a Livorno, poi si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove approfondisce la caricatura. E’ un importante artista poco maturato dalla critica, ma è fondamentale per  gli avvenimenti artistici in Toscana. Negli anni 1930 è a Chicago, poi nel 1934  a Parigi. Resta fino al 1954 quando ritorna ad Empoli. Frequenta la Galleria Numero di Fiamma Vigo e apre uno studio a Milano, dove conosce Castellani, Bonalumi e Fontana. Dall’Informale all’OpArt degli anni 1960. Negli anni 1970 realizza le tele con aspetti personali e inconfondibili: gli “stecchini”. La sua pittura si è alleggerita da sperimentazioni quasi barocche, fino ad arrivare alle tele nere dell’ultimo periodo. La scultura riprodotta del MACLula, è sul rapporto della luce radente, come per far emergere luce e ombra. Un tema artistico proiettato da Lucio Fontana. Mostra nel 1959 a Parigi al Salon des Realites Nouvelles. Nel 1963 e 1964 Mostra Mercato Arte Contemporanea  a Firenze,  nel 1973 è ad Empoli alla Galleria Il Toro. Mostra nel 1976 a Basilea, poi a Firenze nel 1977 presso la Galleria Numero di Fiamma Vigo, alla Fondazione Viani e a Viareggio nello stesso anno.

Ugo Carrega (Pittore e poeta, Genova 1935- Milano 2014)

Carrega è un maestro e precursore della Poesia Visiva in Italia. E’ un convinto assertore dell’importanza della parola poetica che, solo nell’espressione visiva, fisica, trova la sua vera dimensione. Pubblica nel 1958 il primo manifesto. Nel 1966 Carrega si trasferisce a Milano, crocevia delle ricerche verbovisuali. Nel 1966, approfondisce la ricerca teorica sulla Poesia Visiva, elaborando il concetto di “scrittura simbiotica”. Nell’aprile del 1974 apre la nuova galleria del “Mercato del Sale” la cui attività è dedicata al concetto di Nuova Scrittura. Caposaldo del lavoro dell’artista verbovisuale è la pagina scritta intesa come “strumento-in-sé-d’espressione”. Carrega preferiva  il termine di “Nuova Scrittura“, ovvero una scrittura sperimentale che associa segni di estrazione diversi. Moltissime esposizioni internazionali. Tra le mostre personali: nel 1967 alla Galleria Le Voilà a Verona, nel 1969 a Innsbruck, nel 1970  a Milano alla Galleria Schwarz, poi a Stoccarda Galleria Senatore, nel 1971 a Colonia Galleria Reckermann, nel 1973 a Rio de Janeiro presso la Galleria Veste Sagrada, poi nuovamente a Milano nel 1973, 1974, 1976 e 1978. A Venezia nel 1975 alla Galleria Il Canale, alla Biennale di Venezia nel 1993, poi nel 1999 a Genova Studio Gualco, nel 2014 alla  Galleria Derbylius di Milano.

Nardo Dunchi (Scultore, Carrara 1914 –  2010)

Una delle  grandi figure del marmo di Carrara. Compiuti gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Carrara, negli anni 1940 fu Comandante della resistenza piemontese. E’ stato allievo di Arturo Martini e dopo la guerra di liberazione, si trasferisce ed espone a Parigi, dove conosce  Hans Arp,  Yves Klein e Zoran Music.  Al ritorno in Versilia, conosce Henry Moore e Dunchi studia come “obbligare la Luce” e renderla viva, quasi pulsante. Per fare ciò arriverà a bucare la materia del marmo. La prima mostra personale è nel 1952 a Carrara.  Ha anche portato avanti il salvataggio  dei Templi di Abu Simbel, in Egitto. Opere di Dunchi sono nel Parco di Legnano, di Valenza, di Massa Marittima  e a Boves. Personali  in Svizzera, Germania, Francia e Austria. In questi anni Mostra a Carrara nel 2016 al Palazzo Cucchiari. L’opera del MACLula avverte gli influssi dell’Arte informale e combina ombre di  luce e spazio,  con maestria.

Raffaele Rossi (Pittore, Alba  1956)

Nel 1975, dopo il Liceo artistico a Novara, affascinato dalla pittura antica veneziana soggiorna in Veneto, dove tiene la sua prima mostra personale nel 1978. Negli anni ‘70 si è avvicinato alla bottega di due pittori veneziani, Valeria Rambelli e Ottone Marabini, dove ha imparato il riuso della materie antiche. Rossi sperimenta l’affresco e nasce così un particolare amore per gli intonaci e per le superfici materiche.  Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso della polvere di marmo, del cocciopesto, delle sabbie naturali e alcune colorazioni ottenuta dall’ossidazione dei metalli. Affascinato dai misteri del soprasensibile, approfondendo l’esoterismo attraverso l’Alchimia e l’Antroposofia. Le opere esoteriche di Rossi denotano una grande tecnica di un sapiente uso di materiali come la calce, la polvere di marmo, il cocciopesto, le sabbie naturali. I soggetti dell’artista piemontese fluttuano in una sorta di mondo metafisico, ove affiorano cavalieri, centauri, contorni di volti umani e animali. Rossi ci accompagna ad una ricerca dentro e fuori dell’animo umano. Mostre in tutto il mondo: nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Sarcinelli a Conegliano (Treviso); al Museo dello Splendore a Giulianova (Teramo). Presso il Credit Suisse, Bank Julius Baer e Bank Sarasin&Cie a Hong Kong. Sala affrescata a “Son Apau” a Palma De Mallorca (Spagna). Mostra personale nel 2010 alla Galerie 40 di Wiesbaden (Germania). Tra le ultime mostre 2016 alla Galerie Delfi Form, Zwolle (Olanda); nel 2014 alla Galeria de Arte Piero Atchugarry, Tierra Garzon (Uruguay) ;Raffaele Rossi & Louis La Rooy, Sao Bras de Alportel City Council Gallery; Portugal; alla Galleria Vecchiato Arte, Padova; nel 2012/2013  presso il Centro d’arte e cultura Brolo, Mogliano Veneto, (Treviso), e  alla  Fundacion Pablo Atchugarry, El Chorro-Manantiales; (Uruguay);  Esposizione nel 2016 nel  Palazzo del Parco a Diano Marina. Nel 2019 alla Fondazione Giovani Leoni  a Mirano (Venezia).

Maria Fanna Roncoroni (Pittrice e Scultrice, Milano 1925 – Villorba 2018)

Un’artista multiforme spinta da una forte passione per la Mail Art. Frequenta la scuola di Arturo Colombo e  l’Ecole des Beaux Arts di Ginevra. Ha  studiato l’affresco alla Academia de Bellas Artes di Buenos Aires. Dal 1965 si dedica alla scultura. Nel 1977 inizia la sua ricerca sul segno-simbolo LUILEI e sul Labirinto. Insieme a Sara Campesan e ad altri colleghi fonda a Mestre nel 1978 il centro culturale Verifica 8+1, che diventa un punto di riferimento internazionale dell’arte strutturalista per un trentennio. Dal 1991 chiude la sua ricerca sul segno-simbolo LUILEI e sul Labirinto, inchiodando dei libri, (v. l’opera Libro Muto del MACLula)  inizialmente di carta e di gesso, poi di legno, terracotta, cartone e plexiglas. Nei Libri Muti c’è lo sviluppo verso l’astrazione formale, che corrisponde per la Fanna Roncoroni, ad una spiccata concettualità. Tra le più significative personali, nel 1951 Milano, Galleria Gussoni e Treviso, Galleria del Libraio; 1969 a Verona, Galleria S. Luca; nel 1971 a Roma, Galleria Numero; 1972 a Macerata, Galleria d’Arte Moderna, Roma, nella Galleria Fiamma Vigo, Venezia, Galleria Numero; 1976 Torino, Galleria Doria. Sue personali nel  1978 a Milano, Galleria delle forme d’arte; 1979 Treviso, Ca’ Noal, Belluno, Museo Civico; 1980 Savona, Centro d’arte Il Brandale, Bologna, Galleria d’arte Duemila; 1981 Enschede (Paesi Bassi), Galerie Tardy;; 1982 Padova, Galleria La Chiocciola, Milano, Galleria Il Mercante; 1983 Firenze, Caffè Voltaire; 1984 Ferrara, Palazzo dei Diamanti; nel 1987 Stoccolma, Istituto Italiano di Cultura; nel 1986 Vienna, Galleria Intakt; 1989 e 1994 Buenos Aires, Centro Culural de la Ciudad de Buenos Aires; 1990 Milano, Galleria Avida Dollars; 2001 Olgiate Comasco (CO), Biblioteca Comunale, Gallarate (VA), Civica Galleria d’Arte Moderna, New York, West Wood Gallery; nel 2002 a Castellanza (MI), Villa Pomini; 2004 Possagno (TV), Gipsoteca Canoviana; 2005 Portogruaro (VE). Nel 1995 è invitata  da Le Venezie , nell’ambito della XLVI Biennale di Venezia. A Villorba (Treviso), nel suo Atelier sono esposti i suoi lavori. Performances nel 1982 a Parigi, Grand Palais; nel 1983 a Firenze, Caffè Voltaire e a Roma, Spazio dell’Immagine e del Segno; nel 1984 a Pordenone; nel 1985 a Milano, Centro Culturale Luska e a Roma, Galleria il Luogo dell’Immagine e del Segno.

Luka  Moncaleano (Pittore – Piacenza  1990 )

Giovanissimo vince il Premio Nazionale Italian Factory nel 2004. Un volto interessante della giovane arte italiana. Propone temi scottanti, che vanno al di là della nuova figurazione. Moncaleano porta ibridi grotteschi, una rappresentazione transgenica   su soggetti usati e maltrattati dalla società. L’artista parte dalla fotografia digitale e interviene con montaggi e interventi pittorici di grande impatto e forza. Coloratissimi esseri pseudoumani  che  si muovono in ambienti trasparenti con tutta la bellezza delle loro tonalità e innaturali. Moncaleano sperimenterà in questo nuovo ciclo, con tecniche mai usate prima, con un occhio di riguardo alla tridimensionalità. Prima esposizione nel 2005 a Milano alla Fabbrica del Vapore e alle Ciminiere di Catania a cura di Chiara Canali.. Nel 2006 alla Giornata del Contemporaneo, nel 2007 a “La nuova figurazione…to be continued” e nel 2008 a “Sorsi di pace”.  Nel 2007 a “Talents” allo Spazio Rosso Tiziano e ad una collettiva alla galleria Nuovospazio nel 2008. Nel 2018 a Piacenza nel Festival Fuori Visioni. Interviene con installazioni, l’ultima nel 2018 a Polignano, promossa dalla Fondazione Re Rebaudengo.

Gavino  Ganau (Pittore, Tempio Pausania – 1966)

Ganau dipinge una nuova figurazione italiana, che vuole spingere i visitatori con i linguaggi mass-mediali difficili e su icone popolari della contemporaneità. Le opere ricadono in filoni tematici e creano delle combinazioni complesse, attraverso l’utilizzo di frame filmico, dal fumetto  alla fotografia. Si concentra sulle persone comuni, assorte nei propri pensieri e colte in ambienti disparati. Riproduce anche spazi interni e luoghi metropolitani. L’immagine finale dell’opera (v. quadro del MACLula), riporta una riflessione sociologica e produce  una ricerca di dimensione cromatica e luministica. Prima Mostra Extit nel 1998 a Bologna; nel 2001 la Personale al MAN di Nuoro, diretto da Cristiana Collu; nel 2011 partecipa a Artipicità, una mostra di Diego Dalla Palma. Ancora, mostra personale “Lost and Found” alla Fondazione Bartoli Felter di Cagliari. Ha esposto a Viafarini e Care/Of, Milano; Guidi&Schoen, Genova; AndreA artecontemporanea, Vicenza; PiziArte Teramo; Novato, Fano; 3G, Udine; Ingresso Pericoloso, Roma; Loft Gallery, Corigliano, Arte & Altro, Gattinara; Temporary Storing, della Fondazione Bartoli Felter, Cagliari; Contemporanea, Sassari; Pairone, Roma; Galleria Lazzaro by Corsi, Milano; Micro Gallery, Roma.

Salvador Presta (Pittore e Scultore, Cosenza 1925 – Tarragona 2009)

Pittore, scultore e fondatore del Movimento MADI italiano, nonché del gruppo “Arte della Luce“. A due anni la sua famiglia si trasferisce in Argentina, dove, da adulto,  avrà modo di esprimere la sua attività artistica. Nel 1943 svolge un’azione d’avanguardia con Carmelo Arden Quin, Tomas Maldonado, e Lucio Fontana. Dal 1946 realizza le prime opere d’arte neocostruttivista e partecipa a importanti esposizioni nazionali e internazionali. Nel 1948 la prima Personale. Dal 1952 al 1956 aderisce al movimento “Madi”. Nel 1965 ritorna in Italia a Milano e poi a Genova, dove insegnò al Liceo Artistico e fonda nel 1975 il Movimento Cody Art. “I miei Aereocubi, questa nuova pittura-scultura – spiegava, parlando della sua opera – sono cubetti dipinti e appesi il cui significato è quasi tutto legato al colore. Abbandonando le classiche cornici e uscendo dalla parete, sono come perle di una collana che, con uno sguardo d’insieme, producono in noi vibrazioni coloristiche tali da poter doviziare i sensi, risvegliando anche penetranti e prolungate sonorità.” (Presta) La sua carriera artistica si consolida con la realizzazione di 34 Mostre Personali e più di 200 Mostre Collettive. Grande amico di Lucio Fontana (assieme a Milano), di Pablo Ricasso e di Gillo Dorfles. Per diversi anni collabora con la Galleria d’Arte Struktura. Opere in vari Musei: Museum of Modern Art, New York, U.S.A.; Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, Torino; Museo de Arte Moderno, Buenos Aires, Argentina; Museo Soto, Ciudad Bolivar, Venezuela; Museo Umbro Apollonio, San Martino Di Lupari; Museum Gallery Madi’, Dallas, Texas, U.S.A.; Museo d’Arte G. Bargellini delle Generazioni Italiane del 900, Bologna; Museo National de Bellas Artes, Buenos Aires, Argentina; Museo Galleria Civica d’Arte Moderna, Gallarate; Museo Madi’, Maubeuge, Francia; Mondriaanhuis Museum, Olanda; Museo de La Rioja, Argentina; Muzeum Madi’, Budapest, Ungheria; Museo d’Arte Moderna, Busto Arsizio, Italia; Museo Latino Americano de la Plata, Argentina; Polk Museum of Art, Florida, U.S.A.; Museo de Entre Rios, Argentina; Museo Edoardo Sivori, Buenos Aires, Argentina; Museo Monografico d’Arte Contemporanea Gianfranco Bonomi, Brescia.

Alexis Keunen (Pittore, Liegi 1921- Rouen 1989)

Alexis Keunen si forma alla Accademia  Saint-Luc  a Liegi. Nel 1952 vince il Premio della Giovane pittura Belga; si  trasferisce in Francia a Rouen nel 1959. Amico di Renè Magritte, riproduce nelle sue tele le dinamiche del surrealismo metafisico belga, con spirito esoterico. L’opera di Keunen è un universo dove corpi si rispondono fuori dai tempi, dalla logica e dalla loro realtà materiale. La sua audacia e la sua evocazione stupirono il mercato belga anche per la sua particolare vita. Mostre in Belgio e a Milano. Presente con Personali in Olanda, Francia, Cecoslovacchia, Germania e Marocco. Opere nel Museo Reale di Arti Belghe di Bruxelles e una mostra negli USA  nel 1970.

Gianfranco Botto & Roberta Bruno (Fotografi, Torino 1963  e  Torino  1966 – )

Artisti provenienti dall’Accademia di Torino corsisti di Giulio Paolini, Botto & Bruno sono una coppia nella vita ed in arte che vive a Torino. Cresciuti in quartieri periferici, hanno saputo trattare la marginalità come un tema culturale su cui intervenire.  Nel lavoro i due fotografi scelgono le aree industriali dismesse, con un sentimento malinconico ma non rassegnato. I personaggi, sempre s-figurati, sono avvolti da un alone di autismo relazionale, che si staglia sotto il cielo post-atomico e un ambiente surreale (v. foto collezione MACLULA). Rappresentano una coscienza capace di dare una dignità estetica al brutto (come di rovina, ma questa volta sociale) a ciò che è degradato, offrendo testimonianze a metà strada tra il crudo realismo di questa transizione storica verso la civiltà. (N.D. Angerame). Mostra e sala alla Biennale di Venezia del 2001 e alla Fondazione per l’Arte di Pisa nel 2002, alla Galleria di  Nizza nel 2004. Presenti alla Fondazione Merz di Torino nel 2016, al Palazzo delle Papesse a Siena; Palazzo delle Espo­sizioni a Roma; Cen­tro per l’Arte Con­tem­po­ranea  Pecci a Prato; Palazzo delle Arti a Napoli. Mostre al Man­i­festa 7 di Bolzano. Intervengono alla Caix­a Fo­rum a Bar­cel­lona, al MAMCO a Ginevra, e al 8th Shang­hai Biennale – Act 3.

Silvia Argiolas (Pittrice, Cagliari, 1977)

Ha frequentato il Liceo Artistico di Cagliari e a ventotto anni si trasferisce a Milano. Nella pittura l’artista porta avanti un forte simbolismo ed espressionismo selvaggio, dal sapore arcaico. Porta avanti una ricerca dalle tematiche sociologiche ed ha un interesse verso le teorie di psicologia Lacaniana. Argiolas va “oltre il concetto di gender, un po’ come accade ai personaggi che popolano i suoi dipinti. Ama rivoluzionare i soggetti che il pubblico si aspetta da un’artista donna”. Usa anche simboli religiosi per demitizzare dogmi, pregiudizi e ideologie. Nelle opere,  piace provocare, trasgredire la regola, suscitare una reazione forte nello spettatore e portarlo ad una indagine sociologica contemporanea. Mostre Personali: 2011, 2014 e 2015  alla Galleria Colombo di Milano. Nel 2012 alla Galleria D406 di Modena; nel 2014 presso la Galleria Circoloquadro, Milano. Nel  2015 a Torino e  alla Robert Kananaj Gallery di Toronto. Nel  2017  alla CRAG Gallery di Torino e  alla Galerie  Rompone a Koln. Infine nel 2018  Galleria Richter Fine Art di Roma.

Cristina Treppo (scultrice-installazioni-fotografia, Udine 1968 )

La sua carriera artistica inizia con la partecipazione ad una mostra curata da Luciano Fabro nel 2000. Cristina Treppo mostra al MACLula un’opera in cemento, che riporta impresse trame da oggetti della memoria. Un cuscino  perde il suo valore funzionale eppure, solidificandosi, trattiene tutta la forza emotiva che gli è propria.  Si dischiude così ai nostri occhi un oggetto che trasmette sensazioni diverse, pesante-leggero, femminile-maschile, rigido-morbido, presente-passato;  “le sue sculture o installazioni sono letteralmente in balia, accettano che gli agenti del tempo o il loro riallestimento, per un nuovo contesto, le modifichino secondo un ineluttabile processo, naturale ed umano. É un modo sommesso, fragile, di scolpire nel tempo” (Denis Viva). Il senso di equilibrio della Treppo regge la costruzione in senso fisico ed estetico. Attualmente l’artista insegna all’Accademia di Belle Arti di Firenze e Venezia. Mostre: nel 2005 Palazzo della Permanente a Milano e  al The Center for Book Arts di New York. Nel 2006  allo Spazio Mondadori di Venezia, alla Biblioteca Casanatense di Roma, al Centro Pecci di Prato, al Museo Morandi di Bologna, alla Biblioteca Bertoliana di Vicenza e al MART di Rovereto. Nel 2006 alla Arka Gallery di  Vilnius, alla  Book Fair di  Leipzig  e all’International Book Arts Fair di Seoul. Nel 2008 presso la Galleria Michela Rizzo, Palazzo a Venezia. Nel 2010 e 2012  alla Galleria Yvonne Arte Contemporanea di Vicenza e Sponge living space, di Pergola. Nel 2011 al Palazzo Caiselli di Udine e alla Galleria Lipanje Puntin, di Trieste. Nel 2012 all’University di Indianapolis ad Atene; Nel 2013  al Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Nel 2014 al 2nd Xinjiang International Art Biennale a Urumqi. Nel 2017 al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine. Opere:  al Museo Civico di Bevagno e al Museo Civico  di Asolo.

Ozmo & Abbominevole (Gionata Giesi, Pontedera 1975  & Oliver D’Auria, Legnano ,1979)

Ozmo & Abbominevole proposero i loro primi interventi a livello nazionale già nel 1999. Sono i pionieri più importanti della street art italiana e operano spesso in coppia. Ozmo riflette su temi universali come la vita, la morte, l’amore e il tempo. L’artista si concentra sul disegno, creando di volta in volta contrasti iconografici derivati dal suo personale percorso all’interno della città, trasformando attraverso la pittura, il concetto di “Street Art“. Il suo lavoro si colloca nell’ambito della strada con interventi pubblici al limite della public art. Una semplice penna a sfera, permette a OZMO, una nuova e diversa visione della realtà, dove le immagini scelte diventano mezzi comunicativi e spunti di riflessione per l’osservatore. Abbominevole, artista che opera a Milano, presente nel mondo della street art, contamina i propri linguaggi con quelli dell’arte contemporanea. Abbominevole con OZMO installa nel 2003 i primi lavori con bastone telescopico. Inaugura una nuova epoca per l’arte urbana, dove alle ormai classiche bombolette spray iniziano a essere affiancati strumenti e medium quali pennellisticker, stencil e poster. La consapevolezza di contribuire a cambiare il ruolo dell’arte e l’impatto mediatico raggiunto,  lo convincono a proseguire il suo lavoro, durante i primi anni completamente abusivo, in strada. Principali Mostre personali: Ozmo & Abbominevole alla Astuni Arte Contemporanea a Pietrasanta nel 2005. Tra le principali mostre collettive al Leoncavallo a Milano, 2003 e Stazione Centrale a Milano 2004. Antonio Colombo Arte Contemporanea a Milano, 2004;, Assab One, GEA, Milano, 2004; Synapster 4 a Villa Serena a Bologna nel 2005. Alla Galleria In Arco, a Torino, 2005; MURart # 5, Ozmo/Abbominevole, Club 74 a Bologna, 2005; Amantes a Torino nel 2005. Galleria 1000 eventi a Milano nel 2005, e Artissima 2005 a Torino. Astuni Arte Contemporanea a Pietrasanta nel 2005e alla La Versiliana di Pietrasanta nel  2006. Monumentale lavori alle pareti pubbliche,  realizzate nel 2015 a Breno, e da OZMO a Rieti nel 2019.

Alberto Burri ( Pittore, Citta di Castello 1915 – Nizza 1995)

Burri è uno dei grandi maestri dell’arte italiana ed esponente dell’arte Informale, divenuto celebre per i suoi sacchi, i suoi strappi, le combustioni, frutto di una sperimentazione artistica e della  formazione medica. Consegue la maturità classica a Perugia nel 1934 e nella stessa città si laurea in medicina a Perugia. Prigioniero degli statunitensi, fu recluso in Texas, dove rimase per 18 mesi. La prima mostra personale è nel luglio 1947. Nella sua seconda mostra personale Bianchi e Catrami –  sempre presso la Galleria La Margherita – nel maggio 1948 propose per la prima volta opere astratte. Successivamente iniziò a elaborare i primi catrami in cui le qualità dei materiali (erano realizzati con olio, catrame, sabbia, vinavil, pietra pomice e altri materiali su tela) cominciavano a prendere il sopravvento sulla semplice organizzazione formale della composizione. Nel 1949 realizza SZ1, il primo Sacco stampato. Nel 1950 comincia con la serie le Muffe e i Gobbi e utilizza per la prima volta il materiale logorato nei Sacchi. Il 1952 si aprì con la mostra personale “Neri e Muffe”, presso la Galleria dell’Obelisco di Roma. Uno dei primi sacchi che solo pochi mesi dopo fu rifiutato dalla Biennale di Venezia fu invece accolto, nella sezione del “bianco e nero” della mostra veneziana. Mostre di Chicago e New York del 1953 inizia il grande successo internazionale. Nello stesso periodo apriva la mostra collettiva “The new decade: 22 European painters and sculptors“, organizzata dal  MoMA di New York, dove erano esposti cinque suoi lavori. Sempre nel 1955, è la partecipazione alla Quadriennale romana e alla Biennale di San Paolo del Brasile. Negli anni 1970 cominciò a lavorare anche ai cretti, originati da una misurata miscela di collanti acrovinilici con altri materiali utilizzati per ricoprire il supporto (creta, caolino, bianco di zinco), sui quali lavorò per tutto il decennio e che furono esposti per la prima volta nell’ottobre del 1973 a Bologna (Galleria San Luca). Nel 1976 Alberto Burri crea un cretto di imponenti dimensioni, il ‘Grande Cretto Nero‘ esposto nella Franklin D. Murphy dell’Università di Los Angeles. L’evoluzione più spettacolare fu rappresentata da quello di Gibellina (Trapani) di quasi 90.000 m² sulle macerie della vecchia Gibellina.  Nel 1994 Burri partecipa alla mostra The Italian Metamorphosis 1943-1968 presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Dall’11 maggio al 30 giugno ’94 presso la Pinacoteca Nazionale di Atene viene presentato il ciclo Burri il Polittico di Atene, Architetture con Cactus, che verrà esposto in seguito presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid (nel 1995). La grafica della Collezione MACLula (esposta alla Galleria ll sole di Bolzano, 1986) unita ai famosi Cellotex di Burri, che sono dei  materiale di supporto sperimentato da Burri a partire dal 1970, una soluzione di segatura e colla, per la coibentazione dei tetti. Com’è noto, Burri ha ricevuto nel 1973 dall’Accademia Nazionale dei Lincei il Premio Feltrinelli per la Grafica con la motivazione che essa “… si integra perfettamente alla pittura dell’artista, di cui costituisce (…) una vivificazione che accompagna il rigore estremo a una purezza espressiva incomparabile“. Nel caso di Burri, parlare di grafica non significa parlare di una produzione minore rispetto ai dipinti, ma soltanto di una modalità artistica diversa e parallela, nella concezione e nell’esecuzione, (Bruno Corà  Presidente Fondazione Albizzini-Burri). Le opere di Burri sono esposte in decine di Musei del mondo e in alcuni fra i più importanti: il Centro Georges Pompidou a Parigi, il  Guggenheim Museum di New York, la Tate Gallery di Londra, la Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma, Il Castello di Rivoli (TO), il MART di Trento e Rovereto. ( Nella foto: collezione MACLula Serigrafia 16, firmata, anno 1986)

 

Josep Navarro Vives (Pittore, Castelsarrasin Spagna 1931)

Navarro Vives è un pittore spagnolo che ha studiato alla School of Arts and Crafts di Barcellona a metà degli anni ’40. Successivamente, completerà la sua formazione accademica a Parigi e Londra, un fatto che ha permesso il contatto con i movimenti di avanguardia del dopoguerra. Ha lavorato nell’ambito dell’informalismo  materiale, ha esplorato il campo dell’astrazione geometrica e del  cinetismo. Nel 1957 ottiene una borsa di studio per completare la sua formazione a Parigi, frequentando i corsi di ” École des Beaux Arts e ” Accadémie de la Grande Chaumière. In questi anni di viaggio tra Parigi e Londra, Navarro Vives inizia a indagare sull’ informalismo materiale e  sulla astrazione geometrica. Il primo, incentrato su composizioni modulari e il secondo, sul ritorno alla pittura piatta, all’olio su tela, in un ampio esercizio di composizione, contrasti cromatici e giochi ottici. Successivamente la sua pittura si collega al realismo magico e onirico. Dopo la mostra degli anni ’70 in Italia, le sue opere geometriche  – create in un modulo in rilievo su bianche superfici e per effetto chiaroscurale -, portano verso costruzioni articolate e puriste. L’opera riprodotta del MACLULA si accosta verso una Op Art.  “I quadri oggetto di Navarro Vives sono di un impegno operativo strutturale e che in ogni caso essi non saranno mai soggetto ad alcuna finalità di mercato consumistico” (Franco Passoni). Mostre personali in tutto il mondo. Inizia nel 1958, con tre Mostre alla Galleria Liberty di Londra. Nel 1970 in Italia a Milano e alla Galleria Il Salotto di Como, nel 1972 in USA alla  Henry Gallery di Washington. Diverse Mostre in Spagna nel 1974  a Barcellona .e  alla Liberty Gallery di Londra.. Nel 1979 a Portland alla The Fountain Gallery of Art, Nel 1988. Current Mexican Art Gallery in Messico.  Nel 1999 e 2007 in Italia Galleria Contini, a Venezia. Nel 2001 alla . Galleria Tega, Milano. Nel 2009. al Museo Camón Aznar di  Saragozza.  Nel 2012.al Museo Universitario di Chopo, Unam a Città del Messico. Nel 2014  alla Galeria de Arte Manuel Barbié a Barcelona.

 

Nato Frascà (Pittore e Scultore, Roma 1931-2006)

Si diploma al Liceo Classico e frequenta Architettura all’Università La Sapienza di Roma.  Dal 1950 si dedica completamente alla pittura.  Frascà si è definito un “ricercatore artistico multimediale”. Nel 1960 va a Parigi, dove conosce Alberto Giacometti, Hans Hartung, Alexander Calder e Jean Fautrier, che costituisce per l’artista un punto di riferimento. Nel 1971  vince il premio di scultura alla Biennale Internazionale del Mediterraneo di Alessandria d’Egitto. Nel 1971  una opera Rebis in acciaio di grandi dimensioni, è presentata al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Nel 1972  Frascà elabora il Kubus, in cui la riduzione sul piano del cubo, sconfina in un segno di ricerche sulle ambiguità percettive. Nel 1977 è all’Accademia  di Roma, dove è titolare di Teoria della Percezione e Psicologia della forma fino al 1998.  L’opera riprodotta Orpheus del MACLULA, richiama l’Esposizione  Artericerca ’78 , con grandi specchi spezzati posti a terra, e un camminamento nel quale lo spettatore, poteva orientare uno specchio sui miti di Narciso e Orfeo. Questa opera di distruzione o smembramento dell’immagine non porta alla sua perdita, ma, attraverso la sua moltiplicazione, a nuove possibili ricomposizioni. Poliedrica figura d’artista, filmmaker, scultore, scenografo, Frascà ha fondato  il Gruppo 1 negli anni ’60 (con Uncini, Carrino, Santoro, Pace e Biggi), ha poi proseguito la sua ricerca artistica isolatamente come l’aveva iniziata. Nel 1966 ha realizzato il suo film sperimentale Kappa. Dopo gli anni 1990, l’attività artistica di Frascà termina con una opera chiamata battesimo: una nascita, una ri-nascita, che condensa, il suo motto: Vado-Verso-Dove-Vengo. Prima mostra nel  1958 alla Galleria Schneider, Roma . Nel 1978 opere dal ‘63/’78 alla Galleria Lorenzelli e alla Galleria Due Torri di  Bergamo. Nel 1979 alla Galleria Rickje Swart di Amsterdam, Nel 2000 alla Galleria Il Tempo Ritrovato di Roma. Mostra Antologica nel 2008,  Nato Frascà: Vado-Verso-Dove-Vengo al  Museo della Scultura Contemporanea di Matera. Opere presenti anche alla GNAM e al MACRO di Roma, al Museo d’Arte Contemporanea di Genova, alla GAM di Torino, alla Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri, Roma.

 

Giovanni Raffaelli (Pittore, Lucca 1931 )

Raffaelli frequenta negli anni ‘70 gli scenari artistici londinesi, romani, milanesi, dove entra in contatto con Scanavino, Baj, Schifano. Elabora, abbandonando i dipinti, opere in cui il collage e la pittura dialogano tra poesia visiva e Pop Art, in una forte la vena dissacrante. Nella vita Raffaelli ha fatto tante esperienze, dal marinaio al bagnino, dal massaggiatore ad antiquario. Raffaelli ha spostato il baricentro delle sue ricerche in direzione di una composizione in grado di rappresentare il mondo degli oggetti, quale specchio del più irreale e fiabesco mondo degli uomini. Nell’ultima produzione inserisce singolari ex voto, santini, reliquiari, con caratteristiche di ironia, dissacrazione in una forma espressiva originale, che fa confluire il bagaglio di Raffaelli in viaggi e visioni. Queste originali creazioni, contraddistinte da un equilibrio compositivo e da una rigorosa presentazione formale. Fedele alla natura scientifica del meccanismo psichico, Raffaelli sottopone tutti i suoi ricordi a un processo di cancellazione e rielaborazione, a cavallo tra razionale e sovrannaturale. Mostre: nel 2005 alla Galleria d’Arte Contemporanea Studio 54 di Pistoia; nel 2007 alla Galleria Europa a Lido di Camaiore, nel 2005 e 2008 alla Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio, nel 2011 è alla 54 Biennale di Venezia e nel 2019 alla Banca del Monte di Lucca a Lucca.

Claudio Olivieri (Pittore, Roma 1934  Milano 2019)

Un fondamentale maestro dell’Arte analitica. Si trasferisce a Milano nel 1953 e studia all’Accademia di Brera, orientandosi verso la ricerca informale. La prima mostra è presso il Salone Annunciata di Milano nel 1960. Negli anni “70, si definiscono i tratti peculiari della sua arte e ricerca pittorica. Lo spazio del dipinto è attraversato da ombre cromatiche, con velature che danno una sensazione di fluidità e morbidezza. Mescolando il colore ad olio a trementina e cera vergine, e distribuendolo in stratificazioni successive con la pistola a spruzzo, Oliveri ottenne sfumature irrealizzabili col pennello che conferivano una propria luminosità al quadro. (il MACLula possiede di Olivieri 2 opere: informale e analitica) La difficoltà dell’osservatore nell’individuare un “primo piano” lo invitava a entrare con lo sguardo in profondità, creando un’interazione tra opera e spettatore. Si collega artisticamente aa molteplici artisti, tra cui Claudio Verna, Pino Pinelli, Marco Gastini, esponenti italiani della pittura analitica che era elaborata in Francia e USA. Successivamente Olivieri arriva a soluzioni sempre più personali e coraggiose. “… la luce non si posa sul mondo ma lo rivela fondandolo; io da quel giorno vivo di quella urgente, sempre temendone lo svanire, inseguendone il Bagliore, perdendone le tracce, per poi, brancolando rinvenirle e continuare a vivere.”. Negli ultimi anni la sua pittura analitica si avvicina a Gerhard Richter e a Vasco Bendini. Mostre: alla British School di Londra ne 1959, alle Biennali di Venezia nel 1966, 1980, 1986  e 1990. Quadriennale di Roma nel 1973; Documenta di Kassel nel 1977. Nel 1991 partecipa alla mostra Intersezioni alla Kunsthalle di Budapest.  Tra le personali più recenti ricordiamo quella a Palazzo Sarcinelli di Conegliano Veneto nel 2001 e alla Galleria Poleschi di Lucca 2009. Le sue opere si trovano anche alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, la Museo del Novecento di Milano, alle Gallerie d’Italia di Milano, al MART di Rovereto, al MAMBO di Bologna e alla UCLA di Los Angeles.

Giorgio Flis (Pittore, Giaveno 1941)

Flis è un allievo di Giulio Cesare Gannai, un pittore piemontese che si era formato alla Scuola impressionista di Parigi. Dopo un periodo di adesione allo stile di Gennai, Flis elabora dagli anni 1990 un suo stile astratto-informale, che lo avvicina  anche dalle tematiche sviluppate da Piero Ruggeri . Da quegli anni ha portato avanti l’arte informale nazionale, “… con opere che non si limitano ai confini fisici, a proseguono nello spazio come proiezione che tende all’infinito” (Roberto Girardi). Una pittura in movimento, dal colore, spatola  e spessore tridimensionale, con energie che si trasformano in tensione e variazioni rigorosamente calcolate. Mostre: 1977 a Desenzano del Garda, 1978 Galerie de Ville Parigi, 1980 Galleria Civica a Firenze e a Genova, nel 1990 a Ferrara alla Galleria Alba, nel 1993 alla Galleria Chiesa San Giovanni di Saluzzo e Galleria Saint Moritz,Saint Moritz. Nel 1999 Galleria Arte Blu a Firenze; Nel 2001 alla Galleria Eva Luna a Torino, Galleria al Cenacolo a Torino nel 2004. Nel 2006 alla  Galleria Wunderkammer a Torino,  2004, Gallerie Espace a SaintPaul-de-Vence, 2004 e 2010 al Castello degli Estensi a Ferrara, nel 2008-2009-2010 e 2011 alla Galleria la Torre della Filanda a Rivoli.

Maria Jole Serreli ( Pittrice e scultrice, Roma 1975)

Artista romana che fa la prima mostra ad Oristano nel 1999. Esiste un universo artistico nel percorso di studio della Serreli; da allora è stato un susseguirsi continuo di incontri e di confronti sulle forme più disparate dell’arte, che l’hanno portata a frequentare alcune importanti gallerie.  Le sue Animas (come l’opera riprodotta del MACLula) sono un omaggio alla donna sarda e hanno origine nei lavori della tradizione. Tessuti d’epoca vengono rielaborati per rendere omaggio a chi, attraverso la tessitura, ha saputo esprimere la propria identità che ha radici lontane. Attualmente le installazioni di Serreli, come il filo – elemento indispensabile di un linguaggio originale dell’artista – assorbono gran parte del lavoro che dedica all’arte. Le sue installazioni accompagnano un linguaggio prossimo alla Fiber Art. Mostre: nel 2010  a Londra, poi a San Sperate con Workshop con Pinuccio Sciola, nel 2011 Mostra ad Amburgo, nel 2012 al Macro Testaccio di  Roma e all’Affordable Art Fair di Milano. Nel 2013 all’ArtMoorHouse di Londra. Nel 2015 a Cosenza e all’EXMA di Cagliari. Poi molte Mostre personali in Sardegna; nel 2019 in Cina a Shenzhen al Chineselntangible Heritage ArtExibition.

Italo Zannier (Fotografo, Spilimbergo 1932)

Pioniere e maestro della fotografia italiana. Dopo studi in architettura e pittura, nel 1952, si è dedicato alla fotografia. Tra i fondatori – nel 1955 – del Gruppo friulano per una nuova fotografia. Zannier si è interessato a ricerche sociologiche e ambientali, ha lavorato su tutto il territorio nazionale, realizzando scatti professionali di documentazione della realtà industriale italiana e in seguito dedicandosi in particolare alla fotografia del territorio. E’ autore di importanti saggi sulla fotografia (L’architettura. Cronache e storiaCameraPhotomagazinePopular photography; cura inoltre Fotologia. Studi di storia della fotografia e Fotostorica. Titolare della prima cattedra universitaria di fotografia in Italia, Zannier ha lanciato le sue “fotofanie (apparizioni) in copia unica. Il MACLula ha 2 fotografie originali.  Zannier dall’architettura spontanea è giunto  “molto vicino all’astrazione… Un approccio minimalista ha prodotto un nucleo principale compatto e organico, che si affianca alla migliore fotografia che un tempo si sarebbe chiamata sperimentale e d’avanguardia” (A. Tomasetig). Molte mostre nazionali e internazionali, tra le più importanti: nel 1952 a Venezia la Biennale,  nel 1992 a Siviglia, Expo; nel 1994 a New York al Guggenheim Museum e nel 1995 a Wolfsburg, Kunstmuseum. Nel 2012 alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone la sua grande retrospettiva; 2018 a Milano alla Casa Museo Boschi Di Stefano, mostra delle Fotofanie.

Cleonice Gioia (Pittrice, Colleferro 1976 )

Una giovane artista Pop che usa il supporto fotografico e lo manipola come se si trovasse in presenza di una tela bianca, ricostruendo ombre e luci. Appartenente al movimento artistico “Figurazione Contemporanea 2”. Possiamo definire questo movimento, come l’evoluzione e la continuità di un discorso artistico nato in Piazza del Popolo a Roma, quarantotto anni fa, ma attualmente contemporaneo ed odierno. Mostre: a PerForm Arte Contemporanea a Genova nel 2004, Laranarossa Gallery di Latina  e Palazzo Caetani nel 2016, al Palazzo dei Mosaici a Ravenna nel 2015, al Monastero Santa Rosa di Amalfi nel 2016; a Con-temporanea-mente al Castello Orsini di Avezzano nel 2017; Ex Mattatoio nel Complesso Culturale Valle di Faul a  Viterbo nel 2017; al Palazzo Mezzacapo a Maiori nel 2018, Museo Genti d’Abruzzo nel 2019;  alla MassArt-Watching Experience di Roma nel 2020.

Angelo Giuseppe Bertolio (Pittore, Mornago 1934 –  Barasso 2009)

I suoi interessi artistici si concretizzano a partire dalla fine del 1960, quando comincia una adesione ai principi della creazione geometrica, visuale e modulare. Studia le forme primarie, triangoli, cerchi e quadrati e le loro architetture da cui sviluppa opere bidimensionali e tridimensionali. Il suo lavoro somiglia all’Optical ma nel 1980 egli si avvicinò alle forme irregolari, influenzato da Mondrian. Il suo lavoro è chiamato Simbolismo Costruttivo. Nel 1976, arriva all’Architettura totale di un quadrato e lavora sulle figure geometriche. Il geometrismo rigoroso viene infine superato alla fine dello scorso 1990, quando Bertolio aderisce al Movimento MADI, sintesi di materialismo e di dialettico, che conferisce alle sue opere una inedita irregolarità e dinamicità. Per Alberto Sartoris, Betolio “conferisce alla pittura scolpita e architettata la cadenza persuasiva di un canto geometrico e di un linguaggio spaziale” nell’ambito di un “ardito e inconsueto dinamismo plastico“. Mostre: al Centro documentazione Arte a Varese nel 1974,  Zen Arte Contemporanea di Milano 1975, Museo Civico di Monza 1977, alla Neue Gallerie am Landesmuseum di Graz nel 1978, alla Galleria Nuova di Milano 1979, a Gavirate nel 1981, alla Galleria Varese Incontri a Varese nel 1983, al Salone S. Francesco di  Como nel 1988, alla Maison de l’Amerique latina di Parigi nel 2008, a Castiglione Olona nel 2012, alla Galleria Marella a Bergamo nel 2019. Le Opere di Bertolio sono presenti al  MACLA Museo di Arte Contemporaneo Latino Americano  di Buenos Aires.

Arcangelo  – Esposito Arcangelo – (Pittore e Scultore, Avellino 1956 )

Formatosi alla Accademia delle Belle Arti di Roma, si trasferisce a Milano e svolge la sua attività in Europa, soprattutto in Germania. Soggiorna con uno studio anche a Londra. Le tele dipinte con gesti  intensi, segni e il colori che si muovono con energia, la densità del bianco e del nero, come il corpo della pittura. La pittura di Arcangelo è come una lotta per rimarcare la sua naturale propensione a trovare le ragioni in una disciplina di scavo interiore che porta l’eredità formativa della sua terra, il Sannio. I materiali poveri come la terra, i carboni, i pigmenti portano una visione simbolica del paesaggio, della natura e della terra (l’opera del MACLula è una osservazione di questa tecnica). Gli oggetti di Arcangelo sono dei simboli delle cose, cariche di significato come la terra di Irpinia e Mediterranea. La sintonia di Arcangelo con l’Arte Povera è molto vocazionale più che di stile perché riporta la capacità del maestro di ricercare l’adesione di un incontro metaforico con la pittura. Innumerevoli mostre personali: nel 1986 alla Galleria Tanit di Monaco di Baviera, alla Galleria Buchmann di Basilea e al PAC di Milano. Mostre alla Galleria Janine Mautsch di Colonia; Harald Behm di Amburgo; Klaus Lupke di Francoforte. Seguono negli anni personali presso Villa Waldberta, Galerie Tanit a Monaco di Baviera, alla Galleria Engström di Stoccolma, allo Studio Guenzani di Milano, al Museo Provinciale d’Arte di Trento e alla Galerie Pierre Huber di Ginevra. Nel 1987 espone al PAC di Milano, al Museum der Stadt di Esslingen, alla Galerie Maeght-Lelong, Paris e alla Edward Totah Gallery di Londra. Moltissime Mostre dal 1991 al 2000. Nel 2000 e nel 2004 alla Galleria Lorenzelli Arte di Milano. Nel 2006  alla Galleria Kaj Forsblom di Helsinki. Nel 2009 inaugura personali nelle Gallerie Marcorossi arte contemporanea di Verona e Pietrasanta. Nel 2015 mostre personali alla Galleria Francesco Clivio di Milano; Galleria PoliArt Contemporary, di Rovereto; al Musée d’Art Moderne et Contemporain di Saint-Étienne  e alla Fondazione Volume di Roma. Nel 2020 al Museo MAGA di Gallarate.

Luciano Muscu (Scultore, Isili 1940)

Prima mostra personale nel 1963; lavora come docente al Liceo Artistico di Cagliari. Interviene sul legno, poi passa alla realizzazione di sculture in cemento, terracotta, bronzo, pietra e polistirolo con rete metallica. Nel 1977 si trasferisce a Milano e continua l’insegnamento al Liceo Artistico di Brera per 22 anni. In questa fase artistica prevale un indirizzo espressionistico dai molti slittamenti surreali. Un’evoluzione e un mutamento del senso formale viene dalle opere in ferro e polistirolo, dove il riferimento diretto va visto con il concettualismo dominante presente negli anni 1960-1970. Il costruttivismo dominante è infine presente nelle sculture in pietra (vedi l’opera del MACLula), una sostanza calcarea dalla superfice ruvida e porosa. Muscu ha elaborato un proprio linguaggio originale e plastico, capace di suscitare suggestioni ed emozioni. Mostre personali: Galleria il Capitello a Cagliari nel  1963 e 1966; alla Galleria Amici del Libro a Cagliari nel 1969;  al Centro Arti Visive a Cagliari nel 1971; alla Galleria il Salotto di Como nel 1978; alla Galleria Arte Duchamp a Cagliari nel 1980; alla Galleria ex Convento Scolopi di Isili nel 1991; allo Spazio Hajech  Brera a Milano nel 2010. Presente nel 2015 al MAN di Nuoro nella Costante Resistenziale. Opere pubbliche: Scultura in cemento a Villasimius nel 1983; nel 1991, Opere in pietra alla diga di “Is Barrocus; nel 1992 Scultura al Comune di isili; Scultura all’Istituto tecnico “Zappa” di Isili.

Dodrevic  Miodrag (Pittore, Aleksinac – 1936)

Ha studiato all’Accademia di Zagabria. Un artista difficile da catalogare, anche se la sua tecnica lo avvicina molto alla Op Art, con geometrica influenza. Nelle sue opere combina forme geometriche, luci e scuri in un virtuale movimento. Più recentemente le sue opere muovono verso un lirico surrealismo. Usa nelle opere l’olio, il carbone, il pastello. Molte Gallerie hanno ospitato le sue Mostre. Ha soggiornato in Italia, USA, Francia e si stabilì in Belgio. Le sue opere si trovano nelle collezioni di Henry Miller, Sophia Loren, Natalie Wood. Miodrag, maestro dell’arte Op belga, usa nei suoi lavori differenti stili ed è considerato un artista atipico, un precursore di grande talento nell’arte contemporanea: “Le sue opere, vere pietre preziose, costituiscono autentici capolavori che l’occhio non cesserà di ammirare sia l’espressione e la perfezione estetica, che prendono qui un senso” (Philippe Coupellier). Mostre personali: all’Atelier di Oostende nel 1973; a Roma, Firenze, Dallas, Miami, Parigi e Bruxelles, hanno effettuato sue mostre.

Pier Luigi Cesarini (Pittore, Roma 1933 – Roma 2006)

Cesarini tenne a Roma, nel 1955, una mostra personale presentata da Giorgio De Chirico, al quale fu legato per molti anni da rapporti di studio e di stretta collaborazione. Si recherà, successivamente, a Firenze nello studio di Pietro Annigoni per perfezionarsi nella tecnica dell’affresco. Negli anni ’90 Cesarini entra a far parte della nuova corrente pittorica denominata ‘Metropolismo’ (definizione di A.Bonito Oliva) insieme agli artisti Sciacca,Pagliacci e Paladino. Tratto peculiare di Casarini è mostrare la natura con evidenza e precisione calligrafica nella resa dei più minuti particolari ed effetti della luce (riflessi dei metalli, ombreggiatura dei tessuti, trasparenza dei vetri). La profondità è suggerita attraverso gli oggetti, le figure sfuggono nello spazio a precisi rapporti di scala e di proporzionalità, dando così, alla rappresentazione, un alone misterioso e talvolta onirico. Si evidenzia moltissimo l’influenza pittorica di De Chirico, come nella ambientazione misteriosa proposta dalla collezione MACLula. La rappresentazione proposta del quadro, dà dell’impenetrabile e di atmosfera di sogno/aura. E’ in sintesi formali, una romantica appropriazione dello stile  Neobarocco, con aspetti intellettuali. Mostre personali: a New York nel 1965 e 1994; a  Parigi nel 1979, 1981 e 1989; a Milano nel 1972 e a Lugano nel 1991 e 1992. Sue opere si trovano all’Aeroporto di Orly a Parigi; all’Ospedale di Villejouife a Parigi; nella Basilica di S. Andrea in Capitone a Terni; nella Italcable di Roma; al Warwick Hotel di Houston; nel Nuovo Palazzo del Ghiaccio Mentana di Roma.

Luisa Elia (Scultrice, Lecce 1960)

Si è laureata in Lettere Moderne e Storia dell’Arte e si è trasferita a Milano nel 1987. Il cammino artistico di Elia ha creato costruzioni del vuoto, in  sabbia, pomice e terra di campagna. Il processo porta alla creazione di astrazioni geometriche ed enigmatiche, secondo l’elemento fondativo dell’artista. La serie di gomme, alle ricerche  nelle quali sono predominati temi come l’intimità, il dolore, la sessualità, toccando anche argomentazioni socio-politiche tra cui la condizione femminile.  Analizza prevalentemente il vuoto e lo spazio, traendo sempre spunto da un mondo in cui idee e cultura interagiscono indissolubilmente, Dagli anni Ottanta ha partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali. Dal 1990 collabora con il Museo Gallery Tom di Tokyo, esponendo le sue opere personali e collettive. PrincipaliMostre: 2019 a Milano Souveniir, e Spazio PAePA; nel 2010 a Milano -“Alfabetagommadelta ; nel 2001 allo Spazio Obraz; nel 2005 Scultura x Scultura; nel 1991 a Milano – Spazio Di Gennaro ; nel 1990 alla Galleria Bianca Pilat; nel 1984 Citifin /D’Ars; nel 2017 a Lecce Mundi Identitas; nel 2015 a Sordevolo (Biella)  Villa Cernigliaroi; nel 2014 a Torino alla Galleria Raffaella De Chirico; nel 2011 a Venezia – Biennale/eventi; nel 2010 ad Alessandria New sculptures, nel 2006 a Tokyo  Gallery Saoh; nel 1998 Galleria Pousse; alla Gallery Tom Museum nel 1996; nel 1996 a Bolzano Galleria Spatia; nel 1996 a Lecce Castello Carlo V;  nel 1982 al Il Sedile; nel 1995 a Bergamo  Accademia Carrara;  nel 1992 al Castello di Belgioioso.

Bruno Querci (Pittore, Prato – 1956)

Querci è un esponente del movimento di astrazione povera; una tendenza artistica e minimalista teorizzata da Filiberto Menna all’inizio del 1980, in controtendenza rispetto al Post-moderno e alla Transavanguardia, che prediligevano invece l’abbondanza di colori e della materia. Se le tele degli anni 80, pur mantenendosi sul solco dell’astrazione minimalista, presentano forme più morbide e irregolari (l’opera del MACLula è una traccia immagine), nelle opere  recenti dell’artista, più radicali degli anni 2000, le linee si stagliano più nette. Il contrasto del bianco e del nero, portato avanti da Querci, dall’alternanza di pieni e vuoti creata dalla tela, magnetizza la visione dello spettatore in una evoluzione quasi orientale dove ciò che conta  non è il pieno ma il vuoto.  Principali Mostre personali: alla Galleria Vivita a Firenze nel 1984; alla Galleria Jartrakor a Roma nel 1985, 1987 e 1991; nel 1988 Querci  partecipa alla Internationale Triennale der Zeichnung di Norimberga; nel 1990 alla Astratta, secessioni astratte in Italia dal dopoguerra; alla Galleria Peccolo a Livorno nel 1992; alla APC Galerie a Koln nel 1996; alla Galleria Tossi di Prato nel 1996; alla Galleria A Arte Invernizzi di Milano, 1984,1998, 2002, 2011, 2017 e 2018; alla Villa Manzoni di Lecco nel 1999; alla Galleria Open Art di Prato nel 2003; alla Galleria Giraldi di Livorno nel 2006 e 2015; al CAMeC di La Spezia nel 2007; al D’A Spazio d’Arte di Empoli nel 2009; alla Neuer Kunstverein Aschaffenburg nel 2012.

Rainer Ganahl (video – performances – fotografo, Bludenz 1961)

Studia all’Università di Arti Applicate a Vienna e alla Kunstakademie di Düsseldorfd. Ganahl è un artista concettuale, che combina accademia-pedagogia-metodi artistici sui temi correnti di storia moderna, codici culturali come il linguaggio e media. La sua occupazione nel linguaggio storico varia molto ed esamina identità linguistiche, i contesti di origine, di educazione e di classe, lavora anche su spazi elettronici. Master in Filosofia a Innsbruck e nel 2000 segue il Whitney Independent Study Program, New York. La produzione artistica di Rainer Ganahl comprende fotografie, video e performance. Il suo lavoro indaga gli interrogativi relativi alla produzione del sapere e alle politiche educative: cosa insegnare, cosa imparare, cosa leggere, di cosa discutere e con chi. Tra i suoi lavori più noti, S/L (Seminari / Conferenze), 1995, serie di fotografie che ritraggono noti critici mentre si rivolgono al pubblico. Scattate in aule universitarie e sale di conferenza, le fotografie non solo mostrano l’oratore, ma anche il pubblico di ascoltatori e studenti. Film: The condition of the working class in  England-Little Ireland 1824/2011. Libri: Marzkabinett 2012; Institutional Homelessness 2007; Credit Crunch 2007; Road to war 2005; Local Language 1998; Files & Windows 1991, Reading Karl Marx 2001; Go NYC 2008. Ha partecipato ad importanti rassegne e Mostre come Biennale di Venezia (1999-2007-2009); Shanghai Biennale 2008; Istambul Biennial, 2007; Performa 07 (Snorfrid), New York 2007; Mosca Biennale, 2007, Left Pop, Moscow; Bucarest Biennale, 2006; Sevilla Biennale, 2006. Centro Pecci  a Prato 2018. Opere nei Musei:  tra cui il MAK, Vienna; Elaine Levy Projects, Brussels; Tensta Konsthall, Stockholm; Paul Petro Gallery, Toronto; Kunstmuseum Stuttgart, Stuttgart; The Wallach Art Gallery, Columbia University Museum, New York; Museum of Modern Art, MUMOK, Vienna.

Giovanna Fra (Pittrice, Pavia  1967)

Giovanna Fra ha studiato restauro e si è diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera nel 1993, con una tesi su John Cage e sul rapporto tra arte e musica nel secolo passato. Ha aderito poi definitivamente l’astrattismo “non solo l’astratto e l’informe ma anche il fluido e l’aeriforme, lo statico e il dinamico, la concentrazione del colore nella lieve sostanza del visibile e la sua estatica espansione verso l’infinito”(Cerritelli). Una pittura che ti permette ampi margini d’azione e soprattutto una libertà interpretativa Fra arriva al risultato finale, percorrendo un cammino a ritroso, che la conduce a terminare l’opera con delle pennellate tradizionali, un’ulteriore dimostrazione del legame fra tempus e time. Il segno astratto e cromatico di Fra ha origini nella Pittura d’Azione: il colore, la materia, il segno, diventano scrittura, poesia del visibile. Dice l’autrice “ il mio segno richiama la cultura orientale mi hanno messo in dialogo con questi artisti, che a loro volta si confrontano invece con la pittura occidentale.” Mostre:  Casa del Mantegna Musei Civici di Pavia, l’Istituto Borges, Buenos Aires, l’Ambasciata Italiana, Il Cairo. Galleria Rotta Farinelli a Genova , nel 2017 alla Galleria Centro Steccata di Parma;  2018 alla Reggia di Caserta;  alla Biennale di Venezia nel 2019 nel Padiglione San Marino;  Mondadori Megastore di  Milano nel 2016; alla Galleria Scoglio di Quarto (MI) nel 2006; alla Galleria del Palazzo a Firenze nel 2016; a Barolo nell’Aula Picta nel 2019. Opere in Musei: Accademia Belle Arti di Firenze; Museo d’Arte Durazzo; Villa Reale di Monza.

Isabella Rigamonti (Fotografa, Besana Brianza 1969)

E’ laureata  in Architettura-Design al Politecnico di Milano. Il lavoro di Rigamonti è una rielaborazione concettuale e gestuale in cui la fotografia, non ritoccata, viene presentata in bianco e nero con delle sovrapposizioni di parti della stessa fotografia a colori. Le parti, vivono all’interno dell’opera di vita propria, in quanto realizzate attraverso forme inusuali o geometriche, ma tuttavia riescono ad individuare una dimensione differente, dove vanno a modificare il percepito dell’opera stessa. L’artista presenta due chiavi di lettura, una di natura più formale, data dalla coesistenza della fotografia  in bianco e nero con delle forme di colore sovrapposte, ed una di natura più concettuale in cui il momento della creazione dello scatto ed il messaggio che l’artista vuole evidenziale. L’opera perde una connotazione spazio/temporale precisa, e appare sospesa in un divenire dove la percezione della luce rende reale l’illusione e l’illusione estremamente reale. Rigamonti, rivolge la sua attenzione al fragile e repentino cambiamento delle cose, e ci fa vivere immagini e contesti che si staccano dalla realtà, e divengono sempre nuovi. Mostre: nel 2016 allo ShowCasesGalleri di Varese; Musei Civici Viggiutesi nel 2017;  Galleria Violarte di Galliate nel 2018; Enoteca Zanini a Bergamo nel 2019. A  Novara nel 2019 alla Home Gallery e allo Spazio Tadini Milano; alla Villa Contemporanea di Monza nel 2020; al Civico Museo Parisi Valle di Maccagno 2020 e al Museo Civico Bodini di Maccagno.

Viviani Vanni (Pittore, San Giacomo delle Segnate 1937 – Mantova 2002)

Nel 1968 inizia a collaborare con Gianni Bertini, promotore della “mec art”, ovvero della riproduzione meccanica dell’immagine ottenuta fotografando il soggetto prescelto, successivamente riprodotto su tela in quadricromia. Prosegue la sua attività negli anni ‘70 in via Brera a Milano. Ed è qui che sviluppa il tema più importante del suo lavoro, la “Mela”, simbolo allusivo ed erotico, pur in una misura disincantata e metafisica, sugli imperativi che toccano l’arte contemporanea, Nel 1988 inventa Villa Ca di Pom e concretizza il suo universo  alla conquista della sua più intima identità.  Viviani non muta le cose che vede, ma le falsifica per farle apparire ancora più vere del vero, per dare al fruitore intelligente la possibilità di rimanere stupito, Modelli simbolici e figurali da cui sono scaturite, per elaborazione concettuale di tipo intuitivo e analogico, ulteriori dimensioni surreali di Magritte, tra l’assoluto spaziale e la metafisica di De Chirico. (L’opera surreale Monumentalmente del MACLula). Mostre tra le più importanti: nel 1966 Galleria l’Argentario a Trento; nel 1969 Galleria Goethe a Bolzano.1970 Galleria il Canale a Venezia e  Musée Municipal, Saint-Paul-de-Vence, nel 1971 Studio Sant’Andrea a Milano e Galleria il Punto a Torino. Nel 1972 al  Festival dei Due Mondi, Spoleto. Nel 1998 alla Galleria Centroartemoderna di Pisa. Nel 1999 allo Spazio Cultura Hotel Ancora di Cortina d’Ampezzo e alla Galleria Anna Osemont di Albisola Mare, al  Palazzo Municipale di Concordia sul Secchia, e alla Galleria Circolo degli Artisti a Modena. Nel 2000 al Palazzo Pepoli al Comune di Trecenta. Nel 2001 al Palazzo Ducale di Revere, alla  Galleria Comunale d’Arte Moderna di Piombino, alla Galleria Allegretti di Villa Poma. Al Palazzo del Te a Mantova nel 2002. A Castel Goffredo nel 2015. Musei: alla Civica Raccolta d’Arte di Medole (MN) ; alla Fondazione BAM (MN).

Paolo Leonardo (Pittore e fotografo, Torino 1973)

Paolo Leonardo nasce nella Torino operaia e frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia Albertina di Belle Arti. Il suo impegno consiste nella rielaborazione tra foto e pittura, ed  è una provocazione nei confronti del sistema mediale contemporaneo. Una ricerca sulla reciprocità tra analisi della fotografia e della pittura. Fin dagli esordi, all’inizio degli anni Novanta nella Galleria La Gueffa di Torino, i suoi messaggi  rappresentano l’uomo nella società contemporanea con le sue miserie e le sue assenze. Dichiara che “Sono interessato al parallelismo tra tempo storico-politico e tempo privato-intimo”. Tra le Mostre personali: nel 2019 alla Fondazione Merz di Torino; nel 2018 a Vicenza A2 Gallery, Al MISP, Museo d’Arte del XX e XXI secolo, San Pietroburgo nel 2017; Al Centro Pecci di Prato e alla Cavallerizza Reale di Torino, al Museum,Weihai di Dunhuang, Cina, nel 2016. Mostra itinerante nei Musei di: San Paolo, Campinas, Rio de Janeiro, Brasilia, Belo Horizonte, Recife, Fortaleza, Natal e Curitiba, Brasile nel 2016. Al Mar Del Plata in Argentina e a Valparaiso, Cile, e al Castello di Rivara a Torino nel 2015. Nello stesso anno alla Luciano Benetton Collection; alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sempre nel 2015. Alla  Art gallery di Eric Van Ghendt a Bruxelles, al Palazzo Madama di Torino e Alla Wunderkammer Visionnaire  di Milano nel 2014. Alla Fondazione Merz di Torino nel 2013. All’ Art Museum di Miami nel 2011 e nel 2010 a Parigi alla Gallerie Placido.  Alla Slovak National Gallery di Bratislava nel 2006 e al Blu Contemporary Art a  Bruxelles nel 2001.

Gianni Dova (Pittore, Roma 1925 – Marina di Pisa 1991)

Un Maestro del surrealismo italiano. Giovanissimo si trasferisce da Roma a Milano e frequenterà l’Accademia di Brera, con maestri come Carrà, Funi e Carpi.  Negli anni ‘50 fonda con Brindisi e Kodra il Gruppo linea, che si stacca dal neocubismo e inizia a costruire opere con animali fantastici in un clima surrealista. Dopo una esperienza spaziale con Fontana , si avvicina al Movimento Nucleare di Dangelo e Baj. Si stabilisce a Parigi e Bruxelles e riprende le opere surrealiste. Acquista una casa nel 1967 in Bretagna, dove approfondisce l’atmosfera, la natura e i caratteri marini. Inizia in quegli anni la produzione di tempere (v. l’opera del MACLula) accanto alle tele. Verso la fine degli anni settanta accentua il carattere della natura e inserisce nelle sue tele delle creature fantastiche. Mostre importanti: nel 1947, 1949, 1961 e 1982 alla Galleria del Cavallino a Venezia, Nel 1949 e 1950 alla Galleria del Naviglio a Milano. Nel 1956 alla Galleria Vivani a Anversa e nel 1957e 1978  al Palais des Beaux-Arts a Bruxelles. Nel 1965 alla Galleria Milano, alla Galerie d’Eendt ad Amsterdam e alla Galleria Blu di Milano. Nel 1971 al Palazzo Reale di  Milano e allo Studio d’Arte Condotti 85 di Roma. Nel 1987 alla Galleria Parametro di Roma mentre nel 1988 al Centro Tornabuoni di Firenze.  Altre, nel 2005 alla Gallerai Cafisio di Milano e nel 2008 alla Galleria il Castello di Milano.

Giuseppe Banchieri (Pittore, Milano 1927 – Ronchi di Massa Carrara 1994)

Si forma all’Accademia delle Belle Arti di Firenze e poi alla Accademia di Brera col maestro Aldo Carpi. Aderisce con Ferroni, Ceretti, Romagnoni, Vaglieri e Bodini al movimento del Realismo Esistenziale. La pittura di Banchieri è caratterizzata dai  toni del realismo e sull’universo dei luoghi e delle cose; la sua pittura cromatica è spesso a  grigi spenti,  tipica degli  anni 1960 di Milano. l soggetti riprodotti indagano sulla esistenza, sulla considerazione umana. Al centro dei dipinti sono raffigurati elementi dell’esistenza sociale.  Banchieri illustra le case tristi di periferia, le strade bagnate dalla pioggia, le finestre solitarie, le biciclette abbandonate, la solitudine delle spiagge viareggine, dove aveva soggiornato. Mostre Personali: 1956 personale alla Galleria Pater di Milano. Biennali di Venezia nel 1958 e nel 1962 e alle Quadriennali di Roma nel 1959, 1965, 1972. Nel 1959 partecipa alla Biennale di Parigi e alla III Biennale del Mediterraneo ad Alessandria d’Egitto. Nel 1964 al Circolo degli Artisti di Biella.  Nel 1968 alla Permanente alla Biennale di Milano. Nel 1969 è invitato alla VII Biennale di Alessandria d’Egitto. Nel 1973 espone alla Villa Reale di Monza. Biennale di Milano lungo gli anni ’70 e ’80. Nel 1995 Palazzo Ducale di Lucca. Nel 1959 è alla Galleria Elmo a Roma, nel 1963 alla Sfera di Modena, nel 1967 alla Chiocciola di Padova e alla Montrasio di Monza. Nel 1968 alla Galleria Il Gotico di Piacenza. Nel 1979 alla Galleria San Marco a Genova, nel 1980 e 1987 alla Schreiber di Brescia. Nel 1989 al Cannocchiale di Milano, nel 1993 da Biasutti a Torino, Pistoia e Piacenza, nel 1994 alla Galleria Comunale d’arte di Cesena e nel 1995 alla Galleria Officina di Brescia. Nel 1997 alla Civica Galleria d’Arte moderna di Gallarate. Nel 2005 Retrospettiva al Museo Bodini di Gemonio.

Hsiao Chin (Pittore e Ceramista, Shanghai 1935)

Ha studiato a Taipei nell’atelier del pittore Li Chun-Sen e arriva in Europa nel 1956. Visita le città europee e si trasferisce stabilmente a Milano. E’ tra i fondatori del movimento di Arte Astratta cinese e del Gruppo Ton Fan, anche del Gruppo il Punto nel 1961 e del movimento internazionale Surya nel 1978 a Milano. Ha insegnato a New York nel 1969 e all’Istituto del Design a Milano nel 1971/2. Ha insegnato pittura alle Belle Arti di Urbino e Torino. Insegna Tecnica di incisione all’Accademia di Brera. L’opera pittorica di Hsiao è impregnata di cultura orientale e spiritualità zen. Il suo lavoro è di cercare una strada spirituale di  infinito e sintesi tra l’arte informale occidentale e la filosofia zen cinese. L’opera su carta del MACLula  presenta il cerchio magico con un punto centrale di riferimento,  quasi la sintesi della azione culturale in pittura del Tai Chi,  una meditazione energetica in movimento. Tutta l’opera di Hsiao è studiata con pochi colori ed essenzialità. Quasi una estrema sintesi un esercizio respiratorio, del lavoro pittorico iniziato da Matisse. in tutto il mondo: nel 1957 al Museo di Mataro di Barcelona; 1959 alla Galleria Numero di Firenz3e4 e Del Cavaliere a Venzia. Nel 1965 al Museo di Maribor in Yugoslavia e nel 1968 alla Galleria The Pollock di Toronto. Nel 1985 all’Hong Kong Instituto  e al Museo Waterland di Taipei. Mostra antologia al Museo di Arte di Taiwan. Musei pubblici:  Museo di Arte Moderna e Metropolitan Museo di New York. Alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, al Museo di Arte a Hong Kong; al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, al Detroit Institute di Arte a Detroit.

HACKATAO Crypto ArtDigital (Sergio Scalet -Transacqua 1973 e Nadia Squarci -Udine 1977)

Gli Hackatao sono artisti di nuove tendenze del contemporaneo italiano. Utilizzano la tecnologia blockchain per certificare e scambiare le nostre opere digitali, una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’arte della  CryptoArt.  Il duo Hackatao è il primo in Italia a usare una tecnica di Pop Art giapponese, con un ispirazione pop surrealista. Lavorano in collaborazione con la startup Newyorkese Pixura.  La fonte della loro arte i Podmork, sono omuncoli totemici pregni di  emozioni e arte. La loro tecnica artistica è una sintesi estetica di grafite e acrilico. I soggetti  si ispirano ad antiche forme pagane, all’alchimia, alla magia dell’infanzia e al contemporaneo. Gli  Hackatao non sono collocabili all’interno di una corrente, ma parlano con un linguaggio universale.  Mostre:  Allegrini Arte Contemporanea di Brescia nel 2012 , al  Museo della tela Umbra nel 2013;  ad ArteA di Milano nel 2016. Al Palazzo Frisacco di Tolmezzo nel 2018; al Circolo degli Esteri a Roma nel 2018; Ex Farmacia di Pietrasanta nel 2019, alla Galleria Zanini Arte di San Benedetto Po e al Museo Bodini di Gemonio nel 2020.

Fathi Hassan (Pittore, Il Cairo 1957 )

Hassan ha frequentato la Kerabia Middle School al Cairo; a ventidue anni si trasferisce in Italia e si iscrive all’Accademia delle Belle Arti di Napoli. E’un esponente dell’arte contemporanea africana. Nel 1988  è presente alla XXIII Biennale di Venezia come unico artista africano. Lo Smithsonian Institute di Washington lo cataloga e inserisce fra gli artisti in Contemporary African Art.  Il Metropolitan Museum of Art di New York  lo cataloga tra gli artisti “Youth Generation”. Hassan richiama nelle sue opere il tema delle lingue antiche africane cancellate dai governi coloniali. Molte opere si richiamano alla calligrafia dei Kufi, con inserimento di simboli grafici e letterali, tra simbolismo e letteratura (l’opera del MACLula sullo sfondo rosso africano  simboleggia la voglia di libertà del Continente). Mostre principali:  nel 2017-2016 al Museo Clark della  Atlanta University (USA), nel 2016 al Williams College Museum of Art, Williamstown (USA). Nel 2014 a Qatar Foundation, Doha-Qatar. Nel 2012 al Rose Issa Projects di Londra e alla  John Rylands Library a Mancheste. Nel 2010 al  Leighton House Museo di Londra e al Beirut Exhibition Center, Libano. Nel 2009 al MQ91 Art Project Space a Berlino, al Museum Arnhem (Olanda), alla Villa Pisani di Stra e al Containers of Light, Art Andrea, a Vicenza. Ancora all’Arabian World Festival di San Severina a Cortona, al Kenuz Domus Artis Gallery di Napoli, all’Africa Dreams, Gallery Genus di  San Benedetto del Tronto. Nel 2008 al The Dakar Biennial e al Museo Nazionale Villa Pisani a Venezia. Nel 2007 al All Musk, Benciv Art Gallery di Pesaro. Nel 2006 al  the October Gallery, di Londra e al  Teatro della Fortuna di Fano. Musei: National Museum of African Art, Smithsonian Institution, Washington. British Museum, Londra. The Metropolitan Museum of Art di New York City.  Barjeel Art Foundation, Emirati Arabi Uniti.  VCU Qatar Gallery Qatar Foundation, Qatar. Victoria and Albert Museum, Londra.  Museum Arnhem, Arnhem. Palazzo Lucarini, Trevi. Museum Clark Atlanta University. Williams College Museum of Art, Williamstown.

Matteo Fato (Pittore e Scultore, Pescara 1979)

Dopo gli studi accademici, lo stile e il colore pittorico di Fato ricordano – a tratti- quelli del pittore norvegese Edvard Munch e degli impressionisti tedeschi del Die Brucke.  La composizione delle opere presentano al loro interno un carattere di magnetismo e di estraneità nordica, quasi un apparente non luogo che Fato, probabilmente, ha assorbito durante la residenza in Norvegia a Dalsasen nel 2015. Prima di questo incontro, l’artista aveva soggiornato presso la Dena Foundation a Parigi. Ogni opera è sistemata all’interno della cassa di legno utilizzata per il suo trasporto, rinviando all’idea dei “dittici da viaggio”, opere che venivano trasportate sulle navi nel Quattrocento. Il lavoro di Fato è un cammino verso i destini dell’uomo, una rappresentazione tra la soggettività riprodotta e paesaggio rappresentato. L’opera del MACLula richiama questa intima connessione tra l’uomo e il paesaggio. Come scultore, Fato ha realizzato per Arteparco nel 2019, delle installazioni sul paesaggio, dove i cavalletti del pittore si introducono nel paesaggio montano del Parco (Specchi angelici). Mostre: nel 2019 alla Galleria Monitor, Roma-Pereto; alla  Fondazione Pescheria Centro arti visive, Pesaro¸ allo Studio Museo Francesco Messina Milano; alla Fondazione 107 Torino; alla Banca di Bologna, Bologna. Nel 2018 al Palazzo Ducale, Urbino e Casa Testori a Milano. Nel 2017alla Galleria Michela Rizzo Venezia e all’Istituto Italiano di Cultura Lisbona. Nel 2015 al MAC – Museo d’Arte Contemporanea, Lissone, e a  Treviso Ricerca Arte Treviso. Nel 2014 al Museo Civico, Treviglio. Nel 2013 alla De Martino Gallery a Monaco e  al Cart Contemporary Art di Monza e ARTcore a Bari. Nel 2012 all’Istituto Italiano di Cultura Strasburgo e  a Zodo Contemporary, Milano. Nel 2011 al Centre Int. des Récollets di Paris. e  al NOTgallery a Napoli, e alla Casa natale di Raffaello/Bottega, Giovanni Santi di Urbino. Nel 2002 e 2006 e 2010 alla AB23 di Vicenza. Nel 2009 alla Galleria Cesare Manzo di Roma–Pescara e alla Church of San Andrés a Cuenca, Spain. Nel 2008 al Warehouse di Teramo, e alla Galleria Daniele Ugolini Contemporary di Firenze. Nel 2007 al MLAC, Roma. Nel 2006 alla Galleria Silvy Bassanese di Biella, alla  Kasa Gallery di Istanbul. Nel 2003 alla Galleria Pio Monti di Roma.  Dal 2009 è docente all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Vincenzo Grosso (Pittore, Nuoro 1977)

Diplomato all’Accademia di Firenze, opera a Berlino e a Nuoro. Vincitore della terza edizione del premio Man gasworks, ed è stato invitato ala 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Sardegna e ha costituto il progetto Seuna Lab a Nuoro. Prosegue la sperimentazione pittorica alla BBK di Berlino. Le sue pitture ammassano palazzi anonimi e incombenti delle megalopoli. L’uomo moderno si annulla nel multiforme generale di spazi poco umani e crea nel visitatore un sentimento di alienazione ed estraneità. Mostre: Museo Murtas a Samugheo nel 2014; Stand-off di Cagliari nel 2016, Contemporary Off a Donori nel 2016; Palazzo Lucarini Contemporary a Trevi nel 2016;  MAN Nuoro nel 2011; Manca Spazio nel 2020 a Nuoro; Casa Falconieri a Cagliari nel 2020; Collezioni: Fondazione di Sardegna; MAN Nuoro

Danilo Buccella (Pittore, Liestal 1974)

Buccella è un pittore della giovane arte contemporanea che dipinge scenari e ritratti misteriosi, come affascinato dalla tenebre. Le sue sono delle vestali del mistero, indefinite, che portano lo spettatore ad entrare lentamente nell’opera, per capire la sua solitudine. Buccella si è formato sulla fredda atmosfera simbolica del nord Europa, arte che introduce le atmosfere ispirate a  Caspar David Friedrich e all’incisore francese simbolista Odilon Renon, dell’inizio novecento. Buccella viene definito un artista noir, i quadri hanno spesso come protagonista una donna-bambina (v. l’opera noir del Maclula), che proviene da un mondo misterioso e cupo. L’atmosfera è da inconscio, proprio per trasmettere allo spettatore chi siamo e dove andiamo. Mostre: alla Vanina Holasek Gallery di New York nel 2006 e nel 2007. A Londra nel 2005 alla Scope Art; alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Repubblica di San Marino nel 2005; alla Mito Gallery nel 2005 a Barcelona; alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, Torino, nel 2005; al Palazzo della Ragione, Milano e a Massa Carrara nel 2005;  nel 2004 a Roma alla Galleria Maniero;  al MiArt, Milano nel 2004; al Palazzo Ducale, Città di Pavullo nel Frignano nel 2004; ai Musei Civici di Palazzo D’Avalos nel 2004; nel 2004 al Palazzo della Promotrice delle Belle Arti a Torino.  Alla Raab Galllery di Berlino nel 2008; alla La Permanente di Milano nel 2008; Aliens a Venezia nel 2007; IV Premio Cairo Comunication nel 2003; al Premio Lissone nel 2008; al The Workbench di Milano nel 2015; al Sotheby’s Adisco a Milano nel 2009. A Spazio 22 a Milano nel 2015; alla Galleria Triangolo Arte a Bergamo nel 2007. Collezioni:  Deutsche Bank, Museo di Bergamo, Museo di San Marino.

Arcangelo Sassolino (Scultore e Pittore, Vicenza 1967)

Sassolino  ha studiato alla Facoltà di Ingegneria a Padova e  ha frequentato la School of Visual Arts di New York. La ricerca artistica è incentrata sull’interazione tra forze e materiali eterogenei, “…perché non provare a forzare i materiali al limite della loro resistenza? Perché non forzare verso il limite le caratteristiche della materia”. Le sue sculture hanno un grande impatto psichico ed emotivo; una condizione psicologica di tensione e di confronto tra materiali masse e strutture. Il  pessimismo dell’artista ha una componente di drammaticità che pervade l’opera in generale. La sua azione ha una componente di unicità, di critica e drammaticità che pone l’uomo di fronte ad un bivio. La serie su carta di Impatti (opera del MACLula) vede le reazioni della materia soggetta a forze e a tensioni come la cera distrutta su un foglio. Sassolino ha realizzato  la performance, battendo la cera con una mazza. Mostre più importanti: nel 2018 al Pearl LamGalleries H Queen’s, Hong Kong; Galleria Continua, San Gimignano, nel 2017; Galerie Rolando Anselmi, Berlino, (2017); Contemporary Art Museum, St. Louis, nel 2016; Contemporary Art Museum, St. Louis, Missouri, (2016);  il FrankfurterKunstverein, Francoforte (2016); Galleria Continua, San Gimignano nel  2010; Palais de Tokyo, Parigi, nel 2008 e MACRO di Roma nel 2011- Ha presentato un progetto al Z33 Centre for Contemporary Art, Hasselt, in Belgio (2010) e nel contesto di Art and The City, Zurigo nel 2012. 2011 al Swiss Institute di New York. Nel 2014 al Bortolami a New York.  nel 2015 a Berlino al Berlin Art Week. In Istituzioni pubbliche: il Grand Palais, Parigi,  Broad Art Museum, East Lansing, USA; Palazzo Ducale, Venezia, Fondazione Pablo Atchugarry, Punta del Este, Uruguay; Le 104, Parigi; Museo MART, Rovereto  Istituto svizzero, New York, Collezione Guggenheim, Venezia;  Museo FRAC Regional, Reims, Germany; Autocentro e MICA MOCA, Berlino; Museo di Tinguely, Basilea, CCC Strozzina, Firenze;  Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia, Kunsthalle Göppingen, Göppingen; ZKM, Karlsruhe  e Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano.

Riccardo Baruzzi  (artista, Lugo di Romagna  1976 )

Dopo l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, Baruzzi è un giovane artista visivo e sonoro che risiede a Bologna. La sua ricerca è rivolta tra la pittura e il disegno, sviluppa quindi un’allusione nella mancanza di descrizione dell’opera (l’Opera del MACLula, Lettera al disegno è l’entità della stessa). Una scelta voluta tra l’illusione e l’incompiutezza dell’immagine,  un’indagine sulle possibilità della rappresentazione scarnificata, tra figuratività e sintesi astratta. Mostre: Museo di Villa Croce a Genova; Galeria Jacqueline Martins a San Paolo nel 2017; Galleria P420 a Bologna nel 2016, Galleria O’ a Milano nel 2014. Anche al The Goma Madrid nel 2017 e all’Arcade e alla Tate Gallery di  Londra nel 2017;  FM Centro per l’Arte Contemporanea a  Milano  nel 2017. Vincitore 60°Premio Termoli nel 2016.

Fausto Delle Chiaie (pittore, Roma, 1944)

Frequenta  l’Accademia di Belle Arti di Roma e  inizia la produzione di opere negli anni settanta. Delle Chiaie formatosi secondo le suggestioni della pop art e dell’arte povera introduce di nascosto le proprie opere negli spazi espositivi scegliendo dove collocarle (Salita del Pincio, Galleria Sciarra, Piazza Augusto e Ara Pacis). Nel 1986 firma il “Manifesto Infrazionista”, dove infra-azione è collocazione dell’opera nel luogo e veloce allontanamento dell’autore. La critica della britannica Iwona Blazwick ha definito Delle Chiaie uno degli esempi di maggiore successo di arte pubblica. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 2011, nel 2013 e 2014 la Rai Cinema produce un documentario sula sua figura. L’artista converge il museo, con un luogo che appartiene a tutti, anche ai visitatori. Delle Chiaie vuole far riflettere su ciò che crediamo non abbia alcun va­lore. Mostre: Palazzo Merulana a Roma nel 2019.

Beatrice Gallori ( artista, Montevarchi, 1978)

La Gallori ha svolto studi classici e da fashion designer al Polimoda di Firenze. Attraverso l’utilizzo di polimeri e di altri materiali sintetici si concentra sulla sfera come forma; le sue opere di superfici concave e convesse esprimono il concetto della trasformazione. Il punto di inizio restano le ricerche spaziali degli anni milanesi di Lucio Fontana e le Plastiche di Alberto Burri. Fa uso della resina, del monocromo e vernice plasmando materiali come corde, scatole di cartone e fili. Un lavoro di sviluppo sul tema del new pop. Mostre: Galleria Gori Galleri di Pietrasanta nel 2013; Costantini Contemporary art gallery in Torino nel 2015; Lu.C.C.A. Museum. Nel 2016; Vecchiato Arte nel 2016; alla Galleria Lara e Rino Costa a Valenza nel 2017; alla Galleria Forni a Bologna nel 2019; alla Triennale di Milano nel 2018; al MAS Museum dello Splendore di Giulianova.

Andrea Pochetti (artista – grafico e videomaker, Roma 1967)

La ricerca di Pochetti si focalizza recentemente su estrazioni fotografiche e su cornici vhs  per creare quadri “pixellati” che riproducono l’effetto sgranato del segnale televisivo imperfetto. Nel 2008 fonda Muvideo, un’iniziativa techno dedicata alla performance e videoarte. I luoghi, i volti e le atmosfere subiscono un degrado visivo dove si trovano tracce di particolari in apparenza inutili; come, ad esempio, le piante grasse (l’opera del MACLula restituisce il ritratto con piante grasse). Pochetti si riallaccia alla cultura Pop Romana degli ultimi venti-trent’anni. Ha recentemente affermato che “le immagini degradate entrano lentamente a far parte delle nostre esistenze. Ci sforziamo di rammentare volti, luoghi e situazioni vissute, ma incontriamo un crescendo di difficoltà”. Mostre: Explorer Coffee Gallery a Roma nel 1997 e 2007; nel 2015 all’Officine Fotografiche di Roma; nel 2000 alla Antica Libreria Croce di  Roma; Galleria Zoespazioarte di Roma nel 1996, 1997 e 1999.

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