La Collezione2019-08-20T12:48:26+00:00

” L’arte contemporanea è la sincronia del secolo che viviamo, una forma di risposta ai fenomeni sociali e culturali. Ed è per questo che chi come me possiede un tesoro culturale così importante, ha l’obbligo morale di doverlo condividere con tutti e di farlo conoscere. E non necessariamente in una grande città. La sensibilità e la propensione al bello, all’arte, alla cultura, al sapere si possono trovare ovunque nel mondo, in ogni angolo, e io voglio che la gente possa vivere un’esperienza del genere anche in un piccolo paesino della Sardegna” D.F.

Amilcare Rambelli  (Scultore Ceramista e Pittore, Milano 1914- 1976)

Ceramista. Le grandi terracotte del ’63 di Rambelli ribadiscono scelte espressive forti, tese a disvelare nella materia orga­nica la presenza attiva e strutturale. Il volume non disvela in­fatti il caos ma espone di sé l’azione stabile di un’architettura forte. Nel 1959 si stabilisce definitivamente a Milano dove si dedica soprattutto alla scultura improntata al superamento della cultura figurativa, caratterizzata dalle ambiguità connaturate ai valori astratti. Amilcare Rambelli appare forse isolato in questa sperimentazione tanto estrema per cui lo possiamo porre come un autore di punta di fronte ad una concezione nuova della scul­tura cui funzioni primarie sono la salvaguardia di quel germe vitale, pulsante e pensante, che Rambelli ha esteriorizzato come grumo di materia inerme e continuamente minacciata. Centinaia di Mostre in Italia,  Europa e varie internazionali. Tra le principali quelle del 1962 e 1963 a Milano, nel 1966 ad Ascoli Piceno, l’anno prima a Bruxelles, nel 1969 a Innsbruk, nel 1970 a Teheran e  nel 1971 a Koln, Milano, Buenos Aires, Hannover. Tokio nel 1972. Da ultimo nel 1975 a Berlino, Lugano e Aarau. Mostre postume a Como nel 2004 e Teramo sempre nel 2004 e 2007.

 Enrico Cattaneo ( Fotografo, Milano 1933 – 2019)

Dagli anni cinquanta Cattaneo ha iniziato a dedicarsi alla fotografia e alla ricerca, per entrare in contatto con l’arte e farla divenire una professione.  A partire dal 1957 ha iniziato a fotografare le periferie di Milano, interessandosi in particolare alle zone Nord della città che allora erano in piena evoluzione. Ha lavorato come documentarista esterno di paesaggi e situazioni, come documentarista di opere d’arte e come creativo. Ha fotografato opere e artisti come Burri, Agnetti, Fontana, Vaglieri, Kounellis, Tinguely, Klein, Restany, Man Ray, Barruchello, De Dominicis e altri. Cattaneo afferma che “Se in un anno scatti una buona foto, è un anno fortunato. Se su mille foto, dieci non sono eccezionali ma buone, è già un bell’andare”. Famose le sue chimifoto, una sperimentazione di carattere strumentale.  Nei Paesaggi, in cui la carta fotografica è trattata in un certo modo, dà vita a particolari immagini che richiamano la natura. Cattaneo ha messo a frutto le sue conoscenze chimiche, i ricordi di laboratorio di quando studiava con Giulio Natta, l’inventore del Moplen, materiale antesignano della plastica. Ha allestito circa settanta mostre personali e ha partecipato a importanti collettive in Italia e all’estero.

Tino Vaglieri  (Pittore, Trieste 1929 – 2000)

Realismo esistenziale. Sottopone una realtà filtrata del soggetto, con riflessione critica e partecipazione al dramma umano. Ha una pittura coraggiosa e inquieta. Partecipa alla Biennale di Venezia nel 1960. Successivamente prosegue da solo la sua ricerca poetica fondata sull’antinomia: vero della natura e violenza della storia. Così luoghi e situazioni diventano emblematici di un intenso vissuto esistenziale. Presenta una chiara angolazione politica, proletaria e anarchica. I temi riferiti al mondo del lavoro e degrado sociale, sono la sua missione. E’ attratto da Sironi per consonanza di principi e con De Kooning. Personale a Milano nel 1956. Moltissime mostre in tutta Italia soprattutto a Milano e alla Biennale di Venezia nel 1960.

Dangelo (Sergio Reggiori)  (Scrittore Pittore e Hand Mades, Milano 1932)

Fondatore nel 1951 con Baj del Movimento Nucleare. Dal 1955 è pittore storico del Surrealismo assoluto. La sua metodologia artistica si oppone all’astrattismo e alla pittura figurativa preferendo piuttosto la disgregazione della materia. La sua impronta tecnica, inoltre, è costantemente dominata dal segno. Tra le sue opere segnaliamo gli “hand-mades“, assemblaggi di oggetti fissati a piani di fondo o liberi nello spazio, realizzati in contrasto coi “ready-mades” di Duchamp nei quali la manipolazione dell’oggetto assume più importanza rispetto al reperto in sé. Nel 1954 progetta con Jorn e Baj gli Incontri Internazionali della Ceramica, ad Albisola, a cui parteciparono diversi membri del Gruppo CO.BR.A. Dangelo dice di sé: “Sono acrobatico, ogni giornata della mia vita è un mio periodo artistico”. Ultimo pittore surrealista italiano, esponente e fondatore nel 900, del Quarto Convoglio surrealista. Nel 1954 mostre in Italia, Francia e  Belgio e sala personale alla Biennale di Venezia del 1966. 500 mostre personali in tutto il mondo e oltre 1.500 collettive.

Zhuang Hong YiShi Chuan (Pittore, Cina – 1962)

Dopo gli studi al Sichuan College (Cina), si trasferì a Rotterdam negli anni novanta e si laureò alla Minerva Accademia di Groningen, mantenendo anche lo studio a Pechino. La sua arte può essere considerata tridimensionale, dove egli porta elementi cinesi assieme all’impressionismo di stampo francese. L’ispirazione di Zhuang ha creato nelle opere un triplo colore, utilizzando l’inchiostro, con combinazioni di tecniche cinesi (acrilico, carta di riso, olio) che cambia da un lato all’altro. Utilizzando materiale cinese, il suo lavoro rappresenta estetica, meditazione, natura e forma. L’artista ha anche abbracciato la sua ammirazione per l’arte kinetica e soggetto a profonda influenza della filosofia buddista. E’ presente nelle Gallerie di 15 paesi.  Mostre singole a Singapore, Londra, Basilea, Miami e Venezia. Opere nei Musei di New York, Londra, Hong Kong, Abu Dhabi, Geneva, Copenaghen, Singapore, Beirut e Marrakech.

Renzo Schirolli  (Pittore, Mantova 1935- 2000)

Affronta la dimensione astratta dello spazio per proporre un’estensione vitale. La deformazione della tela è intesa come elemento costruttivo dell’impianto architettonico del quadro. L’artista vuole superare la prospettiva e arriva comunque alla scultura e all’architettura dipinta. Mostre: 1981 alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Suzzara, Galleria San Sebastiano a Mantova nel 1996 e  grande antologica nel Palazzo della Ragione di Mantova nel 1999.

Francesco Del Casino (Pittore e Muralista, Siena 1944) 

Diplomato a Siena, continua la formazione artistica a Firenze. Nel 1962 si dedica alla pittura legata allo stile di Renato Gattuso e successivamente di Pablo Picasso. Nel 1964 opera a Orgosolo come muralista con l’intento “di rompere il muro che divide la scuola dalla società“. La sua pittura pubblica, non celebrativa né allegorica, è influenzata dal persistente clima neorealistico e antiaccademico. Nel 2008 realizza un grande murale a Siena, per la battaglia di Montaperti. Numerose le iniziative personali e collettive alle quali partecipa in Italia, tra le quali ricordiamo quelle ospitate a  Nuoro, Reggio Emilia, San Remo, Grenoble e Mosca.

Chistian d’Orgeix  (Pittore, Foix Pirenei – 1927)

Maestro francese della fantasmagoria e storico surrealista. Inizia la sua attività a Parigi nel 1953. E’ influenzato da Marcel Duchamp e Andrè Breton come esploratore della psiche e vita spirituale. La sua arte è l’unicità della scala cromatica e la crudeltà del segno grafico. Influssi presenti della drammaticità della sua tematica. Le sue immagini propongono un mondo tra l’’organico e il meccanico. In 1951 d’Orgeix ritorna a Parigi con le sue sculture, influenzate dal surrealismo, con influenze dei oggetti  dadaisti. Costruisce piccole sculture che trova nel mondo degli Objet trouvé. Presente in mostre in tutto il modo, da Parigi, Düsseldorf, Milano, Londra, Venezia, e Vienna, Livorno.

Giovanni Campus ( Pittore, Olbia – 1929)

Tempo in processo, progressivo e aggregativo; così si potrebbero definire le sue opere, che sono “processi segnici” e “figurali spezzati” scanditi da ritmi e pause, armonie e dissonanze. Ciò è dovuto dal fatto che Campus dispone i segni tenendo conto delle permutazioni, oltre che del loro effetto perturbante. Impatto su scala ambientale Land Art Italiana gli interventi e le istallazioni: Antologiche a Piazzetta di Palazzo Reale, Milano 1977; Galleria Comunale d’Arte Moderna, Bologna 1978; Museo Civico in Progress, Livorno 1979; Su logu de s’iscultura, Tortolì, 2000; Interventi-percorso sulle coste della Gallura nel 1983 e sui monti Limbara Sud nel 2004.
Tra le collezioni museali: Yamanashi Museum of Art, Kufù; Neue Galerie museum, Graz; MAN Museo della Provincia, Nuoro; Galleria Comunale d’Arte, Cagliari; Museo della Xilografia, Carpi; Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Marsala; Civiche Raccolte d’Arte, Milano; Museo Civico d’Arte Sperimentale, Torino; Museo della Permanente, Milano; Su logu de s’iscultura, Tortolì; Civica Galleria d’Arte Moderna, Gallarate; Museo Civico Progressivo, Livorno; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Forti-Verona.

Gaetano Pinna (Pittore, Sassari 1939 )

Nel 1958 si diploma in architettura all’Istituto d’Arte di Sassari. Pittore e scultore, dal 1994 fa parte del Movimento Internazionale MADI Italia. Vive a Verona dal 1974. Costruisce opere esplorando il vuoto dello spazio con elementi essenziali, come la linea retta, il punto, la superficie piana delimitata da margini come il quadrato, il cerchio, il triangolo e spesso figure geometriche irregolari. La sua ricerca formale si svolge con queste figure sovrapposte, quasi sempre uguali, leggermente traslate, metalliche o plastiche che, inclinate di 45° circa, spaziano nella terza dimensione e dalla stessa fuoriescono vettori direzionati in punti focali prestabiliti. Nel 1995 partecipa alla Biennale di Venezia. Espone dal 1958 in Italia, Francia, Giappone Portogallo, Polonia, Libia, Inghilterra, Argentina, Stati Uniti, Irlanda, Danimarca, Svizzera, Ungheria, Germania, Polonia, Portogallo, Brasile, Venezuela. Opere si trovano in molte collezioni pubbliche e private, tra le quali ricordiamo: Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Gallarate (Va), Museo d’Arte Contemporanea F.L.M. Banari, Sassari, Museo MAGI, Pieve di cento (Bo), Fondazione G. Toniolo, Verona, Mobile Madi Museum, Budapest, Madi Museum, Dallas,  Museu Madi, Sobral – Brasile; Museo d’arte Latinoamericano, La Plata, Satoru Sato Art Museum Giappone.

Antonio Secci (Pittore, Dorgali – 1944)

Secci  lascia  la Sardegna nel 1966 per trasferirsi a Milano. Conosce Gianni Dova e Guy Harlotf, i quali insistono affinché si iscriva all’Accademia di Brera. In realtà, a partire da quel momento, Secci praticherà una sorta di ingenuo surrealismo riscontrabile  nel modo di affrontare la superficie scenica del dipinto, nella capacità di dare respiro alla forma ; egli mostra uno spiccato senso di spazio, attraverso i famosi squarci che contraddistinguono molte delle sue opere. Sottoscrive il Primo Manifesto Spaziale e collabora con Crippa. Dopo aver preso parte, negli anni cinquanta, al Movimento Nucleare di Baj e Dangelo, si è volto verso un’astrazione surrealista, che fonde la materia pittorica con la rappresentazione di personaggi metamorfici e geometrizzanti. Per Secci il motivo della spazialità metafisica è una possibile apertura per uno spazio possibile, una visuale più serena della vita. Produce i lavori nel 1972 a Milano. Partecipa alla Biennale di Menton  ed espone insieme a Crippa presso la Jolas Gallery di New York. Mostre personali a Firenze nel 1975, Saint Paul de Vance, Nuoro nel 1999, Livorno, Torino, Brema, Berlino, Legnano, Basilea, Bologna, Milano. Mostre collettive a Roma, Sassari, Como, Livorno, Cagliari, Parigi e Nizza.

Michele Festa (Scultore, Milano – 1931 )

Lavora con lastre d’acciaio inox, tagliate, sagomate e con perspexl fuoriuscente per inserire il colore nelle strutture. Negli anni settanta realizza forme e strutture astratto-geometriche, con l’uso del cerchio che delimita lo spazio e il recupero progressivo del volume nella scultura. Comincia ad indagare il rapporto intercorrente tra scultura, architettura e natura.
Il lavoro degli ultimi anni è incentrato sull’instabilità delle forme nello spazio e sull’accentuazione del disequilibrio nelle strutture architettoniche. Sculture alla Francoforte (1985, 1988, 1989, Milano (1987, 1992 e 2003), Milano (1995 – 1997 -1998 –  1999 – 2000 – 2002), Colonia, (1995 e 1998); a Regensburg (1995), (Beguine 1993), (Sezana 1994), (Lubiana, 1997);  Linz (1998); Innsbruck (1996);  (Bonn 1998) e infine a Erfurt (2002). Poi Norimberga e Parigi.

Francesco Alpigiano (Pittore e Scultore, Nuoro – 1966 )

Scolpisce forme essenziali e dinamiche e porta avanti una ricerca sulla serialità delle lettere e dei numeri. Vincitore del Premio Nivola, soggiorni a New York e mostre a Cagliari, Nuoro. Elabora sculture e pannelli in legno e in rame. Presente sul web Saatchi ArtLondon. Mostre a Cagliari 2017 e a Calasetta 2018.

Mario Adolfi  ( Pittore e Scultore,  Bosa – 1952 )

Elabora tradizionali tematiche di carattere naturalista. Attratto da soggetti che raccontano di cavalli, miti ed eroine, impiega forme, colori, atmosfere – allusivi a memorie di affreschi staccati – per dar vita a uno scavo “archeologico” in cui riaffiorano figure di un classicismo perduto. Ultimamente ha affrontato problematiche pittoriche, legate al blu di IBK. Mostre a Nuoro ( 7 Mostre), Bosa , Milano (1993), Melbourne (2006) , Ravello (1998) , Urbino (1997), Losanna (1993), Viterbo (1992), Sassari (1994) e Germania.

Marco Nereo Rotelli  (Pittore e Scultore, Venezia – 1955 )

Da anni persegue una ricerca sulla luce e sulla dimensione poetica. Ha creato un’interrelazione tra l’arte e le diverse discipline del sapere. Da qui il coinvolgimento nella ricerca di filosofi, musicisti, fotografi, registi, ma principalmente il suo rapporto è con la poesia. Ha esposto alla Biennale di Venezia nel 1986-2001-2005-2009-2011.

Cesare Peverelli  (Pittore, Milano – Parigi 1922- 2000)

Allievo a Milano di Carrà e Funi, nel 1946 si avvicina allo spazialismo e al surrealismo. Nel 1957 si trasferì definitivamente a Parigi. Seguendo i suggerimenti di Ernst e Brauner, approfondì l’esercizio dell’immaginazione, trasformando gli insetti in veri e propri personaggi. Seguirono gli imbuti prospettici dei Campi di canne, ispirati alla natura di Cuba, ed inaugura il ciclo delle “città” che non vogliono essere un richiamo a una particolare realtà metropolitana, bensì indicano una metropoli in senso assoluto. Nel 1963 un’opera venne esposta alla mostra Contemporary Italian Paintings, in Nel 1953 e nel 1960 la Biennale di Venezia gli dedicò una sala personale. ll Comune di Milano gli dedicò 12 mostre. Nel 1957, 1961, 1976 e nel 1979 Il Musée d’Art Moderne di Parigi organizzò importanti mostre. Nel 1962 a Londra, nel 1968 a Roma, nel 1970 a Bruxelles. Nel 1965 a San Paolo, 1966 Cuba.

Angelo Bozzola (Scultore e Pittore, Galliate-Sesana 1921-2010)

La figura di Bozzola ha enorme personalità all’interno del Concretismo e dell’arte Astratto geometrica italiana. Elabora una forma originale che chiama “monoforma”, trapezio-ovoidale, con sviluppi materici che costruisce forme di tensione verso il nuovo e la modernità. “Sono giunto alla sofferta e gioiosa conquista della “forma” personale: la superficie trapezio- ovoidale. Perfetta in se stessa per la sua geometrica essenzialità», afferma Bozzola. Gli artisti del MAC come Dorfles, Monnet, Munari e Soldati, si distinguono per aver trasformato i linguaggi visivi, attraverso l’utilizzo di forme e colori concreti, dinamici, cromaticamente accesi. Nel 1954 Bozzola aderisce al MAC e partecipa alla Triennale di Milano. Espone a Tokio, Kioto e Osaka. Negli anni 1960 mostre a Milano, Firenze, Torino e Genova, poi in Francia a Parigi e Grenoble. Negli anni ’80 ad Abbiategrasso, Novara, Gallarate, Parma, Sondrio-Milano, Firenze e Lugano. Sue opere artistiche monumentali in molti comuni (Modena-Galliate-Genova-Novara etc.). Presenta una bibliografia mondiale sulla sua scultura, dal 1952, sino ad oggi. Museo proprio nella sua Fondazione a Galliate (NO).

Giancarlo Sangregorio  (Scultore,  Milano – Sesto Calende 1925 –2013)

Dal 1950 al 1958 lavora il marmo delle Apuane e modella figure e ceramiche nelle fornaci di Viareggio e Albisola. L’interesse per le arti primitive lo avvicina ai Dogon e proprio in Mali viene a contatto con la realtà primordiale delle maschere. Dopo l’Africa, inizia un viaggio in Oceania che lo porta lungo il corso del fiume Sepik ad avvicinarsi ai lavori degli scultori della Nuova Guinea. Le opere di Sangregorio sono custodite in raccolte private e pubbliche italiane ed estere; numerosi anche i monumenti in diverse città europee.  Tutti i lavori sfuggono alla definizione di scultura tradizionale; cercava nelle pietre la luce. I criteri abituali di orientamento sono divelti; ogni scelta di Sangregorio è un evento che apre altre prospettive, dagli elementi plastici in gommapiuma, alle pitture rupestri materializzate tra le rocce, dall’esperimento della pietra levitante, ai carboni e ai legni bruciati, sino al vetro e all’uso del feltro. Sculture pubbliche dal 1952 a  Milano, Udine, Venezia, Basilea, Serbia, Palau, Gottinga, Friburgo, Lorrach, Como, Somma Lombardo, USA, Messico, Argentina, Israele e Giappone.

Giacomo Benevelli  (Scultore, Reggio Emilia -Pavia 1925- 2011)

Scultore della scuola dell’astrattismo milanese, Benevelli apparteneva al gruppo di scultori dopo Marini che si era venuta a creare nella Milano del dopoguerra.  Nel 1957 esordisce sulla scena artistica vincendo il premio Sabena a Bruxelles. La sua prima mostra personale è del 1959 a Milano. Benevelli ha creato opere di design industriale e ha esplorato le possibilità della forma plastica nelle sue molteplici funzioni, accostandosi sin dagli anni Sessanta all’applicazione di soluzioni creative all’interno del design. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche e private tra cui British Museum di Londra; Museo Reale, Anversa; Palazzo Strozzi, Firenze; Coll. Burton-Taylor, New York; Collezione della Banca d’Italia; Coll. Kent Moore, Parigi; Collezione d’arte della città di Milano. Mostre a Milano, Mantova, New York, Torino, Anversa e Londra.

Carlo Zauli (Ceramista e Scultore, Faenza 1926-2002 )

Grande protagonista della scultura italiana del dopoguerra, a partire dagli anni Sessanta si distacca da Martini e Fontana nell’arte della ceramica, evolvendo la sua tecnica verso una ricerca espressiva plastica complessa e di grande ricchezza espressiva. Il passaggio da climi informali e cubisti a un ragionamento sulla forma come ordine retorico, lo porta a entrare nel dibattito plastico del tempo. Successivamente la sua scultura affronta problematiche conferendo un ruolo di primo piano alla vocazione formativa della materia, al rapporto tra sostanza e pelle del corpo plastico, alla dialettica tra il vivente e la geometria. Le grandi mostre personali, in Europa e Giappone, e le opere di integrazione architettonica sono arricchite nel tempo da esposizioni in gallerie e spazi pubblici, conferendo alla sua opera un respiro internazionale.   Mostre a Bagdad, Tokio, Kioto, Milano, Faenza, Bologna e Roma.

Giancarlo Ossola (Pittore, Milano 1935 – 2015)

Ha frequentato l’Accademia di Brera, avvicinandosi al realismo esistenziale (attraverso Banchieri, Vaglieri e Cazzaniga) nonché alla pittura dell’informale internazionale, indirizzando il suo lavoro verso opere pittoriche di segno forte e concitato. Famosi gli Interni-Esterni datati 1963 mentre dal 1980 si dedica a un’indagine del territorio urbano con fabbriche, depositi dismessi, officine, laboratori e ville abbandonate. Luoghi di solitudine della pittura, con atmosfere atemporali e sospese, in cui la presenza umana è lontanissima. Nel procedere del lavoro, Ossola è consapevole delle affinità elettive con alcuni maestri del ‘600 (soprattutto Magnasco) e moderni, soprattutto per quelli noti per il disfacimento molecolare delle figure e situazioni (Giacometti e Bacon). Moltissime personali in Italia e Europa. Tra le principali: nel 1973 alla Villa Reale di Monza e alla Biennale di Milano dal 1963 al 1984; nel 1978 XI Quadriennale di Roma mentre nel 1996 a Sondrio, Volterra e Camaiore. Ancora, nel 1998 al Museo Epper di Ascona (CH), 1993 a Livorno e al Castello Aragonese di Ischia. Nel 1995 al Miart a Milano e Galleria Arte 32. Nel 1990 a Taranto- ILVA e nel 1992 alla Università Bocconi. Nel 1996 a Salò, Lubiana, Stoccarda e San Pietroburgo. 1988-1989 a Mosca, Kiev e Tblisi. Nel 2000 al Mattatoio a Roma, Nel 2001 a Vigevano e Lissone. Nel 2004 a Mantova Casa del Mantegna, nel 2004 a Varese. Nel 2005 a Milano e Gubbio. Nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia.

Paolo Schiavocampo (Pittore e  Scultore, Palermo 1924)

Nel 1948 a Milano e nel 1964 a New York ha partecipato alle lotte ideali e battaglie culturali e sociali. Il suo linguaggio artistico è un’appassionata partecipazione alla realtà sociale, che coinvolge l’immaginazione attraverso i mutamenti e processi mentali.  I dipinti degli anni cinquanta, paesaggi figure forme aspre delle periferie milanesi (dopo il soggiorno a New York) e figure siciliane. Opere presenti in molti musei pubblici: Milano, Varsavia, Palermo, Brescia, Messina, Savona, Israele, Zurigo, Castello di Pavia, Pinacoteca di Macerata, Museo di Gibellina, California State University, Museo di Bochum. Opere anche a  Hattingen e Sesto San Giovanni.

Giancarlo Cazzaniga  (Pittore, Monza – Milano 1930 – 2013)

Ha studiato all’Istituto d’Arte di Monza e a Milano. Emigrato in Germania, fuggì nel 1943 in Italia e si trasferì a Milano avvicinandosi ai pittori del realismo esistenziale. Era uno dei classici “artisti di Brera”, una figura di spicco con  personaggi come Chighine, Morlotti, Crippa, Peverelli, Vaglieri, Ossola. Definiti degli engagès, che amavano proporre la realtà nuda e cruda, la quotidianità di un dopoguerra fatto di difficoltà e ristrettezze economiche. Pittore protagonista dell’arte italiana, i suoi quadri sono caratterizzati da scatti di una torbida luce, di un bianco abbagliante, di accenti nervosi, dal tono diffuso.  Conclusa  l’esperienza del realismo esistenziale, la sua attenzione si concentrerà soprattutto sulla natura. Una natura colta nel dettaglio d’ogni forma e colore. Alberi, gusci, conchiglie e fiori che Cazzaniga ritrarrà, per tutta la vita, con la verve e il ritmo con cui aveva ritratto negli anni settanta i suoi celebri suonatori di jazz. Un ritmo febbrile, inesauribile. Cazzaniga è un figurativo o un neoinformale,  perché le sue opere sono sempre da situare fra due poli, di violento scavo del reale e di distaccata contemplazione. La prima esposizione a Brescia nel 1957, mentre nel 1958 era presente a Milano e a Forlì. Nel 1959 a Lugano. Nel 1961 in Belgio ad Anversa, poi Torino nel 1962 e Parma nel 1963. Per due volte partecipa alla Biennale di Venezia, nel 1962 e nel 1966, l’anno prima alla Quadriennale di Roma. 1965. Seguono centinaia di esposizioni in tutta Italia, con  l’ultima nel 2013 a Monza .

 Gino Frogheri (Pittore, Nuoro 1937 )

Si avvicina all’arte negli anni Cinquanta. La sua ricerca artistica si muove inizialmente nell’ambito del realismo tradizionale, per poi assimilare la lezione dell’informale e dell’astrattismo. Dal 1970 conduce una ricerca formale e materica che sfocia in una sorta di “simbolismo minimale“, ossia la riduzione stilistica della forma, che giunge alla sintesi geometrica e alla forma simbolo. Questa soluzione di richiamo talismanica è la protagonista dei lavori degli ultimi anni. Personale a Nuoro nel 1958, presente a Cagliari, Seregno, Napoli, Deauville, Milano, Como, Nuoro e Genova. Collettive in tutta Italia e presente alla Biennale di Venezia nel 2011.

Michael Rogler  (Pittore, Mainz – Germania -1940 )

Dal 1960 al 1963 studia pittura presso l’Accademia Arti Figurative di Stoccarda e Storia dell’Arte a Francoforte. Rogler rinuncia alla policromia eccessiva prediligendo l’essenzialità del grigio e del bianco. Nelle sue tele, Rogler trasfigura la natura in colore puro in pura luce. La sua pittura, infatti, non abolisce l’immagine ma la rende indeterminata, fino a diventare un vibrante campo cromatico. Segue una  policromia derivante dall’applicazione della teoria dei colori di Goethe ispirandosi anche alla tecnica artistica di Monet. Elabora un proprio concetto cromatico basato sul nero, bianco, verde e rosso, accostando simultaneamente diverse varianti di colore, di crescente complessità e tendenti sempre al perfetto equilibrio. In seguito volgerà il suo interesse all’attività del cosiddetto espressionismo astratto americano (Rotko, Newman). Espone nel 2000 all’Ernst Osthaus Museum di Hagen. La Mostra arriva a New York e a Budapest. Mostre in Germania a Oldenburg, Schwabusch, Kassel, nella Galleria d’arte a Mannheim e a Clemens Sels Museum di Neuss. Mostre a Lissone Museo nel 2014 e a Milano nel 2017.

Zaza Calzia (Pittrice e Designer, Cagliari 1932 )

Maturò la formazione artistica a Sassari, prima mostra personale nel 1996. Il suo percorso artistico è iniziato con una ricerca sull’informale e l’astratto, utilizzando tecniche miste sperimentali. Le sue opere, ricche di riferimenti aggiornati al panorama internazionale, volsero alla Pop Art, prendendo come base per le composizioni le lettere, elaborate in un mondo però avulso da quello della comunicazione e sublimate in quanto linee e colori. I segni alfanumerici divennero per la Calzia gli elementi compositivi da dosare ed equilibrare nello spazio compositivo. Mostre principali: 2004 – Lamezia Terme, 2000 – Cagliari;1997-1973-1962-1959 – Roma, 1994 – Alghero, Villanova Monteleone, Ulassai, -1964-2009-2010 Cagliari; 2008 Locarno;1971-1977-1966-1994-2006 Sassari; 2003 Berchidda.

Nino Dore  (Pittore, Sassari – Roma 1932 – 2013)

Diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Sassari, ha una prima attività espositiva nel 1953. Nel 1960 vince di una borsa studio del Governo Francese a Parigi, dove frequenta Corsi di incisione. Successivamente vince una borsa della Fondation de la Maison de l’Italie a Parigi e consolida  la sua esperienza. La sua pittura è strutturata su  paesaggi interiori romanticamente connotati che riversa sulle sue carte intelate. Paesaggi astratti senza referenze oggettive, ma rigorosamente inseriti all’interno di una ricerca votata all’informale e all’aniconico. Un gioco di linee diagonali e spezzate, un vortice di contrasti tra colori primari, mai squillanti. Un’opera artistica frutto di un’inesausta ansia interiore, che proietta Dore in una dimensione atemporale, perennemente romantica e attuale. Dal 1970 si trasferisce a Roma e fa parte del Gruppo “Spazio Alternativo”. Mostre più importanti: Cagliari e Roma nel 1959 alla VIII Quadriennale di Arte-1972-1977-1982-1983-1989-; a Sassari al Palazzo Sciuti nel 1988; in Egitto al Cairo 1998; Nuoro alla Galleria Chironi nel 1974 e nel 1983; Olbia 1982; Kornwesteim nel 1979. Nel 1987 alla Galerie de Couvaloup a Morges e a Bellinzona nel 1994. Successivamente Mostre a Sassari nel 1999 e una Personale nel 2000 a Casa Olla di Quartu.

Rino Carrara (Pittore, Bergamo 1921-2010)

Negli anni sessanta, Carrara identifica nel recupero della manualità artigianale un nuovo linguaggio, come possibile salvezza per l’artista e l’uomo. Inizia così la storia dei fili, intessuti e trapunti su tele dalle grandi campiture monocrome. Gli interessa un fatto di recupero della natura, come difesa dell’uomo dalla società odierna. L’informale divenuto sterile in tutta Europa e il diffondersi di arte tecnicamente riproducibile (mec-art e fotografia) lo convinsero a ricercare nuove strade. Mostre Bergamo (1998), Bruxelles (2005), Milano, Roma, Parigi, Bologna, Basilea, Genova.

Vincenzo Satta (Pittore, Nuoro – 1937)

Frequenta l’istituto d’Arte di Sassari e I’Accademia di Belle Arti a Bologna. La prima mostra personale è a Bologna nel 1966. Satta arresta e conserva la luce sulla soglia del suo trapasso, prima del suo spegnersi, sceglie il momento estremo in cui la luce è ¨ancora tale, significa puntare sull’attimo più difficile, ma estremamente pregnante di tutto il processo della pittura”.  Da sempre Satta insegue questa grande, indistinta luce colorata e, soltanto quando questa meta sia stata raggiunta, l’operazione creativa potrà dirsi conclusa per aver toccato l’astratta limpidezza.  Satta ha interpretato le ragioni di una pittura astratta di tendenza analitica, pur senza legarsi ai numerosi gruppi che si ispiravano ai canoni della così detta “pittura-pittura”. Ha esposto alla XXVIII Biennale di Milano nel 1974, alla Quadriennale di Roma e a Parigi, Francoforte, Budapest, Toulouse, Bordeaux, Alessandria d’Egitto, Rassegna Internazionale d’Arte di Bosa del 1964. Sue principali retrospettive si sono tenute a Palazzo Massari di Ferrara (1995), al Museo d’Arte di Nuoro (1999 e 2014), Mutabilis Arte a Torino (2016). Inoltre Mostra Collettiva a New York 1994 Spazio d’Arte e mostra Regione Emilia Romagna a Bologna nel 2018.

Joao Maria Ester (Pittrice e Artista visiva, Buenos Aires -1944)

Laureata in archiettura, ha fatto la prima mostra personale nel 1997 in arti plastiche. Afferma Joao che ”Il bianco è il luogo dove la vista comincia a differenziare la forma e la mente costruisce un mondo visivo; è come ritornare al momento in cui un suono rompe la pienezza del silenzio; è, allo stesso tempo, la negazione e la somma di tutti i colori. Con il bianco sfido il concetto tradizionale del visibile proponendo altre estensioni della visibilità: forzando l’occhio, si forza la coscienza. Le immagini diventano immacolate attraverso innumerevoli strati di vernice, fino a raggiungere il grado giusto di luminosità,”  Famosa anche per le installazioni di pavimenti di sale, fili, aloni e specchi in acciaio inossidabile. Elabora anche dei labirinti, dove l’essenza è il percorso, lo spazio generato dalle separazioni di pietra bianca. Mostre personali in sud America nel 2017 allo Spazio Cervantes di Milano, 2014 a Spazio Rocco Scotellaro a Vigevano e alla Associazione Zero Gravità a Biella, nel 2007 al Salotto di Como, dal 2006, Azcue, Buenos Aires; Galleria Holz, Buenos Aires; 2005, Galleria  von Hartz Miami FL., U.S.A; 2003, Museo Nazionale delle Belle Arti, Buenos Aires; 2002, Museo Storico A. Jauretche, Buenos Aires; Centro Culturale Recoleta, Buenos Aires; 2000, Centro Culturale Borges, Buenos Aires; Centro Culturale Santa Cruz, Río Gallegos; 1989, Galleria Van Riel, Buenos Aires.

Vittorio Tavernari ( Scultore, Milano – Varese 1919 – 1987)

Sedicenne iniziò a frequentare la Scuola d’arte del Marmo del Castello Sforzesco di Milano diretta da Wildt. Ma la sua crescita artistica è tra il gruppo degli “Astrattisti” a Como. Mostre a Milano nella Galleria del Camino 1948 e alla Galleria del Milione nel 1951. Dalle prime mostre personali a Milano arriva a Parigi, con un percorso singolare: dal periodo astratto al ciclo delle sculture filiformi. E poi i torsi, quelli femminili e quelli di Cristo, che lo portano alla Biennale di Venezia nel 1964. Nel 1961 espone all’ “Italian Artists of Today“, intraprendendo un percorso che da Göteborg lo porterà a Helsinki, poi Oslo e Copenaghen. Partecipa a diverse Quadriennali: Torino nel 1951 e 1959, poi Roma nel 1955 e 1959. Nel 1961 partecipa alle rassegne di Göteborg, Oslo, Tokyo, Pittsburgh mentre a Parigi, la Galleria Paul Facchetti, riserva una mostra ai suoi legni piatti e ai suoi famosissimi torsi. Altre personali a Milano nel 1962 e nel 1969 poi nel 1974 ai Musei Civici di Varese. A Rimini, invece, esporrà nei Giardini del Palazzo dell’Arengo, una Pietà del ’48 nonché legni e bronzi del 1973. Dello stesso anno una Mostra antologica al Museo Rodin di Parigi e un’ultima a Varese nel 2011. Le sue sculture sono presenti in importanti musei in Italia a Milano, Bologna, Roma, Palermo, Matera, Città del Vaticano nonché all’estero, da San Paolo a New York.

Lino Tiné – Floridia 1932 – Scultore

Riesce ad allineare all’infinito i suoi segni e la massa diventa espressione di energia. Modelli immaginari di città viste dall’alto, i pieni e vuoti rimandano a figurazioni architettoniche. E’ uno spazio cosmico che nasce dal travaglio dell’uomo contemporaneo, teso alla conquista di altri mondi. Mostre a Galleria Fondaco (Messina,’60), alla IX Quadriennale (Roma,’65), Biennale del bronzetto (Padova,’67,’75), Salon de Mai (Paris, ’70, ’71, ’72), Biennale di Scultura (Campione d’Italia, ’75, ’78), XV Triennale (Milano,’73), XXVIII Biennale (Milano,’74), Biennale di scultura (Comiso,’77), Antologia di scultura (Giussano).

Jerzy Kujawski  (Pittore, Ostrów Wielkopolski – Parigi 1921- 1998 )

Si è laureato in Polonia. Dopo la caduta della rivolta di Varsavia, partì e si stabilì a Parigi e frequentò André Breton. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Parigi. Nel 1947 e fino al 1949  espone le sue opere all’esposizione internazionale surrealista nella Galleria Maeght a Parigi.   All’inizio degli anni sessanta l’arte di Kujawski si focalizza sulla pittura della materia. Nella seconda metà degli anni sessanta, abbandonò l’astrazione e si riferì di nuovo all’immaginazione figurativa, filtrata attraverso l’iconosfera del mondo dei media.  È stato ispirato dall’ambiente contemporaneo e dai cliché tratti dalla cultura di massa. Sempre più spesso, ha raggiunto il monotipo, la decalcomania e la serigrafia, e quindi la tecnica di costruzione di immagini utilizzate dagli artisti della cultura pop. Partecipante a numerose mostre surrealiste in Francia e nel mondo: Praga , Lussemburgo , Berlino , Francoforte , Bruxelles , Milano , Cracovia. Nel 1957 partecipò a una mostra retrospettiva della sua pittura a Varsavia . Nel 2006 , una mostra retrospettiva di Jerzy Kujawski Maranath ha avuto luogo al Museo Nazionale di Poznań e a Varsavia. La maggior parte delle opere sono nel Centro Pompidou di Parigi, nei musei d’arte moderna a Parigi, a Lodz  e Darmstadt, e in collezioni private.

Rocco Borella (Pittore, Genova 1920-1994 )

Luce e spazio in una pittura di analisi del cromatismo. Bande ritmate orizzontali o verticali, con modulazioni ora leggere ad aloni, ora intense e omogenee, a strutturare l’immagine delle opere. Nel 1941 lavora all’Ansaldo di Genova.  Numerose esposizioni: Buenos Aires 1949, Biennale San Paolo 1951, Biennale di Venezia 1956, Quadriennale Roma 1951-1965-1973, Parigi 1960-1972-1973-1974, Francoforte 1962, New York 1964, Bruxelles 1970-1977, Dusseldorf 1972, Koln 1976, Berlino 1977, Varsavia 1977 Odessa 1979.

Mazzoleni Martino – Milano 1935-1995 – Pittore.

Astrattismo e concretismo geometrico. Opere nelle quali l’ordine estetico si manifesta in una pittura sistematicamente strutturata e di linea asimmetrica. L’immagine stessa non è altro che introspezione di quanto si può prevedere. Nelle spazio di assenza, c’è un rispecchiamento della società contemporanea. Mostre a Milano dal 1968 al 1992, Bolzano (1970), Bergamo, Seregno, Meda (1971) Parigi (1972-1974), Aosta, New York (1974), Lugano (1976) Como.

Urano Palma (Scultore, Varese 1936 – 2010)

Palma è un creativo completo, uno scultore del Rinascimento che plasma materiali scultorei: legno, bronzo e alluminio. Famoso nel mondo, entra nelle case con i quadri e i mobili riconoscibili anche senza la sua firma d’autore. Dicono di lui: “L’Arte per Palma non può essere eterna, poiché condivide come ogni essere vivente la condizione mortale e la sorte di dover passare ad altra dimensione”. Palma, che ha fatto dell’originalità delle sue opere “tarlate” una grande espressione artistica, si è reso famosissimo per divani, poltrone, sedie di legno grezzo. E’ presente in 7 Musei internazionali ed è un esempio di scultura geniale e funzionale che riflette la sua vitalità, la sua cultura e il suo delizioso gusto blasé. Dal 1966 al 1968  svolge ricerche optical nel tentativo, sottilmente ironico, di demitizzare gli idoli tecnologici; come materiali usa il vetro, il panifor e il frassino. Si focalizza inoltre su due tematiche specifiche: i “ritmi musicali” e le “città” da cui in seguito trarrà spunti per attuazioni nel campo del design, realizzando mobili e sculture di vari materiali: legno, pietra, bronzo, cristallo e alluminio.  Nel 1968 le sue ricerche sboccano nelle “visuali tecnologiche“, assi che manipola dapprima intervenendo con il colore e poi, intorno al 1970, lavorandole direttamente con fresature ad intaglio. Mostre in Italia e Germania (Ulm, Monaco, Düsseldorf,) in Francia, Spagna, Stati Uniti e recentemente in Corea, con un’opera in ghisa. Sempre in Corea e precisamente a Pusan, con un’opera di bronzo alta otto metri, realizzata in occasione della Mostra Interazionale d’Arte organizzata dal Governo coreano. Urano Palma dal 1960, si occupa anche di design.

Alessandro (Alex) Caminiti (Pittore e Scultore, Messina 1977)

La sua coraggiosa esplorazione e ricerca di nuovi modelli, lo porta ad essere uno dei nomi più rappresentativi dell’ Arte siciliana nel mondo.
L’artista trasferisce la sua particolare sensibilità nell’ opera che realizza, lavorando con  frenesia, sino a perfezionarne l’idea e ricreandone ogni volta una nuova.  Ha partecipato a molti eventi di rilievo; memorabili le sfide con altri artisti americani. Le sue mostre di alto profilo artistico, la sua diffusione capillare e spontanea, il ricercato sviluppo di nuovi percorsi artistici e la coraggiosa esplorazione di nuovi modelli.
Molte esposizioni e Mostre in tutto il mondo, in  USA, Cina, Russia, GB, Francia, Serbia, Giappone, Canada, Ungheria, Venezia, Vienna, Palermo, Messina, Grecia, Dubai, Ginevra, Parigi,  Montecarlo e Napoli.

Paola Romano (Pittrice  e Scultrice, Monterotondo 1951)

Inizia nel 2000 un percorso nella produzione di opere fortemente materiche. Spiccano la serie delle Lune, utilizzate anche in scenografie di opere teatrali. L’arte della Romano è legata a un concettualismo, che recupera in fondo il piacere del concettualismo storico. Esposizioni a Roma, Venezia (54 Biennale d’Arte) , Hong Kong, Vaticano, Cassino e Monterotondo.

Emilio Pian (Scultore, Roma  1956 )

Scultore che utilizza materiali di derivazione industriale, attribuendo grande valenza alla materia contemporanea.  Orienta la propria ricerca verso  lo spazio e la forma, usando l’acciaio, piombo e ferro. Materiali non tradizionali ma particolarmente attinenti alla sua sensibilità di artista. Costruisce  moderne cattedrali, in cui è presente uno sviluppo verticale evoca la maestosità degli edifici di culto medievali. Mostre e personali a Treviso, Verona, Vicenza, Praga, Viterbo, Roma, Lugano e Ferrara.

Fernando Picenni (Pittore, Bergamo 1929 )

Negli anni Cinquanta, Picenni ha identificato un suo inconfondibile stile, nel quale una rapida pennellata sfugge all’oscuramento della superficie (“Sì, impostando immagini ferme, corpose, quasi monocrome, emergenti e solitarie”). La sua è una pittura che indaga la dissoluzione della forma. L’artista elabora una pittura personale dalle classiche proporzioni e dalle luci caravaggesche, un’arte essenzialmente lirica, che si sforza, assai giustamente, di contenere il proprio lirismo. Prima Personale nel 1968 a Milano, poi Strà, Cesena. Chiasso, Roma.

Alberto Abbati (Pittore, Faenza – Bologna 1923- 2011)

Nelle sue opere adotta un metodo compositivo rigoroso, in cui i piani hanno rapporti dinamici. Crea ampie superfici bianche o nere, a cui apporta una costante componente materica che sfrutta il fluire della luce. Il suo talento per la figura lo ha portato a percorrere, nel suo primo periodo, un realismo permeato di poesia e forza espressiva. La sua pittura è poi evoluta fino a un astrattismo di ricerca continua nella direzione dell’armonia. La natura è la sua principale fonte di ispirazione e nella produzione più matura essa viene tradotta in astrazione materica. Mostre personali a  Roma 1958 e 1970, Riccione, Ferrara, Livorno, Macerata, Milano 1970, Vienna e Monaco 1976,Berlino 1998, Bologna 1994, Faenza.

Raffaele Lattuada (Pittore, Milano – 1936 )

Contro l’immagine di fotografia, Lattuada ha scelto l’antirealismo che muovendosi su un piano spaziale realizza l’idea della cosmogonica. La conquista spaziale e del cosmo ha il fascino del mistero, lo spazio si trasforma in tempo. Sono queste le premesse per un discorso verso il futuro, che porta avanti l’avventura del cosmo attivo e sensibile per l’artista. Mostre a Milano, Sondrio, Amsterdam; Cagliari, Nuoro; Ferrara; Parigi, New York.

Enrico De Tomi (Pittore, Venezia – Roma 1983 – 1912)

Studia all’ Accademia di Venezia e dopo la guerra si trasferisce a Roma. La sua pittura si è evoluta in silenzio; questo artista isolato, a riscoprirlo oggi, si rivela come una figura esemplare e significativa della sua generazione, della quale ha condiviso fedelmente tutte le vicissitudini umane, ideologiche e stilistiche. Di carattere individualista e anarchico, non ha mai fatto pubblicità dei propri lavori. Ricercatore solitario non segue le sue mostre in USA (Chicago 1966 e 1967), dove molte collezioni ospiteranno i suoi lavori (Chicago, Yalesburg,  San Francisco, Cleveland; Pittisburgh). Espone nelle principali Quadriennali e a Roma.

Luc Mondry (Pittore, Bruxelles 1938-1999 )

Si dedica alla via spiritualista dell’arte, appresa a Bruxelles. Dagli anni settanta le sue opere sono qualificate come “insieme cistercensi”, nell’ambito di una non figurazione minimalista. Preferisce l’acquerello all’olio, utilizzando colori raffinati e solitari. Profondamente mistico, trova nella pittura l’espressione del suo animo contemplativo. Ricerca sempre nell’acquerello delle tinte mescolate, con tonalità diluite e richiami che si rifanno ai riflessi d’acqua. Numerose esposizioni a Bruxelles, Namur, Tournai, Wavre.

Vasco Bendini (Pittore Bologna -Roma 1922- 2015 )

Formatosi alla scuola di Morandi a Bologna, Bendini esordisce nel 1949 con una mostra a Milano. Dopo un inizio vicino al formalismo padano, l’artista aveva centrato la sua riflessione sulla materia e sulla sua espressività. Dopo l’arte informale si avvicinò quindi  all’arte povera e concettuale, con produzione di grandi tele. Bendini ha sempre privilegiato il segno e la luce nei suoi dipinti sin dagli anni cinquanta. La sua luce si è fatta nel tempo più concitata e drammatica, in relazione ai tempi moderni. Mostre personali in tutta Italia (tra cui Roma, Milano, Venezia le Biennali 1956-1964-1972), Piacenza, Bologna, Lissone). Opere in 36 Musei mondiali (Roma, Rovereto, USA, Germania, Bologna, Milano, Ravenna, Mantova, Eliat, Pisa, Salerno, Grosseto, Erice).

Luigi Montanarini (Pittore, Firenze – Roma 1906 – 1998)

A Firenze si forma con Felice Carena, visita di studio in Francia, Olanda e Svizzera. Espone alla prima personale a Firenze nel 1937. Aderisce a Roma alla scuola romana del Novecento. Dal 1956 segna l’inizio del periodo informale e poi del cubismo, con l’emotività del disegno e i colori espressionisti che aveva appreso a Parigi. Subisce anche negli anni sessanta l’influenza di Hartung e Pollok con dripping. Prevale sempre l’abilità tecnica dell’artista che con padronanza cromatica, attraverso colori accesi ed esuberanti, cerca d’imprimere l’elemento primario della composizione. Esposizioni a Venezia, Firenze, Roma, Copenaghen, Fulda, Damasco, Philadelphia,Tokio Amburgo, Napoli, New York, Taranto e Bergamo.

Stefano Soddu ( Scultore, Cagliari  1946)

Opera a Milano e dagli anni ’60 e si ricordano le plastiche bruciate e sculture in rame. Soddu ha realizzato una essenzialità della scultura, con fenditure nella ricerca della tridimensionalità, come a segnalare un punto della figura nell’opera. Ha esposto in molte Personali in Italia, USA, Germania, Russia, Belgio, Egitto, Austria Croazia, Francia, con circa 400 Personali e Collettive. Nel 2006 è alla Biennale di Gubbio, nel 2007 alla 52° Biennale di Venezia, nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia.

Lorenzo Piemonti (Pittore, Carate Brianza  1935- 2015 )

Si è imposto alla critica internazionale per i suoi risultati plastici. La sua personalità è maturata in Svizzera con i maestri del concretismo e si è orientata verso i cromoplastici del MADI. Come pittore ha abbandonato il figurativo, per evolvere verso un’arte concreta, caratterizzata da elementi geometrici, linee ortogonali e colori primari. Ha fondato in Italia il gruppo Materialismo Dialettico, basato su una concezione pittorica incentrata sul rigore logico e matematico e dedita alla continua reinvenzione delle leggi matematico-geometriche. E’ presente in Mostre in Italia, Francia, Svizzera, Serbia, USA, Ungheria e Spagna. A Zurigo ha collaborato per molte Case di moda. Con le sue opere è presente al MADI di Dallas.

Edmondo  Bacci (Pittore, Venezia 1913 – 1978)

Nel 1948 è alla Biennale di Venezia. Aderisce al Movimento spaziale di Lucio Fontana ed espone anche a Buenos Aires. Si inserisce nella corrente informale dell’arte italiana del XX secolo. Incessante è la ricerca pittorica di Bacci che negli anni Settanta, concentrandosi soprattutto sull’aspetto materico, si apre a nuove soluzioni extrapittoriche. Si nota come le macchie di colore giallo, rosso e blu tendano verso una definizione geometrica differenziandosi per equilibrio, peso e ritmo all’interno della composizione. Diventano quasi punti fermi nello spazio, in netto contrasto con le forme nere, realizzate con carte bruciate a sottolineare la combustione e la fragilità della materia. Espone anche a New York su sollecitazione personale di Peggy Guggenheim. Mostre personali in UK, Germania, USA e Milano e ha una Sala personale alla Biennale di Venezia nel 1958.

Agapito Miniucchi ( Scultore, Rocca Sinibalda – 1923)

Inizia a dipingere negli anni cinquanta col naturalismo magico, con diverse esposizioni in Umbria. Nel 1968 si avvicina alla scultura abbracciando il materiale povero di scarto, come il legno dei treni. Le antiche traversine ferroviarie diventano simbolo di violenza e oltraggio e nel 1970 utilizza le traversine per sculture, con cuoio, vimini e ferro. I tagli precisi e elementi geometrici, sono la riproposta in termini umani e sereni della coscienza e del piacere contemplativo mondiale. Personali a Spoleto, Firenze, Roma e New York e molte città degli USA. Mostre anche a Pechino, Canton e Shangai. Diverse sculture monumentali presenti a Terni, Ferrara, Pesaro e Milano.

Roger Desserprit (Pittore, Francia 1923 – 1985)

Iniziò i lavori col cubismo in Francia, ma ben presto abbracciò il movimento sudamericano del MADI. Incontrò tutti gli esponenti del movimento e partecipò nel 1946 al Salone delle Nuove Realtà. Desserprit usa una pittura basata sull’astrazione estetica e sulla geometria.  Dipinse una tendenza di una nuova forma non figurativa nello Spazio Reale. Nel 1970 la linea divenne più libera dal formalismo in aspetti legati alla metafisica. Espose in personali a Parigi, Milano (Triennale), Monaco, Macon e Grenoble. Opere a Parigi nel Museo di Arte Moderna, a Macon e Grenoble.

Aldo Bergolli  (Pittore, Legnano – Milano 1916 – 1972)

Inizia a dipingere col postcubismo di Picasso e sottoscrive con molti artisti, nel febbraio del ’46, il Manifesto del Realismo. Tutta una serie di manifestazioni pittoriche, favoriscono in Bergolli l’applicazione abbondante delle paste e la stesura gestuale del segno e aderisce allo spazialismo di Fontana. Nel 1956 durante  il soggiorno londinese,  l’artista ha modo di apprezzare l’arte di Bacon e di Sutherland; la dimensione drammatica e surreale della megalopoli condiziona lo sviluppo futuro della sua arte. Verso la fine degli anni cinquanta i suoi quadri affrontano soggetti relativi alla realtà urbana e al mondo sotterraneo delle metropolitane con i loro corridoi angusti, le sale d’attesa, le scale mobili. Tanta razionalità è compromessa da una luce tetra e da presenze ambigue e di mistero. E’ sbagliato ricercare particolari umani, questi personaggi più che attendere l’arrivo di qualcuno, più che transitare o sostare sul cavalcavia, appaiono, come la città appare a loro: transitoria ed anonima. Mostre personali: Galleria del Leone 1952 (Legnano), Galleria San Fedele 1953 (Milano), Galleria del Cavallino ‘55 (Venezia), Galleria del Teatro 1959 (Parma), Galleria Nord Sud 1962 (Lugano), Piccadilly Gallery 1965 (Londra). Ha partecipato alla Biennale di Venezia (1954 e 1962), il Premio Città di Gallarate (1954), il Premio Lissone (1957), il Premio La Spezia (1959 e 1961), Nuove Prospettive della Pittura Italiana (Bologna 1962) e la VII Biennale Internazionale di San Paolo del Brasile (1963).

André Beaudin (Pittore, Francia 1895 – 1979)

Dopo gli studi all’Accademia Arti decorative di Parigi, divenne nel 1930 un esponente della Scuola di Parigi. Incontra Juan Gris e propone inizialmente una pittura decisamente cubista, però con aspetti decorativi. Continua con quadri di forme astratte ed eleganti. La sua pittura divenne libera dal cubismo, istintiva, con armonia di composizione, caratteristiche per le quali è molto conosciuto. La sua prima personale è del 1923 a Parigi e a Bruxelles. Presente al Museo di Arti Moderne di Parigi, Grenoble, Marsiglia, Milano (1970), Baltimore, Caracas, Dormund, Luxemburg, Santiago, San Paolo, Vienna, Stockholm, Londra e anche alla Biennale di Venezia nel 1964.

André Verlon  (anche Willy Verkauf)  (Pittore, Scrittore e Editore Zurigo-Vienna 1917- 1993)

Di nazionalità austriaca, israeliana e svizzera, si avvicina all’arte sul modello dei Dada e del Espressionismo tedesco. “Il nostro futuro è più incerto di quello passato. Viviamo tra promesse e un tremendo sviluppo da una parte e la minaccia di estinzione dall’altro.  Non c’è garanzia di sicurezza in queste nazioni”. In queste circostanze filosofiche, l’uomo è spesso il protagonista di cui si sente la mancanza. E’ un caos turbolento, non è un trionfo della distruzione quanto  piuttosto una nostalgia dell’ordine. Fu indotto a utilizzare la tecnica del montaggio, che richiama un foglio giapponese del X secolo. La sua arte è chiamata montage-painting. Mostre in tutto il mondo, New York 1962, Monaco 1961, Dusseldorf, Londra 1962,Basilea, Denver, Parigi 1963, Vienna 1964. Opere di Verlon presenti al MOMA di New York e alla Galleria Tate di Londra.

Paolo Pasotto (Pittore, Bologna 1930-2015)

Alla fine degli anni cinquanta, l’arte di Pasotto – in origine figurativa – evolve verso una pittura definita del Metanaturalismo che si distingue rispetto all’Informale del naturalismo bolognese. Il lavoro dell’Artista è un atteggiamento di realizzazione di morbide pieghe ed increspature. Una pittura, quella del Metanaturalismo, nella quale galleggiano fantasmi, immagini sospese tra figurazione ed astrazione. Pasotto si avvicina all’Antroposofia, basata sugli insegnamenti dell’austriaco Rudolf Steiner, sullo studio della realtà fisica e dimensione spirituale. Una filosofia di vita e pittorica, che ha coinvolto anche il critico d’arte e pittore Gillo Dorfles. La pittura seguita da Pasotto è caratterizzata da tinte dove predominano i colori della terra e i bruni del primo periodo, per poi evolversi verso una pittura dove sono presenti tinte chiare cerose. Inizia con una Mostra nel 1966 al Forum Stadtpark di Graz. Nel 1993 la Biennale d’Arte Contemporanea di Bologna, nel 1994 Mostra Collettiva Spazio Italia a New York, nel 1995 la Mostra di Grosseto,  e nel 2008 la mostra al Palazzo Venezia di Roma. Personale nel 2011 alla Biennale d’Arte di Venezia e a Bologna.

Wout Hoeboer (Pittore, Rotterdam – Bruxelles 1901-1983)

Di nazionalità olandese, è in Belgio che Wout Hoeboer risiedette per più di quarant’anni. Il suo principale intendimento è sempre stato quello di difendere l’eredità Dada. Wout fu sempre un “outsider” rimanendo volontariamente discosto; la sua pittura rispondeva principalmente ad un motto per cui il punto, linea e superficie rappresentavano in termini compositivi degli equivalenti, mentre forma e colore possedevano, un’ importanza metafisica e superiore. Creò intere serie sulla base di motivi simili, quali cerchi, quadranti, croci, stelle, macchie nere, il cui uso ripetitivo sottintende questa differenziazione periodica. Hoeboer ha svolto un ruolo determinante alla formazione del gruppo COBRA nel 1948. Nel 1957 a Milano con i due animatori dell’Arte Nucleare, Baj e Dangelo,  firmò con loro il manifesto “Contro lo Stile”. Nel 1935 Esposizione allo Steedelijck Museum di Amsterdam.  Nel 1947 Esposizione personale a Brema. Nel 1956 Esposizione personale Galleria “Le Verseau” Bruxelles ed Esposizione a Bogotà, al Pavillon Belge con Ensor, Magritte, Delvaux, Bury. Nel 1958 Galleria “Le Soleil dans la tête”, Parigi. Nel 1962 Esposizione “Cobra et Après”, Palais des Beaux Arts, Bruxelles. Nel 1975 Esposizione “Pamapadada” alla Galleria “Il Traghetto” a Venezia. Mostre e Retrospettive al Salotto di  Como nel 1975, 1986 e 2007, dal 1986 al 2013 Mostre a Anversa, Bruxelles. A Calice Ligure nel 1971, a Milano nel 1973.  Opere di Hoeboer sono presenti al Museo D’Arte Moderna di Ostenda e a quello di Bruxelles; Museo d’Ixelles; e Garitte Foundation di Anversa e in molte collezioni private.

 

Giovanni Canu (Pittore Scultore e Ceramista, Mamoiada 1942)

Inizia a dipingere nel 1960 a Nuoro con soggetti contadini, pastori. Poi espone a Cagliari, Grenoble e Hellerup, Torino e Milano. Si interessa dopo aver scelto la scultura, alla pietra, al granito al marmo della Valtellina. Nascono le prime opere che rimandano alle forme primarie di popolazioni neolitiche della Sardegna in età nuragica. Adopera anche la ceramica, ed è facile cogliere nelle opere di Canu, il riferimento al grembo ideale della madre terra, retaggio culturale della Sardegna nuragica. Esposizioni a Cagliari, Milano, Pavia, Grenoble, Nuoro, Biella, Villasanta, Teglio. Opere presenti in molte collezioni in Francia, Milano, Valtellina, Nuoro e in Sardegna.

 

Mario Raciti (Pittore – Milano – 1934)

Espone per la prima volta Nel 1964 alla Galleria Canale di Venezia e si  interessa ai simbolisti astratti.  Raciti sviluppa una pittura costituita da antinomie e contrasti, tra conscio e inconscio, tra interno ed esterno. Una pittura di eventi che portano alle angosce dell’inesplorato. Raciti è difficilmente inquadrabile in uno stile; ama definirsi “Pittore naturalista” intendendo per natura il profondo, l’interiorità, poiché per lui questo è il mondo che contiene ogni cosa. Raciti  ravvisa tutto quel mondo del sentire, il conscio e l’inconscio che costituisce l’uomo e la sua vita. Tutto ciò ha semplificato qualsiasi significato e la dimensione del sogno è una presenza costante. In alcuni momenti è stata un’evidenza fortissima, attraverso la pittura descrive eventi di dimensioni temporali immaginate. Ha esposto alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Venezia con sala personale, al PAC di Milano, al MART di Rovereto, Casa del Mantegna a Mantova, a Dècouvertes ‘92 a Parigi, a Imola, Lugano, al Morat Institut di Freiburg, al MAG di Riva del Garda, alla Permanente di Milano. Poi altre Esposizioni personali a Francoforte, Graz, Huston, Parigi, Auvernier, Monaco di Baviera, Anversa e in altre città italiane.

Nino Cassani  (Scultore, Viggiù 1930 – 2017)

Ricerca nella pietra maggiori possibilità espressive, amplificandole poi nei “rotanti” e nelle “strutture circolari” dove prevale l’idea del movimento. Biennale di Venezia (1962), Biennale di Parigi (1963). Biennale Internazionale di scultura di Carrara (1962-1965-1967-1969-1973), Quadriennale di Roma (1965), Biennale di Anversa (1965); Mostra itinerante del bronzetto italiano contemporaneo nel 1971 a Budapest, Buenos Aires, Montevideo, Rio de Janeiro, Sao Paulo; nel 1972 a Città del Messico, Tokio, Osaka, Hahone; nel 1974 a Hong Kong.

Gottardo Ortelli (Pittore, Viggiù – Varese 1938 – 2003)

Diplomato e docente all’Accademia di Brera, per Ortelli tutto era colore. Nel 1963 inizia la sua attività espositiva attraverso la sperimentazione del rapporto tra il colore e la superficie, dilatando e densificando lo spazio pittorico. L’aspetto analitico della ricerca da lui condotta non rinuncia alle suggestioni emotive derivanti dal rapporto dialettico tra luce e ombra. La tela dipinta deriva da un’energia cromatica concentrata, da un colore-luce denso, forte, squillante, fluido, organico ed espressivo che genera un movimento espansivo dell’immagine. Ortelli riesce a condensare in una tecnica personale la tradizione astratta, il lirismo e la tragicità del colore espressionista, l’autonomia  dello spazio dell’ informale. Ha esposto in molte mostre e personali. Nel 1975 a Rimini, 1978 a Ferrara, nel 1982 alla Biennale di Venezia e Quadriennale di Roma, nel 1984 al PAC di Milano, nel 1993 Verona,  nel 1994 a Nagano (Giappone), Biennale Nazionale d’Arte (Milano ’87, ’89, ‘92). A Varese nel 1978.

Adolfo Lorenzetti – Lucca 1952 – Pittore

Nel 1983 ha inaugurato la sua personale a Lucca. Dipinge soggetti captati dal vero e usa uno stile realistico vagamente tendente all’iperrealismo nella grafica e colore. Lorenzetti sente la tristezza della scena e la malinconia; i casolari, le case, le auto rappresentano tutte una resa e disfatta del mondo civilizzato. Ha esposto in personali a Roma, Firenze, Torino, Bologna e Padova.

Croak James (Scultore, USA – 1951)

Si è laureato in scultura nel 1974 all’Università di Illinois a Chicago. Croak uno dei più originali artisti americani, è un creatore visuale, che lavora con materiali “sporchi” come terra e plastica, ed è conosciuto per i suoi lavori nella scultura dell’arte concettuale e figurativa. Utilizza spesso materiali come la polvere e la terra, scolpisce pezzi come animali umani. Le sue opere affrontano diverse tematiche: l’instabilità sociale, i bambini, la natura della vita umana. Affronta anche il tema dell’ansietà e le sue sculture buie danno un senso di terrore. Le opere sono disegnate con il fango sulla carta, la conclusione comune dei mille shock naturali cui la carne è l’erede. Mostre a Janus Gallery Los Angeles 1978, Riverside Museum Riverside 1981, 1982 Sam Diego University, Blum Helman, New York 1991, alla Stux Gallery in NYC nel 2014 e Brenda Taylor in Boston . Presenza in Musei di Mint Museum di Charlotte NC ; Contemporary Arte Center di Virginia; Osthaus Museum in Hagen nel 1992 Jane Kelly Londra;  nel 1992 Studio la Città 2 Verona.

Giulio Durini (Pittore, Milano – 1966)

Si è laureato all’Accademia di New York e ha studiato arte a Parigi. Durini attraverso le leggi fisiche di corpo e materia scopre un’energia creativa che si fa potenza. Sono quelle particelle lontane nel tempo e nello spazio. Unisce una tecnica impeccabile, ispirata ai maestri secenteschi e barocchi ad atmosfere inequivocabilmente contemporanee ritraendo giovani antieroi. Mostre nel 1996 all’Institut de France di Parigi e nel 1998 allo Spazio Consolo di Milano. Nel 1999 è presente a Palazzo Sarcinelli per la collettiva sulla pittura e partecipa a Pittura Ritrovata, allestita a Roma nel Museo del Risorgimento. Al PAC di Milano nel 2000. Mostra First Gallery di Roma 2008, Antonella Colaninno Arte. E’ presente alla 50ma Biennale di Venezia, a Strasburgo, presso il Palazzo del Parlamento Europeo. Nel 2005 al Palazzo della Ragione di Milano, nel 2007 a Shanghai Art Museum e alla collettiva The New Italian Art Scene presso il TFAM Taipei Fine Art Museum in Taiwan. Nel 2007 al Palazzo Reale a Milano. Nel 2009 al Museo di Cento (Ferrara). Nel 2013 partecipa alla Biennale di Venezia, nel Padiglione arabo siriano.

Francesca Cossellu (Ceramista, Bitti – 1947)

Si è diplomata all’istituto d’arte di Sassari nella sezione ceramica diretta dal prof. Tilocca. Cossellu plasma la terra, esaltando i colori degli smalti, per raccontare le proprie emozioni. È stata presente in diverse manifestazioni artistiche.  Ha insegnato e partecipato a numerose esposizioni in Italia. Mostre a Nuoro alla Galleria Comunale nel 2002, 2004 e 2014;  a Bitti nel 2014 e 2016 al Centro Polivalente di Arzachena nel 2017.

D’Arena Francesco (Pittore, Genova 1916-1988)

Partecipa attivamente al movimento di arte astrattista milanese, famosa negli anni 1950-1970. Nel 1958 D’Arena è invitato a partecipare alla XXIX Binenale di Venezia. Ha soggiornato a Parigi e ha contribuito al notevole rinnovamento artistico italiano negli ani 1960. Sue Mostre personali in numerose gallerie Italiane ed estere (Gallerie Borromini, Schettini, Pat5er, Sturegalerie (Stoccolma); Galleria 17 (Monaco di Baviera), Word House Galleries (New York). Galleria del Cavallino, Galleria Apollinare. Opere presenti nel Museo di Madrid ed alla Esther Bear Gallery di Los Angeles. Ha esposto alla Galleria Pagani e a santa Margherita Ligure nel 2014.

Giacomelli Mario (Fotografo, Senigallia 1925- 2000)

Giacomelli è tra i fotografi italiani più riconosciuti al mondo. Con la sua Bencini Comet S (CMF) modello del 1950 predilige il linguaggio del  bianco e nero, come traccia che si sprigiona non dall’esterno ma dall’interno dell’obiettivo. Giacomelli, infatti, non scatta istantanee di vita, non cattura attimi fuggenti, ma crea spazi visivi nei quali esprimere paure e incertezze. La sua visione fa sembrare lo spazio attorno contagiato come fosse parte di un sogno, al di fuori del momento storico. Ha uno stile poetico e malinconico, a volte astratto. Inizia a chiedere ai contadini, pagandoli, di creare con i loro trattori precisi segni sulla terra marchigiana, agendo direttamente sul paesaggio da fotografare per poi accentuare tali segni nella stampa,  un esempio di Land Art . Tra le serie più conosciute “Scanno”(1957/59), acquistata da Szarkowsky, del Moma di New York, che lo porta a un riconoscimento a livello internazionale. Poi le serie di “Puglia” (1958),“Zingari” (1958), “Un uomo, una donna, un amore” (1960/61) e Petrini (1961/1963). Nel 1955 vince il Concorso Nazionale di Castelfranco Veneto. Nel 1963 è presente al MOMA di New York, nel 1979 partecipa alla Biennale di Venezia con fotografie di Paesaggi. Molte esposizioni personali in tutto il mondo e in Italia. L’ultima Forma e Meravigli a Milano nel 2018.

Paolo Masi (Pittore, Firenze, 1933)

Masi è una liberazione dai canoni del formalismo e da ogni tipo di accademismo perseguita con intensità e coerenza. Si avvicina alle esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili o piccole stecche di plexiglas colorato. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto (1974-76), elaborazione che egli sviluppa all’esterno e all’interno del suo studio con le “Tessiture” (tela grezza cucita) e i “Cartoni” da imballaggio, dove utilizza per la prima volta adesivi trasparenti e coprenti, facendo emergere la struttura interna del materiale. Si avvicina alla terza dimensione, con una ritmicità dello “spazio colore” alla Galleria Schema e Christian Stein a Torino. Partecipa alla Biennale di Venezia (1978); alla XI Quadriennale romana (1986); alle mostre “Kunstlerbücher” di Francoforte e “Erweiterte Fotographie Wiener Secession” di Vienna (1980); alla mostra parigina (Centre Georges Pompidou, 1985), ad “Arte in Toscana 1945-2000” (Firenze e Pistoia, 2002) e alla mostra “Pittura Analitica. I percorsi italiani 1970-1980” (Museo della Permanente, Milano, 2007). Alla prima personale nel 1960 alla Strozzina a Firenze, poi Mostre a Numero (Firenze), Cenobio (Milano), L’Aquilone (Firenze), Schema (Firenze), Christian Stein (Torino), Lydia Megert (Berna), d+c Mueller Roth (Stoccarda), Thomas Keller (Monaco), Primo Piano (Roma), La Polena (Genova), Ariete (Milano), La Piramide (Firenze), Centro d’Arte Spaziotempo (Firenze), Galleria Studio G7 (Bologna), Fondazione Mudima (Milano 2016). Opere nei Museo Pecci di Prato, al Museo di Contemporary Art di Shanghai e al MAGA di Gallarate. Al Museo MART di Rovereto, Galleria Arte Moderna di Firenze, Galleria Arte Moderna di Torino e al Museo del Novecento a Firenze.

Gianluigi Martelli (Pittore e  Scultore, Ascoli Piceno, 1949)

Quindicenne inizia a partecipare a mostre regionali e studia grafica pubblicitaria e comunicazione visiva. Pittore e scultore lavora con le germinazioni metalliche, con un’indagine attorno all’uomo tecnologico, il suo splendore e contraddizioni in simbiosi con la natura. Una curiosa unione inclassificabile, tra legno grezzo e la freddezza dell’acciaio dentro il quale innesta corpi metallici. Quasi un trionfo della macchina sull’uomo. Per Martelli, la macchina  staccata dai computer, non è una potenza dominatrice ma una protesi naturalizzata del corpo e della mente umana. Mostre nel 2010 ”ART-IN-QUART” (Bologna), 2011 Premio alla VI Biennale di Soncino. Anni 70-90 Antologica alla Cantina Malvicini (Ziano Piacentino). Nel 2012 Affordable Art Fair (Milano) e Personale Galleria CA Gallery (Bologna). Mostra Personale al Park Hotel Gallery – Piacenza e Premio Novicelli (Brescia). Premio Rugabella a Castano Primo. Partecipa alla XI Biennale di Grafiche e Arte a Città di Castelleone e nel 2014 alla Collettiva Ajatus di Torino. Nel 2015 Mostra alla Next Gallery di Piacenza.

Giuseppe Chiari  (Pittore – Musicista – Firenze 1926-2007)

Studi in matematica e ingegneria, si è dedicato alla musica studiando pianoforte e composizione.  E’ attratto dalle esperienze americane di J. Cage ed è l’esponente italiano del movimento artistico internazionale Fluxus. Negli anni 60′ inizia le sue sperimentazioni, tra cui gli elaborati fondati sulla componente grafica della scrittura musicale. All’interno del gruppo Fluxus sperimenta il concetto di “musica visiva” combinando l’arte visiva e musicale in un continum di componente visiva. Chiari nel suo essere “altro” rispetto al contesto dell’arte ed al mondo degli artisti contemporanei è sostenitore dell’interazione tra musica, linguaggio, gesto e immagine. Ha elaborato azioni artistiche che si ricollegano alle esperienze neo dadaiste e concettuali. Molte Esposizioni, tra cui la Quadriennale di Roma 1973, la Biennale di Venezia 1972-1976-1978; la Documenta 5 a Kassel nel 1972, Biennale di Sidney nel 1990. Collezioni permanenti al Palazzo Fabroni di Pistoia, Museo del Novecento a Firenze, Museo d’arte Contemporanea dell’Aquila e al MAMBO di Bologna.

Luciano Rizzardi (Pittore, Venezia, 1932 – 2013)

Si diploma all’Istituto d’Arte di Venezia. Nel 1969 applica la sua sperimentazione con l’uso delle strutture modulari e della ricerca, che gravitano intorno all’esperienze optical. Rizzardi opera lontano dall’espressionismo astratto ma cerca un equilibrio silenzioso, dove la superficie si alterna in vuoti e pieni, in una costante vibrazione geometrica della composizione. Numerose Mostre personali, tra le recenti: nel 1963 Galleria Il Traghetto di Venezia; nel 1965 alla Galleria Michelangelo di Roma e Galleria Trambow di Drucksache (Germania); nel 1992 Matera San Biagio Struttura; 1993 Milano Galleria d’Arte Struktura; 1994 Museo Modern Art di Hunfeld (Germania);1995 Stra (VE) e Valencia Galleria Anagma; 1996 Amburgo, Mostra collettiva Itinerante; 2000 Correzzola (Pd) Corte Benedettina geometricamente. Opere in molte collezioni nel Comune di Venezia e nel Museo Cà Pesaro di Venezia.

  Arturo Carmassi(Pittore e Scultore, Lucca 1925 – Empoli 2015)

Un artista fra i più grandi, che si deve ancora collocare al suo vero posto in Europa. Su Carmassi sono state scritte oltre 30 monografie, incentrate sulla sua vastissima e variegata produzione artistica. Dal 1946 al 1951 le sue opere pittoriche sono esposte nell’ambito di mostre nazionali ed internazionali organizzate a Torino e presso la Galleria “La Bussola”. I risultati sono, come per la pittura, di altissimo livello; infatti nel 1962 le sue opere scultoree vengono esposte alla “XXXI Biennale Internazionale d’Arte” di Venezia. Dalla sua prima partitura astratta alla seconda neo-surrealista popolata di creature mitologiche, Carmassi passa alla terza “tutta interiore, scarna” ridotta all’essenziale. L’artista lavora per trasformare le tele bianche mediante l’uso di sabbia, cera, cartone ondulato, catrame, collage, mallo di noce, vecchie stoffe, legno di steccato, in un “universo vitalistico”. Nel 1952 è invitato alla “XXVI Biennale Internazionale d’Arte” di Venezia; nel 1953 vince il “Premio Nazionale di pittura Golfo della Spezia”; l’anno successivo viene invitato alla “Biennale di S. Paolo” (Brasile), all’ Institute di Pittsburg e, per la seconda volta, alla “XXVII Biennale” di Venezia. Le sue opere vengono esposte presso la Galleria milanese “Il Milione” e presso la Galleria romana “La Medusa”. Nel biennio 1957-58 le sue creazioni ottengono numerosi apprezzamenti anche  al “Brooklyn Museum” di New York, alla Darmstader Session- Italianischen Bildhauern” di Darmstadt e  “Junge Italianische Plastik” di Dusseldorf, alla “Biennale di scultura” di Anversa. Nel 1982 la sua opera grafica viene presentata presso gli Istituti di Storia dell’Arte delle Università di Innsbruck e di Koln. Nel 1983 alcune sculture vengono esposte nei musei degli Stati Uniti e dell’America Latina.

Fernando Garbellotto (Pittore, Portogruaro, 1955 )

Laureato in Giurisprudenza, opera dal 1980 con la studio della superficie a-pittorica per confluire in una forma di geometrismo araldico. Nel 1989 attratto dalle teorie di Benoît Mandelbrot sul Caos e sui Frattali, si confronta con la geometria post-euclidea . Garbellotto si dedica a sperimentazioni e traccia un importante campo di ricerca dei Frattali e, nel 2007, giunge all’elaborazione del punto di sintesi. Le tele sono trattate, dipinte, tagliate a strisce e annodate in modo da formare grandi reti per creare una fusione tra spazio reale e spazio ideale. Le reti rappresentano relazioni tra presente e passato, in un continuum infinito di possibilità, dell’essere e del non essere, “sono l’immagine della storia della vita sul nostro pianeta”. Nel 2009 apre uno studio a Chicago (USA). Nel 2010 presenta alla Guggenheim Collection a Venezia la sua performance: “Sliding Venice”. Nel 1997 fonda a Milano il movimento Caos Italiano. Esposizione a Pordenone nel 1992, a Cesanatico nel 1994, al Padiglione Italia 54° Biennale di Venezia nel 2011, Galleria Novecento a Conegliano 2018. Nel 1998 molte Esposizioni a Milano, nel 1999 all’Università Torvergata a Roma, nel 1999 Caos Italiano espone a Novosibirsk (Russia) presso lo State Museum. Nel 2002 a Bologna presso la Galleria Nanni, nel 2007 a Napoli alla Galleria d’Arte Moderna e nel Comune di Ameno (NO). Nel 2019 al The Art Gallery di  Lugano (Svizzera).

Carlo Cego (Pittore, Valdagno 1939 – Milano 2003)

Diplomato  a Roma, dove si era trasferito nel 1947, in seguito lavorerà a Genova al teatro stabile e a Milano a Brera. Connesso alla linea astratta della pittura italiana,  Cego è legato ad una linea pittorica luministica e poetica. Dal 1980 è a Otranto e sviluppa un linguaggio minimale fatto di linee colorate e ampi spazi bianchi. I quadri di Cego affermano una linea poetica e astrazione italiana, una pittura come materia assoluta. L’artista indaga sui rapporti tra spazio e luce avvicinandosi a Giacomo Balla. Per la critica, l’artista ha saputo conciliare astrazione geometrica e dimensione poetica, tutte giocate intorno alla vera protagonista dei suoi quadri: la luce, nelle sue infinite varianti. Moltissime mostre in Italia: a Roma nel 1966, 1968, 1970 e 1982. A Napoli nel 1971 e a Bolzano nel 1980. Partecipa a Roma nel 2000 alla Galleria Comunale di Arte Contemporanea; è presente a Milano nel 2001. Personali a Spoleto nel 2008, poi a Lecce e Otranto nel 2010-2011. Infine Mostra a Milano nel 2011.

Yasuo  Fuke (Scultore, Kagawa, 1929 )

Ha studiato scultura all’Università Arti di Tokio e fino al 1957 e ha frequentato un corso di specializzazione del legno. Nel 1962 si è trasferito a Milano, dove ha frequentato l’Accademia Belle Arti di Brera fino al 1963. Scolpisce in una forma astratta, dove sono presenti forti elementi della cultura zen-giapponese. L’artista rende concreto e non si sovrappone al materiale; l’uomo e l’oggetto sono due cose simili, alla pari. Fuke interviene con legni africani, bruni, rossastri, e l’artista con la sua operazione genera l’unione tra i segni intimi con quelli della natura. Un umanesimo di Fuke, diverso dal nostro, che nella sostanza, è un antinaturalismo e anticosmico (Barletta). Opere alla Galleria Grattacielo di Milano nel 1968, al MUSMA di Matera e nel Museo Pagani di Castellanza (VA), Galleria Open Art di Prato 2017.

 Rosetta Murru (Pittrice – Sassari  1949 – )

Ha studiato all’Istituto d’arte di Sassari con il maestro Mauro Manca, si educata all’arte di avanguardia. Poi si è specializzata a Cagliari, a Roma e Firenze con gli artisti Figari, Tilocca e Contini. Nel corso degli anni la sua ricerca si è sviluppata tra la superfice tridimensionalità sulla forma Optical, con la valenza di spazi e luce. Oggi sviluppa forma simboliche ed elementi della natura, verso plasma materiali. Numerose esposizioni in Italia e all’estero, con mostre nel 1967 alla Chironi 88 di Nuoro, al MAN di Nuoro 2015, a Cagliari nel 2012, Castelsardo 2016, a Chieri nelle Eccentriche Trame 2015, a Sassari nel 2002, in Francia, Slovenia Olanda e Canada. L’opera riprodotta del MACLula è in plexigas e resina, materiali che la Murru usa in forma originale.

Antonio  Ievolella (Scultore, Pittore – Benevento 1952 )

Frequenta l’Accademia Belle Arti di Napoli e nel 1976 insegna a Brera – Milano. Nel 1987 la prima personale alla galleria Studio la Città di Verona da cui prende avvio con Hélène de Franchis, che porterà le sue opere ad una visibilità internazionale. All’inizio lavorava il legno ed il piombo poi, dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1988. Usa dei resti di imbarcazioni, forme astratte in una sorta di museo “open air” che incuriosisce chi si trova a passarvi davanti. Ievolella ha concepito la scultura come una forma plastica simbolica, carica di evocazioni e di indizi narrativi capaci di riportare alla luce oggetti di una memoria soggettiva, ma arcaica e collettiva. La tecnica mista qui riprodotta, richiama stili simili al Movimento Nucleare. Mostre personali nel  1985 Padova, Galleria Stevens, 1987 Verona, Studio la Città,  Nel 1988  alla XLIII Biennale di Venezia. 1998 Roma, Galleria Oddi Baglioni, 1989 Amsterdam, Galerie Maghi Bettini, 1990 Milano, Spazio Metals, 1992 Lecco, Effe-Arte Contemporanea, 1994 Briosco, Fondazione Pietro Rossini, 1995 Verona, Studio La Città, 1997 Padova, Via VIII febbraio/Liston, Isola Museale agli Eremitani- Tortolì, Museo d’Arte Contemporanea, 1999 Lecco, Effe Arte Contemporanea, 1999-2000 progetto per il Cimitero di Rio di Ponte San Nicolò (Padova)- Lecco, Galleria Effevalente, 2002 Milano, Fondazione Mudima, 2004 Lecco, Galleria Malesi e Rio di Ponte San Nicolò (Padova), 2006 Napoli, Castel dell’Ovo, 2007 Seregno, Galleria Artesilva, 2009 Napoli, BOX ArteXArte, 2010 Briosco, Fondazione Pietro Rossini, 2011 Seregno, Galleria Civica “Ezio Maraini”, 2012 Merlara, Sala Polivalente “Mons. Celotto”, 2014 Sculture al Centro storico di Padova- ‘Ghirba’ Opera Monumentale Chiesa Santa Maria Incoronata, Napoli. E’ presente anche con una opera all’Ospedale di Monza.

Renzo Nucara (Pittore – Crema 1955 )

Nucara dipinge all’inizio della carriera quadri, in seguito, sperimenta nuove tecniche: utilizza colori acrilici e compone collage. Dopo aver lasciato l’Accademia di Brera inizia a lavorare nello studio di Renato Volpini, tramite il quale si accosta alla serigrafia. Nel 1977 inaugura la prima esposizione personale presso la Galleria Ticino di Milano. Nel 1993 conosce alcuni artisti, con i quali progetta la creazione di un movimento con obiettivi comuni, e nasce la Cracking Art. Cracking Art trova espressione la “dimensione sociale e collettiva” che costituisce elemento fondamentale di tutta la sua arte. Materia d’elezione è la plastica, che diventa anche veicolo di impegno ecologico e sociale. Partecipa con il gruppo, alla 49° Biennale di Venezia con l’istallazione Sos World: più di un migliaio di tartarughe di plastica riciclata e dorata che occupano i giardini intorno agli storici padiglioni. Torna alla Biennale di Venezia nel 2011 e 2013.

Geneviève   Claisse (Pittrice, Quievy 1935 – Dreux  2018)

Una pittrice importante dell’astratto-geometrico francese. Parente di Auguste Herbin, il fondatore della Abstraction-Création, la Claisse ha operato già nel 1958 verso un trasferimento di ideali puri  e perfetta esecuzione. Nel 1965  il suo vocabolario artistico la porta verso l’Arte Kinetica-Optical  “…si apre alla ricerca del movimento e degli spazi multipli. Il cerchio e il triangolo trattati anche separatamente sono miei temi privilegiati di composizione e di semplicità estrema”. Nel 1970 abbandona temporaneamente la forma e il colore,  ricerca lo spirito geometrico della linea nera sul fondo bianco. Ha affrontato come artista un linguaggio fatto di  forme elementari, cerchi, triangoli e quadrati. Mostre nel 1958 alla Galerie Caille di Cambrai e più volte alla Galerie Hybler di Parigi e Galleria René sempre a Parigi. Nel 1967 è alla Biennale di Parigi e nel 1968 all’Arte Optical del Museo di Oslo.  Nel 1971 alla Galleria d’Eendt ad Amsterdam. Nel 1972 Alencon e nel 1983 al Palazzo delle Belle Arti di Lille.Negli anni 1980-1990 ha esposto a Milano, Bruxelles, Roma  e Zurigo. Nel 2005 una sua importante Retrospettiva, al Museo Matisse du Cateau-Cambrésis.

Alex Corno (Scultore, Monza 1960)

Si diploma in scultura nel 1982 all’Accademia delle Belle Arti di Brera, è allievo di Alik Cavaliere. Corno usa il ferro, piuttosto che altri materiali come il bronzo e il marmo, tradizionalmente nobili, ma meno immediati nel passaggio dall’intuizione alla realizzazione. Il motivo del suo lavoro sta essenzialmente nella ricerca di utilizzo del ferro, come rapporto con lo spazio e la luce. Ha tenuto numerose mostre personali in Italia e nel Mondo. A Milano, nel 1989 è presente a Paradgimi Frattali a Milano, poi prima mostra nel 1993 alla Galleria Spazio, Premio Arco Voltaico, successivamente  alla  XXXII Biennale Nazionale d’Arte città di Milano. Nel 1995, nella stessa città, è al  Museo della Permanente e alla III Biennale Giovane Arte Contemporanea a Sartirana Lomellina. Nel 1996 a Francoforte è ospite alla IX Mostra di Scultura, Milani-Ghinzani e Corno: Tre Generazioni a Confronto. Alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma nel 2005. Nel 2007 mostre  a Montevideo, al Cairo e a Tunisi. Presenta le sue opere anche a Dallas nel 2018 in una Mostra Iron and Graphite. Opere monumentali di Corno sono presenti al Castello di Sartirana, alla Galleria CMCA di Suzzara, al Palazzo Comunale di Triggiano,  al Museo della Permanente a Milano, alla  Banca Intesa a Milano, alla BNL a Roma, alla Città di Alba e  a Colorado Spring  2010-2014 (USA). Presente nella Università del Sacro Cuore a Milano, alla Villa Recalcati a Varese e all’Idroscalo a Milano nel 2012.

Giuseppe Rosa (Pittore, Villimpenta 1948 )

Dopo gli studi a Milano, lavora a Mantova e frequenta lo studio di Gino  Luggi. Nascono nel 1968 i primi lavori materici e partecipa a mostre collettive in Italia e all’estero. Rosa approfondisce la ricerca della poligonalità e progetta il dipinto come propulsore di energie. I suoi lavori escono dalla limitazione del quadro, oltrepassano la forma geometrica, verso un’abolizione della cornice e della tradizione geometrica. Rosa ordina quindi un nuovo sistema di modello plastico, acciaio cromato e plexiglass. I vari elementi utilizzati fungono da struttura, i colori e le forme si bilanciano e creano sinergia nei rapporti di peso, collocazione e movimento. Nel 1988 entra a far parte di Arte Struktura e partecipala Movimento MADI. Mostre presso la Galleria Verifica 8 + 1 a Venezia; Galleria De Clemente a Brescia, Salon de Automne et de Grand et Jeunes d’Aujord’hui a Parigi. Mostre a Ettingen (Germania), Siracusa, Mantova e Genova. Ultimamente presso Galleria Marelia a Bergamo 2009, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 a Pieve di Cento 2010 e nel 2012 a  Lovere -Atelier Tadini (Opera riprodotta del MACLula).

Gianfranco Baruchello   (Pittore, letterato, film-videotapes, Livorno – 1924)

Si laurea in Giurisprudenza e dal 1959, dopo diversi incontri a Parigi, si dedica all’arte. Pittura, cinema e produzione di libri sono solo alcuni dei linguaggi che Baruchello sperimenta; “pittura calligrafica, produzione di oggetti, testi letterari, teatrali, film, videotapes, fotografia, operazioni agricole, in una continua tensione al rovesciamento delle convenzioni  riproposte dai mezzi di comunicazione di massa” (Crispolti). Tema centrale nella ricerca di Baruchello è il sogno, che costituisce uno dei leitmotiv delle mostre. Qui la relazione tra dimensione reale e dimensione onirica viene esplorata secondo una metodologia di un artista anticonvenzionale, nobilmente marginale, ma fondamentale nella storia creativa degli ultimi sessant’anni.Centinaia di Mostre nel mondo,. Nel 1963 tiene una prima personale alla Galleria La Tartaruga di Roma. Nel 1972 mostra a New York, nel 1989 è al Festival di Spoleto. Nel 2011 a  Livorno presso la galleria Peccolo, poi alla Galleria Milano. Nel 2012 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 2014, presso la Deichtorhallen Sammlung Falckenberg, ad Amburgo dove si apre la retrospettiva Gianfranco Baruchello, poi a Karlsruhe, dove la mostra si terrà nel 2014. Mostra personale al MART nel 2018.

Luigi Boni (Pittore, Scultore Empoli 1904 – Castelfiorentino 1977)

Studia a Livorno, poi si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove approfondisce la caricatura. E’ un importante artista poco maturato dalla critica, ma è fondamentale per  gli avvenimenti artistici in Toscana. Negli anni 1930 è a Chicago, poi nel 1934  a Parigi. Resta fino al 1954 quando ritorna ad Empoli. Frequenta la Galleria Numero di Fiamma Vigo e apre uno studio a Milano, dove conosce Castellani, Bonalumi e Fontana. Dall’Informale all’OpArt degli anni 1960. Negli anni 1970 realizza le tele con aspetti personali e inconfondibili: gli “stecchini”. La sua pittura si è alleggerita da sperimentazioni quasi barocche, fino ad arrivare alle tele nere dell’ultimo periodo. La scultura riprodotta del MACLula, è sul rapporto della luce radente, come per far emergere luce e ombra. Un tema artistico proiettato da Lucio Fontana. Mostra nel 1959 a Parigi al Salon des Realites Nouvelles. Nel 1963 e 1964 Mostra Mercato Arte Contemporanea  a Firenze,  nel 1973 è ad Empoli alla Galleria Il Toro. Mostra nel 1976 a Basilea, poi a Firenze nel 1977 presso la Galleria Numero di Fiamma Vigo, alla Fondazione Viani e a Viareggio nello stesso anno.

Ugo Carrega (Pittore e poeta, Genova 1935- Milano 2014)

Carrega è un maestro e precursore della Poesia Visiva in Italia. E’ un convinto assertore dell’importanza della parola poetica che, solo nell’espressione visiva, fisica, trova la sua vera dimensione. Pubblica nel 1958 il primo manifesto. Nel 1966 Carrega si trasferisce a Milano, crocevia delle ricerche verbovisuali. Nel 1966, approfondisce la ricerca teorica sulla Poesia Visiva, elaborando il concetto di “scrittura simbiotica”. Nell’aprile del 1974 apre la nuova galleria del “Mercato del Sale” la cui attività è dedicata al concetto di Nuova Scrittura. Caposaldo del lavoro dell’artista verbovisuale è la pagina scritta intesa come “strumento-in-sé-d’espressione”. Carrega preferiva  il termine di “Nuova Scrittura“, ovvero una scrittura sperimentale che associa segni di estrazione diversi. Moltissime esposizioni internazionali. Tra le mostre personali: nel 1967 alla Galleria Le Voilà a Verona, nel 1969 a Innsbruck, nel 1970  a Milano alla Galleria Schwarz, poi a Stoccarda Galleria Senatore, nel 1971 a Colonia Galleria Reckermann, nel 1973 a Rio de Janeiro presso la Galleria Veste Sagrada, poi nuovamente a Milano nel 1973, 1974, 1976 e 1978. A Venezia nel 1975 alla Galleria Il Canale, alla Biennale di Venezia nel 1993, poi nel 1999 a Genova Studio Gualco, nel 2014 alla  Galleria Derbylius di Milano.

Nardo Dunchi (Scultore, Carrara 1914 –  2010)

Una delle  grandi figure del marmo di Carrara. Compiuti gli studi all’Accademia delle Belle Arti di Carrara, negli anni 1940 fu Comandante della resistenza piemontese. E’ stato allievo di Arturo Martini e dopo la guerra di liberazione, si trasferisce ed espone a Parigi, dove conosce  Hans Arp,  Yves Klein e Zoran Music.  Al ritorno in Versilia, conosce Henry Moore e Dunchi studia come “obbligare la Luce” e renderla viva, quasi pulsante. Per fare ciò arriverà a bucare la materia del marmo. La prima mostra personale è nel 1952 a Carrara.  Ha anche portato avanti il salvataggio  dei Templi di Abu Simbel, in Egitto. Opere di Dunchi sono nel Parco di Legnano, di Valenza, di Massa Marittima  e a Boves. Personali  in Svizzera, Germania, Francia e Austria. In questi anni Mostra a Carrara nel 2016 al Palazzo Cucchiari. L’opera del MACLula avverte gli influssi dell’Arte informale e combina ombre di  luce e spazio,  con maestria.

Raffaele Rossi (Pittore, Alba  1956)

Nel 1975, dopo il Liceo artistico a Novara, affascinato dalla pittura antica veneziana soggiorna in Veneto, dove tiene la sua prima mostra personale nel 1978. Negli anni ‘70 si è avvicinato alla bottega di due pittori veneziani, Valeria Rambelli e Ottone Marabini, dove ha imparato il riuso della materie antiche. Rossi sperimenta l’affresco e nasce così un particolare amore per gli intonaci e per le superfici materiche.  Il suo lavoro è caratterizzato dall’uso della polvere di marmo, del cocciopesto, delle sabbie naturali e alcune colorazioni ottenuta dall’ossidazione dei metalli. Affascinato dai misteri del soprasensibile, approfondendo l’esoterismo attraverso l’Alchimia e l’Antroposofia. Le opere esoteriche di Rossi denotano una grande tecnica di un sapiente uso di materiali come la calce, la polvere di marmo, il cocciopesto, le sabbie naturali. I soggetti dell’artista piemontese fluttuano in una sorta di mondo metafisico, ove affiorano cavalieri, centauri, contorni di volti umani e animali. Rossi ci accompagna ad una ricerca dentro e fuori dell’animo umano. Mostre in tutto il mondo: nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Sarcinelli a Conegliano (Treviso); al Museo dello Splendore a Giulianova (Teramo). Presso il Credit Suisse, Bank Julius Baer e Bank Sarasin&Cie a Hong Kong. Sala affrescata a “Son Apau” a Palma De Mallorca (Spagna). Mostra personale nel 2010 alla Galerie 40 di Wiesbaden (Germania). Tra le ultime mostre 2016 alla Galerie Delfi Form, Zwolle (Olanda); nel 2014 alla Galeria de Arte Piero Atchugarry, Tierra Garzon (Uruguay) ;Raffaele Rossi & Louis La Rooy, Sao Bras de Alportel City Council Gallery; Portugal; alla Galleria Vecchiato Arte, Padova; nel 2012/2013  presso il Centro d’arte e cultura Brolo, Mogliano Veneto, (Treviso), e  alla  Fundacion Pablo Atchugarry, El Chorro-Manantiales; (Uruguay);  Esposizione nel 2016 nel  Palazzo del Parco a Diano Marina. Nel 2019 alla Fondazione Giovani Leoni  a Mirano (Venezia).

Maria Fanna Roncoroni (Pittrice e Scultrice, Milano 1925 – Villorba 2018)

Un’artista multiforme spinta da una forte passione per la Mail Art. Frequenta la scuola di Arturo Colombo e  l’Ecole des Beaux Arts di Ginevra. Ha  studiato l’affresco alla Academia de Bellas Artes di Buenos Aires. Dal 1965 si dedica alla scultura. Nel 1977 inizia la sua ricerca sul segno-simbolo LUILEI e sul Labirinto. Insieme a Sara Campesan e ad altri colleghi fonda a Mestre nel 1978 il centro culturale Verifica 8+1, che diventa un punto di riferimento internazionale dell’arte strutturalista per un trentennio. Dal 1991 chiude la sua ricerca sul segno-simbolo LUILEI e sul Labirinto, inchiodando dei libri, (v. l’opera Libro Muto del MACLula)  inizialmente di carta e di gesso, poi di legno, terracotta, cartone e plexiglas. Nei Libri Muti c’è lo sviluppo verso l’astrazione formale, che corrisponde per la Fanna Roncoroni, ad una spiccata concettualità. Tra le più significative personali, nel 1951 Milano, Galleria Gussoni e Treviso, Galleria del Libraio; 1969 a Verona, Galleria S. Luca; nel 1971 a Roma, Galleria Numero; 1972 a Macerata, Galleria d’Arte Moderna, Roma, nella Galleria Fiamma Vigo, Venezia, Galleria Numero; 1976 Torino, Galleria Doria. Sue personali nel  1978 a Milano, Galleria delle forme d’arte; 1979 Treviso, Ca’ Noal, Belluno, Museo Civico; 1980 Savona, Centro d’arte Il Brandale, Bologna, Galleria d’arte Duemila; 1981 Enschede (Paesi Bassi), Galerie Tardy;; 1982 Padova, Galleria La Chiocciola, Milano, Galleria Il Mercante; 1983 Firenze, Caffè Voltaire; 1984 Ferrara, Palazzo dei Diamanti; nel 1987 Stoccolma, Istituto Italiano di Cultura; nel 1986 Vienna, Galleria Intakt; 1989 e 1994 Buenos Aires, Centro Culural de la Ciudad de Buenos Aires; 1990 Milano, Galleria Avida Dollars; 2001 Olgiate Comasco (CO), Biblioteca Comunale, Gallarate (VA), Civica Galleria d’Arte Moderna, New York, West Wood Gallery; nel 2002 a Castellanza (MI), Villa Pomini; 2004 Possagno (TV), Gipsoteca Canoviana; 2005 Portogruaro (VE). Nel 1995 è invitata  da Le Venezie , nell’ambito della XLVI Biennale di Venezia. A Villorba (Treviso), nel suo Atelier sono esposti i suoi lavori. Performances nel 1982 a Parigi, Grand Palais; nel 1983 a Firenze, Caffè Voltaire e a Roma, Spazio dell’Immagine e del Segno; nel 1984 a Pordenone; nel 1985 a Milano, Centro Culturale Luska e a Roma, Galleria il Luogo dell’Immagine e del Segno.

Luka  Moncaleano (Pittore – Piacenza  1990 )

Giovanissimo vince il Premio Nazionale Italian Factory nel 2004. Un volto interessante della giovane arte italiana. Propone temi scottanti, che vanno al di là della nuova figurazione. Moncaleano porta ibridi grotteschi, una rappresentazione transgenica   su soggetti usati e maltrattati dalla società. L’artista parte dalla fotografia digitale e interviene con montaggi e interventi pittorici di grande impatto e forza. Coloratissimi esseri pseudoumani  che  si muovono in ambienti trasparenti con tutta la bellezza delle loro tonalità e innaturali. Moncaleano sperimenterà in questo nuovo ciclo, con tecniche mai usate prima, con un occhio di riguardo alla tridimensionalità. Prima esposizione nel 2005 a Milano alla Fabbrica del Vapore e alle Ciminiere di Catania a cura di Chiara Canali.. Nel 2006 alla Giornata del Contemporaneo, nel 2007 a “La nuova figurazione…to be continued” e nel 2008 a “Sorsi di pace”.  Nel 2007 a “Talents” allo Spazio Rosso Tiziano e ad una collettiva alla galleria Nuovospazio nel 2008. Nel 2018 a Piacenza nel Festival Fuori Visioni. Interviene con installazioni, l’ultima nel 2018 a Polignano, promossa dalla Fondazione Re Rebaudengo.

Gavino  Ganau (Pittore, Tempio Pausania – 1966)

Ganau dipinge una nuova figurazione italiana, che vuole spingere i visitatori con i linguaggi mass-mediali difficili e su icone popolari della contemporaneità. Le opere ricadono in filoni tematici e creano delle combinazioni complesse, attraverso l’utilizzo di frame filmico, dal fumetto  alla fotografia. Si concentra sulle persone comuni, assorte nei propri pensieri e colte in ambienti disparati. Riproduce anche spazi interni e luoghi metropolitani. L’immagine finale dell’opera (v. quadro del MACLula), riporta una riflessione sociologica e produce  una ricerca di dimensione cromatica e luministica. Prima Mostra Extit nel 1998 a Bologna; nel 2001 la Personale al MAN di Nuoro, diretto da Cristiana Collu; nel 2011 partecipa a Artipicità, una mostra di Diego Dalla Palma. Ancora, mostra personale “Lost and Found” alla Fondazione Bartoli Felter di Cagliari. Ha esposto a Viafarini e Care/Of, Milano; Guidi&Schoen, Genova; AndreA artecontemporanea, Vicenza; PiziArte Teramo; Novato, Fano; 3G, Udine; Ingresso Pericoloso, Roma; Loft Gallery, Corigliano, Arte & Altro, Gattinara; Temporary Storing, della Fondazione Bartoli Felter, Cagliari; Contemporanea, Sassari; Pairone, Roma; Galleria Lazzaro by Corsi, Milano; Micro Gallery, Roma.

Salvador Presta (Pittore e Scultore, Cosenza 1925 – Tarragona 2009)

Pittore, scultore e fondatore del Movimento MADI italiano, nonché del gruppo “Arte della Luce“. A due anni la sua famiglia si trasferisce in Argentina, dove, da adulto,  avrà modo di esprimere la sua attività artistica. Nel 1943 svolge un’azione d’avanguardia con Carmelo Arden Quin, Tomas Maldonado, e Lucio Fontana. Dal 1946 realizza le prime opere d’arte neocostruttivista e partecipa a importanti esposizioni nazionali e internazionali. Nel 1948 la prima Personale. Dal 1952 al 1956 aderisce al movimento “Madi”. Nel 1965 ritorna in Italia a Milano e poi a Genova, dove insegnò al Liceo Artistico e fonda nel 1975 il Movimento Cody Art. “I miei Aereocubi, questa nuova pittura-scultura – spiegava, parlando della sua opera – sono cubetti dipinti e appesi il cui significato è quasi tutto legato al colore. Abbandonando le classiche cornici e uscendo dalla parete, sono come perle di una collana che, con uno sguardo d’insieme, producono in noi vibrazioni coloristiche tali da poter doviziare i sensi, risvegliando anche penetranti e prolungate sonorità.” (Presta) La sua carriera artistica si consolida con la realizzazione di 34 Mostre Personali e più di 200 Mostre Collettive. Grande amico di Lucio Fontana (assieme a Milano), di Pablo Ricasso e di Gillo Dorfles. Per diversi anni collabora con la Galleria d’Arte Struktura. Opere in vari Musei: Museum of Modern Art, New York, U.S.A.; Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea, Torino; Museo de Arte Moderno, Buenos Aires, Argentina; Museo Soto, Ciudad Bolivar, Venezuela; Museo Umbro Apollonio, San Martino Di Lupari; Museum Gallery Madi’, Dallas, Texas, U.S.A.; Museo d’Arte G. Bargellini delle Generazioni Italiane del 900, Bologna; Museo National de Bellas Artes, Buenos Aires, Argentina; Museo Galleria Civica d’Arte Moderna, Gallarate; Museo Madi’, Maubeuge, Francia; Mondriaanhuis Museum, Olanda; Museo de La Rioja, Argentina; Muzeum Madi’, Budapest, Ungheria; Museo d’Arte Moderna, Busto Arsizio, Italia; Museo Latino Americano de la Plata, Argentina; Polk Museum of Art, Florida, U.S.A.; Museo de Entre Rios, Argentina; Museo Edoardo Sivori, Buenos Aires, Argentina; Museo Monografico d’Arte Contemporanea Gianfranco Bonomi, Brescia.

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